Focus Philadelphia 76ers
Philadelphia arriva a questa sfida con il solito tema aperto: quanto può reggere senza i suoi riferimenti principali al completo. Tyrese Maxey è ancora fuori per il problema al dito, mentre Paul George risulta sospeso nella finestra considerata. Questo sposta inevitabilmente il peso offensivo su VJ Edgecombe, Quentin Grimes e sui creatori secondari, con Andre Drummond chiamato a fare più lavoro del solito a rimbalzo e come bloccante centrale. La buona notizia per i Sixers è che restano una squadra capace di accendersi a tratti, soprattutto quando trovano ritmo sugli esterni.
Il problema è che Oklahoma City è una delle peggiori avversarie possibili per una squadra che deve improvvisare creazione. I Thunder allungano il campo con le mani attive, difendono forte sui portatori e ti costringono spesso a una seconda o terza lettura. Se Philadelphia non muove subito il pallone e non trova tiri puliti nei primi secondi dell’azione, il rischio è di passare quaranta minuti a inseguire una partita troppo fisica e troppo tecnica insieme.
Focus Oklahoma City Thunder
Il punto di partenza è ovviamente Shai Gilgeous-Alexander, che nella pagina gara viaggia a 31.5 punti di media ed è il giocatore che più di tutti decide il tono della partita. Ma il vero lusso dei Thunder è che non dipendono solo da lui: Chet Holmgren aggiunge protezione del ferro e spacing verticale, Jalen Williams è un facilitatore offensivo prezioso anche se resta da monitorare, mentre Dort, Wallace e gli altri esterni tengono altissimo il livello difensivo. Oklahoma City non ha bisogno di giocare perfettamente per vincere, perché spesso basta la sua struttura difensiva per creare il vantaggio iniziale.
C’è però un dettaglio da seguire: diversi elementi del quintetto risultano con status da controllare, in particolare Jalen Williams, Luguentz Dort e Isaiah Hartenstein. Anche con qualche assenza o limitazione, però, i Thunder hanno mostrato di saper reggere grazie alla profondità e a una identità chiarissima. La vittoria di Brooklyn per 121-92 è stata un altro esempio: difesa dominante, attacco essenziale, pochi fronzoli.
Che partita ci aspettiamo
La sensazione è quella di una gara in cui Philadelphia proverà a rallentare appena possibile, mentre Oklahoma City avrà interesse a sporcare ogni ricezione e a correre dopo palla recuperata. I 76ers non possono permettersi una partita fatta di palle perse e corse all’indietro, perché lì i Thunder diventano quasi ingestibili. Devono invece portare il match su un piano di metà campo, cercando di usare Drummond come riferimento interno e di dare ai propri esterni qualche possesso più leggibile.
Il vero snodo tattico resta però il point of attack. Se Shai entra con continuità nel pitturato, Philadelphia sarà costretta a collassare, e da lì Oklahoma City sa costruire vantaggi molto bene. Se invece i Sixers riescono a tenere il primo palleggio e a non concedere tiri semplici ai taglianti o agli scarichi, allora la partita può restare più bassa e più aperta di quanto dica il record.