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    Dream Team a Los Angeles 2028, i primi rumors e le parole di Kevin Durant

    Nonostante ci sia ancora una stagione praticamente da giocare in NBA, negli Stati Uniti ci si iniziano a fare delle domande sul futuro a lungo termine. In particolare per quella che sarà la composizione del roster a stelle e strisce in vista dei prossimi Giochi Olimpici. Tra due anni e mezzo, come ben sappiamo, la rassegna a cinque cerchi si giocherà a Los Angeles. Diventa dunque un grande obiettivo per il Dream Team presentarsi con la miglior squadra possibile alle prossime Olimpiadi. La volontà forte è quella di portare a casa un’altra medaglia d’oro, dopo quella conquistata a Parigi un anno e mezzo fa. Anche perché la compagine americana sa di dover fronteggiare una serie di ostacoli importanti, se consideriamo la crescita di alcune Nazionali anche in chiave NBA.

    Ecco allora che si inizia a parlare di quelli che potrebbero essere i potenziali componenti del Dream Team per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. C’è chi si è già spinto a parlare di una vera e propria “last dance”. Prendendo in prestito la frase che ha reso ancor più celebre la serie Netflix sui Chicago Bulls di Michael Jordan, si è parlato di una ultima reunion tra alcune superstar della palla a spicchi americana. Tra questi spiccano ovviamente LeBron James e Steph Curry, i grandi protagonisti della medaglia d’oro vinta a Parigi nel 2024. Nel frattempo, però, a prendere la parola è stato Kevin Durant. Un altro componente dello squadrone a stelle e strisce che ha trionfato un anno e mezzo fa, non esclude il ritorno. Tuttavia, ci sono alcune cose che KD ci ha tenuto a specificare e a spiegare meglio.

    Kevin Durant e il Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028

    Kevin Durant ci ha tenuto a rispondere in particolare a Marc Spears. Il noto giornalista di ESPN ha parlato proprio della già citata “last dance” del Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Questa è la replica di KD sul tema: “Questa cosa della nostra ‘Last Dance’ ve la siete inventata voi dei media. Di certo non l’avete sentita da me, da LeBron o da Steph. Io voglio assolutamente giocare, mi piacerebbe moltissimo, ma devo rimanere al top del mio gioco perché voglio esserci solo se sono ancora in grado di aiutare la squadra a vincere. Oggi come oggi darei di certo la mia disponibilità“.

    Anche perché ci sarebbe la voglia di mettere nuovamente sotto la Francia. La Nazionale dei “galletti”, dopo la brutta sconfitta patita nelle Olimpiadi giocate nel 2024 in casa a Parigi, si sarebbe detta pronta per una rivincita. Tuttavia, Kevin Durant ha già affilato le armi e ha dato una risposta delle sue: “Davvero sono pronti a batterci? L’ultima volta li abbiamo sculacciati“.

    Ma chi sono i giocatori che sono pronti a rappresentare il Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028? Detto di Kevin Durant, anche Steph Curry gradirebbe tantissimo esserci ai Giochi di casa. Nonostante i 40 anni compiuti proprio a luglio, la stella dei Golden State Warriors non esclude affatto un ritorno con la canotta di Team USA. E poi c’è LeBron James, che con ogni probabilità troverebbe proprio nella rassegna a cinque cerchi il suo ultimo atto da giocatore professionista. Insomma, di carne al fuoco ce n’è già tanta. E dire che mancano ancora due anni e mezzo…

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    NBA All Star Game: vincono le USA Stars, a Los Angeles ci si diverte

    L’edizione 2026 della NBA All Star Game ha regalato tanto spettacolo, come ci si poteva facilmente aspettare. Al tempo stesso, però, la nuova formula che è stata testata nel weekend appena trascorso ha restituito anche lo spirito del gioco. La critica e gli appassionati di basket di tutto il mondo, infatti, hanno approvato e promosso a pieni voti questo nuovo format. Il passaggio alla composizione di tre squadre diverse – due statunitensi e una composta da stranieri – e la suddivisione in quattro mini-partite ha reso questo show ancor più competitivo. Nessuno ci ha tenuto a perdere, non è mancata anche un filo di tensione come nelle partite “vere”.

    Ecco allora che ci sentiamo di promuovere a pieni voti quanto è accaduto durante l’ultimo All Star Game targato NBA. Lo Staples Center di Los Angeles, poi, è stato il teatro perfetto di ogni cosa. Potremmo dunque essere davanti a una piccola ma significativa rivoluzione nella palla a spicchi americana? Staremo a vedere. Intanto riviviamo quanto è successo.

    NBA All Star Game 2026, come sono andate le partite

    Il primo match ha messo di fronte il Team World e la selezione USA Stars. A dare per primo un segnale è stato Victor Wembanyama, il quale fin dalle prime azioni ha fatto capire di voler vincere a tutti i costi. Nonostante le assenze degli acciaccati Jokic e Doncic, il team “straniero” ha dato del filo da torcere ai colleghi a stelle e strisce. Tuttavia, a trascinare la squadra americana ci hanno pensato Karl-Anthony Towns e Anthony Edwards. Match equilibrato andato in overtime dopo l’errore di Norman Powell sulla sirena. Al supplementare ci ha pensato Scottie Barnes a decidere, con una tripla che ha fissato il risultato sul 35-37.

    Poi è stata la volta del derby a stelle e strisce. USA Stripes scende in campo decisamente fresca, ma anche con tanti “vecchietti” terribili come LeBron James, Kevin Durant e Kawhi Leonard. Ancora una volta la squadra delle “stelle” si è appoggiata sulle spalle solide di Edwards. E ancora una volta c’è tanto equilibrio sul parquet, a conferma dell’alto tasso di competitività in campo. Il canestro che sembrava regalare la vittoria porta però la firma di Cade Cunningham. I vincitori del primo match, però, non hanno fatto i conti con De’Aaron Fox: tripla vincente e 40-42 per le “strisce”.

    Per decidere chi sarebbe andato in finale, però, ci è voluta la terza e ultima gara del triangolare. Il team globale torna a giocare ma si ritrova di fronte una squadra per nulla stanca, anzi caricata a livello psicologico dal successo nel mini-match precedente. Kawhi Leonard appare in stato di grazia e tira fuori una prestazione leggendaria: 31 punti in 12 minuti con 11/13 al tiro di cui 6/7 da tre. Qualcosa di insostenibile per chiunque, anche se il resto della squadra latita. La prestazione del fenomeno dei Los Angeles Clippers, però, è sufficiente: dall’altra parte non basta un grande Wemby da 19 punti. In finale sarà ancora derby a stelle e strisce.

