Focus Partizan
Partizan resta una squadra da picchi, non da flusso. Quando accende il palazzetto, alza il livello del contatto, sporca le linee di passaggio e trova due o tre esterni in ritmo, allora diventa pericolosa contro chiunque. Ma il suo problema è sempre lo stesso: la continuità. I 21-15 del quadro pre-partita sono buoni, però il saldo tra punti segnati e concessi racconta una squadra che troppo spesso deve vincere con una serata di carattere più che con una struttura veramente dominante.
Il materiale offensivo, comunque, c’è. Duane Washington è il miglior realizzatore nel quadro partita con 14.9 punti di media, Sterling Brown aggiunge tiro e presenza sulle ali, Carlik Jones resta il gestore con più letture dal palleggio e Bruno Fernando dà un riferimento fisico vicino al ferro. Il nodo, semmai, è nella qualità del primo possesso offensivo: se Partizan forza troppo presto, consegna a Žalgiris esattamente la partita che i lituani vogliono, fatta di metà campo, recuperi e controllo del ritmo. In più, il roster mostra Cameron Payne con un problema alla coscia posteriore, dettaglio che restringe ulteriormente le soluzioni nel backcourt.
Focus Žalgiris Kaunas
Žalgiris ha un pregio che in Eurolega fa sempre la differenza: raramente si tradisce. Non sarà la squadra più spettacolare, ma è una squadra che sa dove portare la partita. I dati stagionali lo spiegano bene: attacco più produttivo di Partizan, difesa migliore, più assist, meno palle perse. Anche il precedente stagionale ha detto qualcosa di preciso, perché i lituani hanno battuto Partizan nel Round 17, confermando di sapere come togliere comfort ai serbi.
Il volto tecnico della squadra è Sylvain Francisco, primo realizzatore del matchup sul lato ospite con 16.5 punti di media. Attorno a lui girano Nigel Williams-Goss, che dà ordine e second ball handling, Ąžuolas Tubelis, utile per tagli e gioco dinamico, Arnas Butkevičius per durezza difensiva e Moses Wright, lungo che può spostare il confronto in area. La sconfitta contro Dubai nella 36ª giornata non va letta solo come stop: è stata anche la conferma che Žalgiris, se non trova ritmo interno e controllo del rimbalzo, perde parte del suo vantaggio strategico. Proprio per questo, a Belgrado arriverà con un approccio molto più duro e selettivo.
Che partita ci aspettiamo
La chiave è brutale nella sua semplicità: Partizan deve incendiarla, Žalgiris deve raffreddarla. I serbi hanno bisogno di emotività, accelerazioni, parziali. I lituani hanno bisogno di esecuzione, letture e possesso dopo possesso. È una partita che rischia di diventare subito psicologica: se il Partizan parte forte, il palazzo trascina; se Žalgiris regge il primo impatto, allora l’ansia si sposta tutta sui padroni di casa.
Dal punto di vista tattico ci sono due snodi. Il primo è il controllo degli esterni: Francisco e Williams-Goss contro la pressione di Carlik Jones e Washington. Il secondo è il duello sotto canestro tra Fernando e Wright, perché lì si decide il tono fisico della gara. Partizan proverà a vincerla di energia; Žalgiris proverà a vincerla di lucidità. E spesso, in queste serate, la lucidità vale più del volume.