Focus Olimpia Milano
Milano resta una squadra da letture, non da strappi continui. Il roster visibile porta dentro una batteria di esterni esperti come Marko Guduric, Lorenzo Brown, Nico Mannion, Leandro Bolmaro e Armoni Brooks, ma la sostanza del sistema ruota attorno alla capacità di Shavon Shields e Zach LeDay di dare punti senza sporcare il possesso. Le fonti più recenti ricordano anche che proprio contro il Maccabi, a novembre, l’Olimpia aveva vinto 102-88 con 26 punti di Shields e 20 di Brooks, segnale utile per capire dove questo matchup può accendersi.
La vera questione è la tenuta fisica del frontcourt. Milano ha convissuto a lungo con l’assenza di Josh Nebo, ma il quadro di oggi lo riporta tra i riferimenti principali del roster e questo cambia parecchio la protezione del ferro e il gioco verticale. Se Nebo regge minuti veri, l’Olimpia può permettersi più aggressività sugli esterni e togliere a Maccabi una parte del gioco in area. In caso contrario, la partita si sposta su LeDay e sulle soluzioni più mobili, che restano efficaci ma meno protettive dietro.
Focus Maccabi Tel Aviv
Maccabi è la squadra più difficile da contenere in campo aperto tra le due. Lonnie Walker IV è il primo realizzatore con 15.4 punti di media nel quadro partita, Roman Sorkin segue a 13.2, Jaylen Hoard a 12.1, e il roster mostra una batteria di guardie molto dinamica con Gabriel Lundberg, Walker, Tamir Blatt, Jeff Dowtin e Tre Clark. Quando il Maccabi trova ritmo, il suo attacco diventa più pericoloso di quanto il record suggerisca.
Il limite resta la tenuta difensiva. I 91.7 punti concessi di media sono un dato pesante e spiegano perché, anche nelle partite vinte, Maccabi debba spesso segnare tanto per sopravvivere. Il club israeliano, inoltre, ha avuto un calendario irregolare per via del rinvio del derby europeo con Hapoel, e questo dettaglio toglie continuità competitiva a una squadra che vive molto di ritmo. Se riesce a trasformare il match in una gara di corse laterali e conclusioni nei primi secondi del possesso, resta pericolosissima; se è costretta a giocare a metà campo, perde pulizia.
Che partita ci aspettiamo
La chiave è il controllo del primo palleggio. Olimpia Milano ha interesse a togliere ritmo a Walker e Lundberg, a far lavorare Maccabi contro difesa schierata e a portare il match sui propri lunghi possessi offensivi. Maccabi Tel Aviv, al contrario, vuole allargare il campo, correre su rimbalzo difensivo e attaccare prima che la difesa di Milano si organizzi. Il confronto tra i dati offensivi e difensivi delle due squadre porta proprio lì: chi detta il ritmo detta quasi tutta la partita.
Il secondo nodo è il pitturato. Milano può punire con LeDay e Nebo, ma deve evitare di subire la corsa di Hoard e le letture dinamiche di Sorkin sul lato debole. Maccabi, invece, deve scegliere se collassare sui creatori milanesi o vivere con i tiri piedi per terra di Brooks e Shields. Non sembra una gara da dominio netto: appare piuttosto una partita da parziali, con l’Olimpia favorita se riesce a spezzare il ritmo almeno in due quarti su quattro.