    L’esito della finale

    E così USA Stars e USA Stripes si ritrovano sul parquet per giocarsi la prima edizione di questo nuovo format dell’NBA All Star Game. Le due partite consecutive si fanno sentire sulle gambe della squadra a “strisce”, che non tiene botta e viene ben presto surclassata. 12-1 dopo i primi due minuti e mezzo, poi a metà partita il tabellone dello Staples Center recita 26-9. Poco o nulla da fare per una squadra che a fine gara avrà tirato 8/31 dal campo. Stavolta la mano di Leonard trema, con il giocatore dei Clippers che mette a segno un solo punto.

    Senza dubbio una finale deludente, ma se consideriamo lo spettacolo nel complesso, possiamo anche soprassedere.

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    NBA: Christmas Day da urlo per San Antonio e Denver Nuggets

    Il giorno di Natale, come da tradizione, prevede un programma a dir poco speciale per quel che riguarda la NBA. Una sfilza di partite – ben cinque – una dietro l’altra e senza contemporaneità. Il modo perfetto, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, per godersi la lega di basket più spettacolare, comodamente in poltrona e in alternanza con le grandi tavolate del 25 dicembre. E anche questa volta, le attese del pubblico non sono state tradite.

    C’è stato grande spettacolo fin dalla prima partita, che ha visto il successo dei New York Knicks contro i Cleveland Cavaliers. Poi è toccato ai campioni in carica degli Oklahoma City Thunder, che però sono stati sconfitti ancora una volta dai San Antonio Spurs, senza dubbio una delle squadre più “calde” del momento. La tanto attesa reunion tra Steph Curry e Klay Thompson si è conclusa con una netta vittoria da parte dei Golden State Warriors ai danni dei malcapitati Dallas Mavericks. Nella notte italiana abbiamo infine assistito alla larga affermazione degli Houston Rockets in casa dei Los Angeles Lakers, ma soprattutto a una prestazione leggendaria di Nikola Jokic. Il serbo ha trascinato i suoi Denver Nuggets alla vittoria all’overtime contro i Minnesota Timberwolves.

    New York Knicks ancora on fire

    Tutto è cominciato, come scritto prima, con la sfida tra New York Knicks e Cleveland Cavaliers. I freschi vincitori della NBA Cup hanno dimostrato di essere ancora decisamente in palla. E se ne sono accorti proprio i Cavs, i quali hanno sfiorato il successo al Madison Square Garden giocando 3 quarti da grande squadra. L’ultimo periodo, però, ha visto venire fuori alla distanza Jalen Brunson e compagni: 34 i punti della stella dei newyorkesi, autore anche di sei triple decisive. Dall’altra parte stesso score per Donovan Mitchell, ma non è bastato.

    Una delle partite più attese di questo Christmas Day in NBA era quella tra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder. I detentori dell’anello stanno fin qui giocando una stagione spaziale, ma sembrano avere nei texani la propria cryptonite. Una sensazione che si è confermata anche nella serata natalizia. Grande prestazione della squadra nero-argento, con DeAaron Fox sugli scudi con 29 punti e percentuali folli dal campo. Notte “in ufficio” per Victor Wembanyama, che segna 19 punti e aggiunge 11 rimbalzi. Dall’altra parte la bella prestazione di Shai Gilgeous-Alexander (22 punti, 6 rimbalzi e 4 assist) non basta.

    Tra reunion e prestazioni leggendarie

    Veniamo ora alla gara tra Golden State Warriors e Dallas Mavericks. Sulla carta non doveva esserci troppa storia, e in un certo senso così è stato. La grande attenzione di tutti era però concentrata sul ritorno nella Baia di Klay Thompson, il quale ha potuto ritrovare il suo “splash brother” Steph Curry. Alla fine, venendo alla partita, gli uomini allenati da coach Steve Kerr hanno tenuto la barra dritta, partendo da un primo quarto da 40 punti segnati e chiudendo in gloria. 23 i punti di Curry, mentre il suo ex compagno di squadra resta silente e si ferma a quota 7.

    Grande serata, poi, per gli Houston Rockets i quali non hanno pietà dei Los Angeles Lakers. Con un LeBron James partito in quintetto ma non troppo incisivo e con un Luka Doncic sempre presente ma non dominante, la scena questa volta se l’è presa un certo Kevin Durant. Grande prestazione per l’ala dei texani, che segna 25 punti e serve 8 assist. Tra i principali beneficiari c’è Amen Thompson, top scorer della gara con 26 punti.

    E dulcis in fundo, c’è un Nikola Jokic leggendario anche nella notte di Natale. La stella dei Denver Nuggets è stata a dir poco decisiva nella vittoria all’overtime contro i Minnesota Timberwolves. Questi ultimi erano riusciti a recuperare nell’ultimo quarto lo scarto di 14 punti necessario per arrivare al supplementare. Poi, però, il serbo insieme a Jamal Murray, hanno costruito il successo. I numeri del centrone sono clamorosi: 56 punti, 16 rimbalzi e 15 assist con una serie infinita di viaggi in lunetta (22/23 ai liberi).

    NBA Christmas Day, i risultati

    New York Knicks – Cleveland Cavaliers 126-124
    Oklahoma City Thunder – San Antonio Spurs 102-117
    Golden State Warriors – Dallas Mavericks 126-116
    Los Angeles Lakers – Houston Rockets 96-119
    Denver Nuggets – Minnesota Timberwolves 142-138 dopo overtime

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    LeBron James da record: stagione 23 in carriera, doppia doppia e vittoria Lakers

    LeBron James scrive una nuova pagina della sua storia personale e di quella della NBA. Il campione di Akron ha infatti realizzato uno di momenti più attesi di questa stagione, ovvero quello in cui ha finalmente potuto allacciare le sue scarpe, indossare la divisa dei Los Angeles Lakers e scendere in campo per una partita stagionale. Per il leggendario campione nativo dell’Ohio si tratta del debutto assoluto in questa annata. Per lui è anche la numero 23 nella più importante lega di pallacanestro al mondo. Si tratta di un traguardo mai raggiunto da nessun cestista che ha giocato nella National Basketball Association, visto che prima l’asticella era stata portata fino alla quota di 22 stagioni da un altro grande campione come Vince Carter.

    E come se non bastasse, anche i Los Angeles Lakers hanno potuto usufruire delle prestazioni di LeBron James nella prima partita in cui è sceso in campo in questa stagione. La formazione gialloviola, infatti, ha battuto gli Utah Jazz con il risultato di 140-126. E anche in una gara a così alto punteggio, anche LBJ ha dato il suo importante contributo. Il Prescelto, infatti, ha messo a referto 11 punti e 12 assist. Una prestazione che ha ricordato vagamente quelle che metteva a segno un’altra stella della formazione californiana, ovvero Magic Johnson. E se consideriamo il lungo stop per infortunio che lo ha tenuto lontano dal parquet per le prime partite di questa stagione, si tratta senza dubbio di un impatto incoraggiante per il campione di Akron

    LeBron James, ritorno e vittoria per i Los Angeles Lakers

    Vedere LeBron James su un parquet per una partita di NBA per meno di 30 minuti è senza dubbio un evento straordinario. Sappiamo bene, infatti, che qualunque coach lo abbia allenato durante una carriera lunga quasi un quarto di secolo, si sia affidato al Prescelto per una durata decisamente superiore. In ogni caso, nonostante il minutaggio “limitato” rispetto alle sue abitudini in queste 23 annate da cestista professionista, il numero 6 dei Los Angeles Lakers ha dato un apporto importante. Se non altro per aver restituito ai suoi compagni quella leadership e quel carisma che, con la sua assenza in spogliatoio e sul parquet, sembravano mancare come l’aria alla squadra allenata da coach J.J. Redick.

