Enes Kanter insiste: “Voglio giocare in WNBA”, esplode il caso
Il mondo del basket a stelle e strisce è al momento dominato da un personaggio su tutti. Non stiamo parlando di LeBron James e del suo ennesimo modo per fare notizia. E non ci stiamo neanche riferendo alle altre stelle della NBA, tra cambi di canotta e obiettivi da rilanciare. Il centro nevralgico della palla a spicchi negli Stati Uniti al momento risponde al nome di Enes Kanter. Il cestista turco, fin dalla sua affermazione negli States, ha sempre dimostrato di essere un personaggio forte. Al di là della sua effettiva bravura con le scarpe allacciate, sono sempre state le sue opinioni a far discutere. E l’ultimo episodio che lo sta vedendo come protagonista assoluto lo sta rendendo decisamente popolare. Forse anche più di quanto meriterebbe nel concreto.
Enes Kanter, infatti, ha deciso di avvicinare il mondo WNBA in maniera forte. Non sappiamo quali siano le sue reali intenzioni, ma di certo sta ottenendo una discreta popolarità. Al netto di come la si voglia pensare, il fatto stesso che si parli tanto dell’ex dei Boston Celtics è un indicatore di quanto il tema sia caldo negli Stati Uniti.
Enes Kanter e la sua improvvisa voglia di WNBA
Già nei giorni scorsi, Enes Kanter aveva annunciato ai quattro venti la sua volontà di scendere in campo nella WNBA. Il cestista turco si è appellato a una zona “oscusa” del regolamento della lega femminile a stelle e strisce, per portare avanti una causa controversa. Si tratta con ogni probabilità più di un modo per sottolineare le falle dei regolamenti, che non per esprimere interesse verso un determinato argomento oppure – come in questo caso – su un campionato.
In ogni caso, Enes Kanter negli ultimi giorni non ci ha girato troppo intorno. Le sue parole sono chiare a tutti: “Nell’articolo 13 del regolamento WNBA si dice che chi si autoidentifica come donna può giocare nel WNBA. Io sono una donna, dovrebbero permettermi di giocare“. Parole che vanno prese per quel che sono. Ci pare assai difficile che il turco si senta in effetti una donna. L’obiettivo appare quello di sollevare delle criticità, non senza il ricorso alla vena polemica che è insita in lui. In ogni caso, come ci si poteva aspettare, la cosa è andata ben oltre i semplici discorsi a mezzo stampa.
La lite furibonda con Natasha Cloud
Si arriva dunque alle cronache di un paio di giorni fa. Enes Kanter si è accomodato sugli spalti della Wintrust Arena di Chicago. Qui si è giocata la partita di regular season WNBA tra le Chicago Sky e le Indiana Fever. Fin dal suo arrivo nel palazzetto, il suo intento ironico e provocatorio è apparso a dir poco chiaro. Il turco, infatti, si è presentato indossando una maglietta con scritto WOMAN noun: adult human female. In sintesi, la definizione di donna che è stata tratta da un qualsiasi vocabolario americano. E se consideriamo il momento storico, in cui si parla tanto della eventuale presenza di atlete transgender, non esattamente il modo più soft per irrompere sul tema.
Poi arriva il momento caldo. Natasha Cloud, una delle stelle di Indiana, non ha affatto preso bene la presenza di Enes Kanter e il suo intento provocatorio. Così, alla prima occasione possibile si è lanciata verso gli spalti e in particolare verso di lui. Il diverbio è stato acceso, e si è concluso con l’espulsione dal palazzetto di Chicago del turco. Per tutta risposta, Kanter prima di uscire si è recato verso il bagno riservato alle donne, sostenendo di doverci andare…
Lui stesso, il giorno dopo, ha raccontato in maniera più dettagliata l’episodio. Come spesso accade, chi provoca prova a rigirare il caso dalla sua parte. Queste le parole del turco: “Nel terzo quarto Sophie Cunningham ha preso un tiro e io ho alzato la mano per festeggiare. Natasha Cloud mi ha visto e nella successiva azione ha urlato: “Non dormirà con te”. Le ho risposto: “Non sto cercando di dormire con lei. Sono qui per proteggere le donne e sostenere la mia amica Sophie Cunningham”. Ha continuato a urlare e insultarmi. Poi è arrivata la sicurezza e mi ha buttato fuori. Che cosa ho fatto? Lei avrebbe dovuto essere espulsa“.
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