    Tra le altre cose, a proposito di statistiche e di numeri incredibili, il ritorno sul parquet ha consentito all’ex di Miami Heat e Cleveland Cavaliers di estendere un altro record pazzesco. Gli 11 punti messi a segno contro gli Utah Jazz gli hanno concesso di portare a quota 1.293 il numero di partite consecutive concluse in doppia cifra. Una striscia che dura ormai da quasi 19 anni, dalla notte dell’Epifania del 2007.

    Proprio la guida tecnica dei Los Angeles Lakers è stato interrogato al termine della partita contro gli Utah Jazz. In tanti gli hanno chiesto quando rivedremo LeBron James al massimo delle sue condizioni atletiche. La risposta del coach è stata laconica: “Non ne ho davvero idea. In teoria ci vorrebbe un po’, ma LeBron è fatto in maniera diversa rispetto a tutti gli altri“. Dichiarazioni che fanno pensare a un tentativo di restare cauti sui miglioramenti fisici del campione. Ma al tempo stesso è un indiretto avvertimento nei confronti degli avversari dei Lakers…

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    NBA Europe, svelato il progetto: 12 le squadre partecipanti, due provengono dall’Italia

    Il progetto NBA Europe inizia a prendere forma e a fare intravedere qualcosa di concreto per il futuro. L’occasione per scoprire qualche dettaglio in più si è svolta proprio in Italia. Si tratta del Football Business Forum, un incontro organizzato dalla Gazzetta dello Sport in collaborazione con la SDA Bocconi di Milano. Tra i vari panel che si sono svolti nelle scorse ore, non poteva non attirare l’attenzione la presenza di George Aivazoglou. Il Managing Director di Nba per l’Europa e il Medio Oriente ha reso noti alcuni dettagli di quella che sarà la nuova lega che la National Basketball Association inaugurerà nel Vecchio Continente.

    E tra i dettagli che sono emersi durante il tanto atteso intervento di Aivazoglou, ce n’è uno che riguarda da molto vicino il basket italiano. Il dirigente della NBA, infatti, ha svelato che il progetto Europe coinvolgerà anche due città – e di conseguenza altrettante squadre – del nostro Paese. Si parla già di Roma e di Milano, le due metropoli presenti in Italia. Ma proviamo a capirne qualcosa in più.

    Stiamo pensando di partire a ottobre 2027”. Questa è una delle prime frasi a effetto che Aivazoglou ha pronunciato durante il suo intervento al Football Business Forum. Si parla di un format da 16 squadre, con 12 che resteranno lì su base fissa (un po’ come accade con le licenze di Eurolega) e altre quattro che si alterneranno in base ai meriti sul campo. E saranno coinvolte alcune metropoli europee: da Londra a Manchester, da Parigi a Madrid e Barcellona.

    NBA Europe, Roma e Milano per l’Italia? Parla Aivazoglou

    Ma siamo in Italia, quindi c’è tantissima curiosità per le città del nostro Paese che dovrebbero far parte del progetto. In questo senso il Managing Director di Nba per l’Europa e il Medio Oriente si è sbilanciato un po’. A partire da Milano, dove la situazione sul piano cestistico è già ben avviata: “Sicuramente vogliamo una squadra qui. Il brand della città è uno dei più importanti al mondo. Ci sono due grandi squadre di calcio, c’è una grande squadra di basket, l’Armani, quindi non c’è modo che possiamo dimenticare Milano quando pensiamo alle città che vogliamo nella nostra lega. Ci sono tante conversazioni in corso con l’ecosistema della città per capire come sarà il club e come sarà l’arena”.

    Nei giorni scorsi erano emerse anche alcune indiscrezioni su dialoghi tra la NBA e i board di Milan e Inter. Aivazoglou, però, glissa: “Non posso commentare sui colloqui in corso. Ma posso dire che avremo squadre di tre categorie. Uno, stiamo parlando con alcune squadre di basket già esistenti. Due, stiamo parlando con squadre di calcio che hanno un forte brand, e dunque una grande base di tifosi, ma non hanno una squadra di basket: molte delle conversazioni più interessanti che stiamo facendo anche in questo paese e in questa città sono di questo tipo. E ci sono realtà, in casi molto limitati, in cui partiremo da zero”.

    Infine c’è la questione Roma a tenere banco. La Capitale potrebbe essere la seconda città italiana coinvolta nel progetto NBA Europe. Anche in questo caso Aivazoglou si mostra possibilista, ma non categorico: “A Roma negli ultimi anni non c’è stata una squadra, ma c’è la storia. C’è una grande base di tifosi, possiamo rivitalizzare qualche squadra storica oppure crearne una nuova“.

    Scandalo scommesse in NBA_ in manette Rozier, Billups e Jones

    Scandalo scommesse in NBA: arrestati Chauncey Billups, Terry Rozier e Damon Jones

    Scoppia un clamoroso scandalo legato alle scommesse illegali all’interno della NBA. Al centro di tutto ci sono in particolare tre soggetti, i quali rivestono ruoli diversi ma hanno fatto emergere la propria responsabilità oggettiva nel caso. I personaggi decisamente più in vista in questa vicenda sono Chauncey Billups e Terry Rozier, rispettivamente head coach dei Portland Trail Blazers e guardia dei Miami Heat. Con questi due è coinvolto nella situazione anche Damon Jones, ex giocatore che si trova esattamente al centro delle due indagini avviate dalla FBI e rese note nella giornata di giovedì.

    Scandalo scommesse in NBA_ in manette Rozier, Billups e Jones

    L’operazione da parte degli agenti ha portato all’arresto di oltre 30 persone, tra le quali spiccano ovviamente Billups, Rozier e Jones. Terry Rozier è stato arrestato al ritorno dei Miami Heat in hotel, dopo la partita contro gli Orlando Magic alla quale non ha preso parte. Chauncey Billups, invece, è stato prelevato dalle forze dell’ordine direttamente a Portland.

    Scandalo scommesse in NBA, il ruolo di Billups e Rozier

    A parlare al termine dell’operazione è stato in particolare Kash Patel. Il direttore della FBI ha voluto porre l’accento sulla portata di uno scandalo di questo tipo, con l’annesso lavoro da parte degli agenti:

    Si tratta di un’operazione storica, partita anni fa e che ha coinvolto enti diversi in 11 Stati con attualmente più di 30 persone arrestate“.

    Ma come si è arrivati al coinvolgimento di Chauncey Billups, Terry Rozier e Damon Jones in questo nuovo scandalo scommesse in NBA? Si parte dalla posizione del giocatore dei Miami Heat, il quale sarebbe stato beccato in una conversazione telefonica risalente a marzo del 2023. Poco prima della partita tra gli allora suoi Charlotte Hornets e i New Orleans Pelicans, la guardia svelò al suo interlocutore le sue intenzioni per la gara:

    Guarda che contro i Pelicans gioco al massimo 10′, poi dirò di avere male a un piede, uscirò e non rientrerò più. Giocati tutti under su di me“.

    Un modo abbastanza plateale per invitare l’ascoltatore e le persone a lui vicino a puntare fortemente su un esito Under in merito ai punti che Rozier avrebbe realizzato.

    A rendere ancor più clamorosa la condotta da parte di Terry Rozier, è il fatto di aver condiviso determinate informazioni anche con parenti e amici stretti. Tutto ciò ha portato alla nascita di flussi anomali di giocate, che non potevano non insospettire gli inquirenti. Anche perché si parla di un giro di affari di diverse centinaia di migliaia di dollari: decisamente non qualcosa di facilmente occultabile o gestibile.

    Le partite a poker con Damon Jones

    E poi ci sono le partite a poker organizzate da alcune famiglie mafiose di New York. Esponenti dei clan dei Gambino, dei Genovese e dei Bonanno avevano attirato a sé personaggi come Chauncey Billups e Damon Jones.

    Era questo il contesto in cui l’ex giocatore, membro “ufficioso” dello staff del suo grande amico LeBron James, passava informazioni sensibili proprio sul giocatore attualmente in forza ai Los Angeles Lakers. In un caso specifico, alla vigilia della partita contro i Milwaukee Bucks, Damon Jones invitava in maniera accorata a giocare la sconfitta di LBJ e compagni, in quanto proprio il numero 6 avrebbe saltato la partita per infortunio. Inoltre Jones forniva alcune informazioni sulle condizioni di altre stelle della NBA come Anthony Davis e Damien Lillard.

    NBA, si riparte! Oklahoma City Thunder ok nella Ring Night, vincono Bucks, Suns e Sixers

    Ha preso ufficialmente il via la stagione 2025-26 della NBA! C’era tanta attesa, dopo una lunga estate in cui non sono mancati gli appuntamenti e gli avvenimenti, per vedere finalmente le franchigie più forti al mondo di nuovo sul parquet. E non poteva che esserci curiosità per gli Oklahoma City Thunder, i quali hanno celebrato la conquista dell’anello relativa allo scorso campionato. E in quella che viene ormai ribattezzata come la Ring Night, i campioni in carica non hanno deluso le aspettative e hanno iniziato la loro campagna di conquista del titolo con una vittoria.

    Serata positiva anche per altre squadre molto attese ai nastri di partenza di questa nuova stagione. Ad avere una buona partenza, infatti, sono squadre come i Golden State Warriors e i Milwaukee Bucks, i quali hanno avuto la meglio rispettivamente su Los Angeles Lakers e Washington Wizards. Buona la prima anche per i San Antonio Spurs che hanno sconfitto in maniera fragorosa i Dallas Mavericks. Infine, bene anche i Phoenix Suns i quali hanno lottato per riuscire a battere i Sacramento Kings.

    Entriamo ora nel dettaglio della prima notte di gare ufficiali della stagione 2025-26 della NBA.

    NBA, parte bene la difesa dell’anello di OKC

    Gli Oklahoma City Thunder celebrano nel migliore dei modi la notte della consegna degli anelli, sconfiggendo tra le mura amiche gli Houston Rockets. Non è stata però una partita facile in quanto i texani, trascinati da un Alperen Sengun da 39 punti e 11 rimbalzi, hanno portato il match fino all’overtime. Poi, però, è entrato in scena il giocatore più atteso, ovvero Shai Gilgeous-Alexander. L’MVP delle scorse Finals ha chiuso con 35 punti e pur in una serata non eccezionale al tiro, ha trascinato OKC alla vittoria.

    Buona la partenza anche per i Milwaukee Bucks, i quali hanno sconfitto i Washington Wizards con il risultato di 133-120. A fare la voce grossa, neanche a dirlo, è stato Giannis Antetokounmpo. Il greco ha messo a segno 37 punti con l’aggiunta di 14 rimbalzi, mentre dall’altra parte il grande ex Khris Middleton ha provato a trascinare gli ospiti con 23 punti. Notte positiva anche per i Phoenix Suns, che grazie al solito Devin Booker da 31 punti sono riusciti ad avere la meglio sui Sacramento Kings con il risultato di 120-116. Non bastano i 59 punti messi a segno in combinazione dalle due stelle di Sacramento, ovvero Zach LaVine e Demar DeRozan.

    Sconfitta inattesa per i Boston Celtics, i quali sono caduti al cospetto dei Philadelphia 76ers. Sconfitta sul filo di lana con il risultato di 117-116, con Tyrese Maxey che sfodera una prestazione monstre: 40 punti e 6 assist, con la collaborazione di Valdez Edgecombe Jr. che ne mette a segno 34 con cinque triple. Infine sorridono i Golden State Warriors, i quali mandano al tappeto i Los Angeles Lakers con un eloquente risultato di 109-119. Il blitz californiano della squadra della Baia porta la firma di Jimmy Butler, autore di 31 punti con il 50% dal campo. Dall’altra parte è inutile la tripla doppia sfiorata da Luka Doncic, il quale inizia la stagione con 43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist. Pesa l’assenza di LeBron James, che per la prima volta in 23 stagioni ha saltato la prima partita di una stagione NBA.

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    LeBron James: “50.000 punti frutto del lavoro, volevo essere il migliore. Ritiro? È ancora presto”

    Si avvicina una nuova stagione della NBA e noi non vediamo l’ora di viverla. Dopo una lunga estate, dedicata in particolar modo alle più importanti competizioni per le Nazionali europee e mondiali, la fine della stagione calda porta al via di una nuova stagione tutta da gustare. E per quel che riguarda la lega americana, uno dei giocatori più attesi e osservati più da vicino continua a essere LeBron James. The Chosen One si prepara a indossare e a onorare per ancora un campionato la canotta dei Los Angeles Lakers. Il suo obiettivo, come sempre da quando ha iniziato a giocare a basket, è la vittoria o quantomeno il miglior piazzamento possibile.

    LeBron James sa perfettamente che i suoi Los Angeles Lakers non sono i favoriti per la conquista del titolo NBA. In ogni caso, la sua forza pur alle soglie dei 40 anni e la sua fame di vittorie nonostante una bacheca decisamente piena non lo hanno raffreddato. Anzi, il fatto di essere a bocca asciutta da diversi anni lo rende ancor più famelico, come ha fatto capire.

    LeBron James e il record dei punti

    Nella scorsa stagione NBA, LeBron James è diventato il primo giocatore a sfondare il muro dei 50.000 punti segnati tra regular season e playoff. Un traguardo eccezionale, che The Chosen One ha voluto declinare come un premio per il duro lavoro fatto in oltre 20 anni di carriera. Queste le sue parole a riguardo: “I 50.000 punti segnati tra regular season e playoff sono un microcosmo della mia carriera. Ho lavorato così tanto e così duramente per diventare il miglior giocatore possibile e, secondo me, quel traguardo significa proprio questo: il duro lavoro ripaga”.

    Durante una lunga intervista concessa per Complex, LeBron James ha fatto capire qual è il motivo per cui non si stanca mai e non si ferma mai. Una adolescenza difficile e una mentalità volta sempre a lavorare per migliorare e per vincere sono due elementi assai condivisibili: “Non saprei, ma credo che sia la mia dedizione verso il gioco, ho ricevuto in dote un talento speciale, ma poi ho sempre continuato a lavorarci, senza mai cercare scorciatoie”.

    Il ritiro può aspettare

    LeBron James ha effettuato una vera e propria missione sui campi da basket di tutto il mondo. Una mentalità costruita fin da giovanissimo, che gli ha consentito di fatto di vincere tutto quello che c’era in palio. Che fossero titoli di squadra, con il Dream Team USA o riconoscimenti individuali, non c’è onoreficenza che The Chosen One non è riuscito a portare a casa: “Non posso dire che sapevo quanti titoli avrei vinto o quante convocazioni all’All Star Game o medaglie olimpiche avrei avuto, ma di certo sapevo che sarei diventato il miglior giocatore di pallacanestro possibile per quanto concesso dai miei mezzi e dal mio talento”.

    Infine, LeBron James ha risposto alle ormai consuete domande sul suo ritiro dal basket giocato. Una prospettiva che – carta di identità alla mano – non è poi così lontana. Il giocatore dei Los Angeles Lakers, però, vuole allontanare questo momento ancora per un po’: “Non voglio lasciare indizi di alcun tipo con le cose che faccio. Certo, il ritiro per me si avvicina, ma non è ancora arrivato il momento per pensarci”.

    Kevin Durant: “Deluso per l’addio ai Phoenix Suns, con gli Houston Rockets tutto è andato molto velocemente”

    Kevin Durant si prepara a vivere una nuova stagione da protagonista nella NBA. Il fortissimo giocatore statunitense si prepara ad affrontare una nuova esperienza, questa volta con la canotta degli Houston Rockets. Dopo un lungo girovagare che lo ha visto protagonista – tra le altre – con Seattle Sonics (divenuta poi Oklahoma City Thunder), Golden State Warriors, Phoenix Suns e Brooklyn Nets, il giocatore classe 1988 si trasferisce in Texas per continuare a giocare sulla cresta dell’onda. Tuttavia, i suoi ultimi mesi non sono stati facili, visto che non vi erano troppe certezze sul suo futuro. Alla fine, i “razzi” hanno avuto la meglio in quanto hanno dimostrato maggiore convinzione nel mettere le mani su di lui.

    Anche perchè le proposte non si erano fatte attendere per un giocatore di tale forza e con una buona dose di esperienza. Persino i Golden State Warriors si erano fatti avanti per provare ad avere nuovamente Kevin Durant tra le proprie fila. Il ritorno, però, non si è concretizzato.

    Kevin Durant e il retroscena sui Golden State Warriors

    Lo stesso Kevin Durant, durante una lunga intervista per la CNBC, ha svelato i retroscena legati al suo mancato ritorno ai Golden State Warriors. Un episodio che avrebbe avuto del clamoroso, ma che non ha avuto fondamento. Anche perchè da parte del giocatore c’era l’intenzione di valutare l’offerta giusta: “Ho sentito che Golden State era in lizza alla trade deadline, ma è stato allora che è entrato in gioco Rich Kleiman (lo storico agente di Durant, ndr), e le relazioni che abbiamo costruito in giro per la Lega e avendo già giocato a Golden State ci hanno aiutato. Siamo riusciti a dire loro di aspettare“.

    In ogni caso, Kevin Durant non ha ancora digerito il suo addio ai Phoenix Suns. La sua sensazione era quella di poter costruire qualcosa di importante con la franchigia. Alla fine dei conti, però, qualcosa è venuto meno e la separazione tra le parti si è rivelata inevitabile: “Inizialmente ero un po’ deluso perché sentivo che avevamo costruito un solido rapporto, io e i Phoenix Suns. E sentire voci di scambio da un’altra parte è stato un po’ sconvolgente, ma so anche che fa parte del gioco. Quindi ho superato la cosa in fretta e ho cercato di capire quali fossero i passi successivi“.

    La separazione tra Kevin Durant e i Phoenix Suns si è concretizzata durante l’estate ormai conclusa. La delusione del giocatore classe 1988 è palpabile se si vanno ad analizzare le sue parole. In ogni caso, il vincitore di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi e di due anelli NBA non vede l’ora di mettersi in gioco con la sua nuova squadra. Del resto, gli Houston Rockets hanno fatto capire di voler puntare con forza su di lui: “Dato che ero sul mercato a febbraio, le squadre stavano solo vedendo come si svolgeva la loro stagione e di cosa avevano bisogno per la stagione successiva. Sapevamo che coi Suns ci saremmo rivisti proprio verso l’estate, Houston si è subito fatta avanti, e da lì è successo tutto piuttosto velocemente“.

    Portland Trail Blazers, Lillard torna a casa È successo tutto molto in fretta

    Portland Trail Blazers, Lillard torna a casa: “È successo tutto molto in fretta”

    La notizia del mercato NBA che ha creato il maggior clamore mediatico è legato senza dubbio a un ritorno, inatteso e dal sapore romantico. Stiamo parlando del cambio di canotta di Damian Lillard, che dopo appena un anno fa ritorno ai suoi Portland Trail Blazers. Una scelta che fa capire ancora una volta il grande legame tra il numero 0 e la franchigia dell’Oregon. E in queste ore tiene banco la conferenza stampa che ha visto protagonista proprio la fortissima point guard, che al momento è ai box per un lungo infortunio.

    Portland Trail Blazers, Lillard torna a casa È successo tutto molto in fretta

    Damian Lillard ha lasciato i Milwaukee Bucks tre settimane fa, dopo una decisione che ha destato molto scalpore. In particolare è stato Giannis Antetokounmpo, uomo franchigia per eccellenza, a far emergere tutto il proprio malcontento per una separazione che non avrebbe fatto di certo bene, secondo l’atleta greco, alla stabilità dello spogliatoio. E così, con un’occasione che è caduta letteralmente dal cielo, i Portland Trail Blazers si sono fiondati sulla preda. Un uomo ferito dagli eventi, una figura che ha dato tanto alla franchigia e che ora ha ricevuto una nuova, grandissima occasione.

    Damian Lillard torna ai Portland Trail Blazers: le sue parole

    Le prime parole di Damian Lillard dopo il ritorno ai Portland Trail Blazers sono quelle di un uomo in missione. La point guard non vede l’ora di tornare sul parquet dopo il lungo infortunio. Al momento, però, si gode la marea di consensi e di attestati di affetto che ha ricevuto al ritorno in Oregon:

    “Non mi è mai sembrato giusto non essere a casa. In un modo o nell’altro ho trovato il modo di tornare. Per me questa non è stata una scelta difficile: poter tornare a casa vicino a tutta la mia famiglia, i miei figli, mia madre, mio fratello, le mie sorelle e tutti gli amici che ho in giro per Portland lo hanno reso semplice”.

    La trattativa per il ritorno di Damian Lillard ai Portland Trail Blazers è stata fulminea. Meno di un mese fa è avvenuto il divorzio con i Milwaukee Bucks. Ora, per lui, c’è da godersi il ritorno a casa tra la sua gente:

    “Non mi aspettavo che succedesse così in fretta: voglio ringraziare il GM Joe Cronin e Chauncey Billups per averlo reso possibile perché dovevamo essere tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Io e Joe avevamo un grande rapporto prima che diventasse GM: al tempo della trade c’è stato un periodo difficile, ma quando sono tornato sono andato a salutare lui e Jody Allen. Volevo che sapessero che da parte mia non c’era rancore”.

    Infine Lillard, che ha commentato in maniera divertente il ricongiungimento con quel Jrue Holiday (protagonista della trade che lo ha portato a Milwaukee), ha parlato della sua crescita come uomo. Il ritorno dall’infortunio farebbe pensare a un tentativo di bruciare le tappe. Damian, però, non la pensa affatto così:

    “La parte orgogliosa di me la pensa diversamente, ma con il tempo e con l’età si diventa più saggi. Faremo ciò che è meglio per me, prendendoci tutto il tempo necessario per essere sicuri che sia tutto a posto”.

    simone fontecchio

    Simone Fontecchio: “Volevo lasciare Detroit, testa a Eurobasket”

    simone fontecchio

    Simone Fontecchio si prepara a iniziare ancora una volta una nuova vita nella NBA. Il giocatore azzurro ha infatti lasciato i Detroit Pistons per accettare la corte dei Miami Heat. Un cambiamento che l’ala grande voleva a tutti i costi, se non altro per andare via da Motor City. Qui, purtroppo, le cose non sono andate nel migliore dei modi:

    “Ho chiesto di essere ceduto e Detroit mi ha accontentato, non era per nulla scontato, considerando anche il contratto importante che firmai due estati fa. Onestamente è una notizia fresca che non ho ancora metabolizzato. Non so cosa vogliono fare di me, non ci sto pensando ancora molto. Ho sperimentato già in passato il trauma di trasferirmi da una squadra all’altra, come il passaggio da Utah a Detroit. La vivo come una grande opportunità di conoscere sempre meglio gli Stati Uniti”.

    Tra le altre cose, una delle più grandi delusioni per Simone Fontecchio è il fatto di non essere mai sceso in campo durante gli NBA Playoff. Una macchia che l’azzurro fa fatica a digerire, come confessato in un’intervista per il quotidiano Il Centro: “È una cosa che faccio ancora fatica a mandare giù. Mi è dispiaciuto molto, l’ho fatto notare ma avrò eterna gratitudine per la società”.

    La chiamata di Kevin Durant

    Fin dai suoi primi giorni negli Stati Uniti, Simone Fontecchio ha fatto i conti con le grandi differenze tra il basket europeo e quello statunitense. Per questo motivo, la sua determinazione lo ha portato a lavorare sempre al massimo delle sue possibilità: “In Eurolega ero un atleta di altissimo livello, uno dei migliori, invece arrivato in America ho compreso di essere quasi al di sotto della media. Ho capito che avrei dovuto lavorare con maggiore intensità. Passo estati intere ad allenarmi per stare al passo con alcuni marziani della lega”.

    Tra i campioni che sono rimasti impressionati da Simone Fontecchio, spicca senza dubbio Kevin Durant. E lo stesso giocatore italiano ha svelato un retroscena che riguarda KD35: “Ero appena arrivato a Detroit e durante una pausa di gioco mi si è avvicinato per dirmi: ‘Abbiamo provato di tutto per portarti qui da noi, ma non ci siamo riusciti’. È stato un grande attestato di stima da parte di un fuoriclasse del gioco e pluricampione, mi ha fatto capire quanto valessi ai suoi occhi”.

    Il sogno azzurro di Simone Fontecchio

    L’intervista a Simone Fontecchio si chiude con il sogno azzurro. Il nuovo giocatore dei Miami Heat tornerà a essere protagonista in Nazionale per Eurobasket 2025. L’ala grande vuole dare una mano importante per fare il miglior percorso possibile in questa manifestazione: “Lo scorso anno l’assenza della maglia azzurra l’ho sentita forte e chiara. Purtroppo per noi che giochiamo in NBA è difficile riuscire ad essere presenti durante le finestre FIBA, e questo mi costringerà ad arrivare a fine carriera con la consapevolezza di non poter aver avuto l’opportunità di giocare tante partite”.

    “Quando ci sono appuntamenti come Europei o Mondiali devo fare di tutto per sfruttarli al massimo – prosegue Fontecchio – . Vincere una medaglia con l’Italia è un mio obiettivo da sempre, e questo mi infonde la carica giusta per affrontare il torneo alle porte. Mi carica tantissimo poter rappresentare il mio Paese durante i tornei più importanti al mondo, così come è bellissimo condividere momenti speciali con tanti ragazzi con i quali sono cresciuto”.

    NBA Draft, Saliou Niang a Cleveland Cavaliers: scelta numero 58

    Saliou Niang ai Cleveland Cavaliers: scelta numero 58 agli ultimi NBA Draft

    L’Italia del basket torna ad affacciarsi nel più importante palcoscenico della palla a spicchi mondiale, almeno per quanto riguarda i giovani talenti. Nella recente edizione dell’NBA Draft, infatti, c’è stato spazio anche per un prodotto del nostro movimento cestistico. Il suo nome è Saliou Niang, il suo ruolo è quello di guardia-ala, è nato nel 2004 e fa parte a pieno titolo di questo novero di “eletti”, che sono stati scelti dalle franchigie del campionato più bello e più ricco del mondo. Il giocatore azzurro, reduce da una grande stagione tra le fila dell’Aquila Trento, è stato infatti scelto con la chiamata #58 dai Cleveland Cavaliers.

    Si tratta di un evento che non accadeva da ben tre anni, ovvero l’ultima edizione dell’NBA Draft in cui un giocatore italiano è stato inserito nelle scelte. In quel caso, però, la soddisfazione per il nostro movimento italiano fu doppia, visto che vennero tenuti in considerazione Gabriele Procida e Matteo Spagnolo. Entrambi i nostri connazionali furono scelti al secondo giro, rispettivamente dai Portland Trail Blazers e dai Minnesota Timberwolves. Tuttavia, i due azzurri non hanno mai avuto la possibilità di esordire nella massima lega di basket a stelle e strisce. L’ironia della sorte vuole che in quel Draft, quello del 2022, la prima scelta fu Paolo Banchero, ovvero il più grande rimpianto della palla a spicchi italiana.

    NBA Draft, le chiamate dei giocatori italiani nella storia

    Saliou Niang è dunque diventato il dodicesimo giocatore italiano a essere stato eletto durante un NBA Draft. Una storia che dura ormai da più di mezzo secolo, visto che nel 1970 fu scelto quello che forse è il cestista più forte della nostra storia, ovvero Dino Meneghin. Il 1970 è l’anno in cui si è scritta la storia, visto che il campione azzurro fu chiamato alla numero 182 dagli Atlanta Hawks. Erano altri tempi, in cui non c’era limite nelle scelte per le franchigie. 16 anni dopo, nel 1986, Augusto Binelli fu scelto alla numero 40 ancora una volta dalla compagine della Georgia. Il mitico Gus, però, non fu mai chiamato ad Atlanta, neppure due anni dopo quando andò a svolgere un provino.

    Un anno dopo Binelli, fu la volta di Riccardo Morandotti, il quale fu scelto alla numero 136 nell’NBA Draft del 1987. Furono ancora una volta gli Atlanta Hawks a scegliere, e anche questa volta non ci fu il debutto di un giocatore italiano nella massima lega di basket al mondo. Per questo grande evento avremmo dovuto attendere il 1990, quando i Cleveland Cavaliers scelsero alla numero 52 Stefano Rusconi. Tuttavia l’azzurro non giocò mai in Ohio, ma dovette aspettare fino al 1995 per indossare la canotta dei Phoenix Suns. A proposito di record, però, quello del 2006 sarà inarrivabile. In quella edizione del Draft, infatti, Andrea Bargnani fu la prima scelta assoluta, ad opera dei Toronto Raptors. In Canada il giocatore romano riuscirà a lanciarsi, anche se qualche anno dopo iniziò il suo calo.

    Da Belinelli a Saliou Niang

    Sulla scia della prima scelta del “Mago”, un anno dopo sbarcò in NBA Marco Belinelli, scelto dai Golden State Warriors alla numero 18 del Draft. Un’avventura bellissima, che vide il giocatore di San Giovanni in Persiceto vincere anche un anello con i San Antonio Spurs. Passano altri dodici mesi e nel 2008 fu la volta di Danilo Gallinari, sesta scelta assoluta da parte dei New York Knicks, dove rimase per poco tempo prima di cambiare diverse canotte. Nel 2014 a essere scelto fu Alessandro Gentile, chiamato alla numero 53 dagli Houston Rockets ma mai in grado di debuttare nella lega a stelle e strisce.

    Veniamo al 2020, anno difficile a causa della pandemia. In quella edizione dell’NBA Draft il nostro Nico Mannion fu scelto dai Golden State Warriors, con la chiamata numero 48. Dopo una sola stagione a Oakland, il figlio di Pace tornerà in Europa. E veniamo ai giorni nostri, ovvero alla doppia scelta “made in Italy” di Procida e Spagnolo nel 2022. Fino ad arrivare alla storica chiamata di Saliou Niang da parte dei Cleveland Cavaliers nella scorsa notte, una scelta capace di regalare una grande emozione a un ragazzo in rampa di lancio.

    Shai Gilgeous-Alexander vince il premio MVP delle NBA Finals 2025

    Shai Gilgeous-Alexander, uomo-copertina delle NBA Finals 2025

    Shai Gilgeous-Alexander, stagione da urlo e anello al dito: il re delle NBA Finals

    Shai Gilgeous-Alexander vince il premio MVP delle NBA Finals 2025

    Si sono concluse quelle che sono considerate, da gran parte degli addetti ai lavori, le NBA Finals più intriganti della storia. Qualcuno potrebbe sostenere che la sfida vinta dagli Oklahoma City Thunder ai danni degli Indiana Pacers con il risultato di 4-3, non sia nemmeno avvicinabile al clamoroso upset del 2016, quello della rimonta dei Cleveland Cavaliers ai danni dei Golden State Warriors più forti di sempre.

    Eppure, al di là degli ascolti televisivi quasi ai minimi storici per un duello che vale l’anello, chi ha seguito la serie si è divertito molto. Non è mancato niente durante queste 7 partite. Le polemiche per alcune decisioni arbitrali controverse, la sensazione di sfida chiusa, il grande rientro della squadra di coach Rick Carlisle, fino ad arrivare all’ultimo atto in cui c’è stato il momento più doloroso, ovvero il grave infortunio di Tyrese Haliburton.

    Ma a proposito di superstar che hanno allietato gli occhi e lo spirito degli spettatori, c’è chi ha vinto con merito tutto quello che poteva vincere. Il suo nome è Shai Gilgeous-Alexander, e il suo acronimo SGA è ormai marchiato a fuoco nella storia della National Basketball Association. La stagione 2024-25 della stella degli Oklahoma City Thunder non poteva che concludersi con questo trionfo, che è stato condito da una serie di successi anche a livello individuale. Shai per la squadra e la squadra per Shai, una specie di mantra che ha accompagnato OKC verso un trionfo storico, il primo dopo lo spostamento del titolo a Oklahoma City.

    Le NBA finals da sogno di Shai Gilgeous-Alexander

    Le parole spese da Shai Gilgeous-Alexander hanno fatto trasparire tutta l’emozione e la gioia per un successo meritato, sicuramente messo nel mirino da un giocatore di tale grandezza, ma che non è mai stato dato per scontato. Nemmeno dopo gara-4, quella in cui gli Oklahoma City Thunder si erano portati sul 3-1 e sentivano ormai l’anello pronto a essere infilato dal dito. Ma andiamo a leggere cosa ha detto dopo i festeggiamenti SGA:

    “È una sensazione incredibile, è come se mi avessero tolto di colpo un peso incredibile dalla schiena. Ora sento che tutto lo stress che avevo addosso è svanito del tutto. Il merito è tutto di Sam Presti, del coach e del presidente. Hanno costruito un ambiente vincente prima ancora che una squadra vincente. Tutti loro lavorano in maniera intensa dietro le quinte, non è un caso se siamo riusciti ad arrivare fino a qui”.

    Tra l’altro Shai Gilgeous-Alexander ha avuto il tempo per rivolgere un pensiero a Tyrese Haliburton. Il grande rivale per la conquista dell’anello NBA e del premio di MVP delle Finals è stato al centro dei pensieri di SGA anche a partita finita:

    “Gli ho chiesto come stava e poi ci siamo abbracciati. A volte lo sport sa essere molto crudele, mi si è spezzato il cuore per lui quando l’ho visto a terra così dolorante. Non meritava un epilogo del genere”.

    E così Shai Gilgeous-Alexander si è portato a casa il titolo di MVP delle NBA Finals 2025. Un premio meritato fino in fondo, al di là dei colpi di sfortuna che hanno riguardato il suo grande rivale. Alla fine, però, la stella degli Oklahoma City Thunder non sembra riuscire a rendersene conto:

    “Per me non è facile realizzare di essere riuscito a diventare quel tipo di giocatore. Tutti i miei sogni si sono avverati questa notte, il merito è di chi è stato sempre al mio fianco e mi ha seguito fino a qui”.

    Il DNA degli Indiana Pacers secondo Tyrese Haliburton

    Indiana Pacers, Haliburton dopo gara 1: “Abbiamo preso le critiche sul personale”

    Indiana Pacers, Haliburton dopo gara 1: “Abbiamo preso le critiche sul personale”

    Un inizio decisamente al di sotto delle proprie possibilità, una grande rimonta fatta di attesa e poi la stoccata decisiva, quando mancavano appena 3 decimi di secondo. Questi sono gli ingredienti con cui gli Indiana Pacers sono riusciti a vincere gara 1 delle NBA Finals 2025.

    Dall’altra parte, gli Oklahoma City Thunder sono costretti a leccarsi le ferite e a inseguire subito i rivali. E dire che Shai Gilgeous-Alexander e compagni sembravano avere ormai il punto dell’1-0 in mano. Eppure la grinta dei campioni della Eastern Conference è venuta fuori quando serviva, cioè nella seconda metà di gara. La ciliegina sulla torta non poteva non metterla Tyrese Haliburton, il giocatore più atteso. Suo il canestro allo scadere che ha mandato avanti i suoi nella serie.

    Dal canto suo Rick Carlisle ha voluto porre l’accento sul grande carattere e sulla mentalità vincente della sua squadra. Il coach degli Indiana Pacers ha sottolineato la capacità di non mollare dei giocatori a sua disposizione. Così, ripetendo come un mantra una frase durante il match, ha parlato in sala stampa alla fine di gara 1:

    “Dovevamo solo resistere. Il primo tempo è stato difficile per noi, abbiamo collezionato ben 19 palle perse. La cosa buona era che il distacco era solo di 9 punti e quindi loro erano ancora a portata di mano per essere ancora in partita. Abbiamo vinto il terzo quarto di 3 e ci ha consentito di avvicinarsi. Poi però loro sono saliti di 15 e abbiamo detto: ‘Ehi, continuiamo a sgretolare la roccia e resistere’. Abbiamo molta esperienza in questo tipo di partite, i miei giocatori sanno bene di cosa si tratta e hanno avuto delle ottime sensazioni in partita. Ci siamo dati una grande possibilità e l’abbiamo sfruttata al meglio. Siamo stati anche un po’ fortunati, ma abbiamo giocato in manier molto positiva”.

    Il DNA degli Indiana Pacers secondo Tyrese Haliburton

    Il DNA degli Indiana Pacers secondo Tyrese Haliburton

    Poi la scena se l’è presa lui, Tyrese Haliburton. Tutti aspettavano al varco la stella degli Indiana Pacers, giunto alle sue prime NBA Finals dopo la delusione dello scorso anno. Se il 2024 si era chiuso con uno sweep beccato da Boston, quest’anno l’epilogo sembra poter essere diverso. Almeno queste sono le sensazioni del numero 1 – di canotta e di fatto – della squadra di Rick Carlisle:

    “Dopo il cappotto subito dai Celtics in finale di Conference l’anno scorso, tutti hanno detto che eravamo arrivati fin lì per caso e grazie a dei colpi di fortuna: e questo ci ha fatto incazzare e restare incazzati per tutta l’estate scorsa”, ha dichiarato.

    Haliburton ha anche fatto capire che lui e i suoi compagni hanno la memoria lunga. Così, dopo aver ascoltato critiche e attacchi mirati in seguito a un inizio di stagione tutt’altro che esaltante, hanno abbassato la testa e hanno lavorato. I frutti di questo lavoro, sia sul parquet che a livello mentale, sembrano arrivare:

    “Abbiamo iniziato questa stagione continuando a sentirci dire che le finali di Conference raggiunte in quella precedente sono state un caso, e poi nei primi due mesi di regular season abbiamo fatto molta fatica e quindi era gioco facile criticarci e prenderci in giro. Non sono solo io, credo che si tratti anche di tutti i miei compagni, è proprio nel nostro DNA: prendiamo tutto sul personale”.

    Shai Gilgeous-Alexander MVP della regular season NBA: trionfo del canadese

    Shai Gilgeous-Alexander MVP della regular season NBA: trionfo del canadese

    Shai Gilgeous-Alexander è il miglior giocatore del mondo? Probabilmente non lo è, e non è nemmeno uno dei 10 più forti in attività. Tuttavia per lui è arrivato il momento degli onori, visto che si è portato a casa il premio di Most Valuable Player (MVP) della regular season di NBA 2024/25. Un titolo più che meritato per quello che è l’autentico trascinatore degli Oklahoma City Thunder. Un vero e proprio incentivo extra in vista delle Conference Finals che sono attualmente in corsa nella lega di basket più importante al mondo.

    Ricordiamo che gli Oklahoma City Thunder stanno vivendo la serie contro i Minnesota Timberwolves. In palio c’è il titolo di campioni della Western Conference. Ma – cosa decisamente più importante – c’è la grande opportunità di giocare le NBA Finals, contro la vincente della sfida tra New York Knicks e Indiana Pacers. Dunque, per il giocatore che è ormai noto per il suo nickname di SGA (nient’altro che il suo acronimo), il titolo di MVP della regular season non è altro che benzina per un motore che in realtà è già caldo e pronto a sfrecciare nel rush finale di questa lunga e intensa stagione.

    Tra l’altro, come stiamo per scoprire Shai Gilgeous-Alexander ha battuto i suoi più illustri predecessori nell’albo d’oro di questo premio a dir poco speciale…

    NBA regular season MVP, Gilgeous-Alexander batte Jokic e Giannis

    I grandi sconfitti nella corsa al titolo di MVP della regular season della stagione NBA 2024/25 sono stati Nikola Jokic e Giannis Antetokounmpo. Quest’ultimo era stato capace di portare a casa il premio di miglior giocatore della lega a stelle e strisce nella stagione 2018/19 e dodici mesi dopo, per poi diventarlo anche nelle NBA Finals nel 2021. Il pivot serbo, invece, era il campione uscente per questo speciale alloro, per quello che è stato il terzo trionfo nelle ultime quattro annate. Entrambi, però, si sono dovuti arrendere al cospetto di una stagione a dir poco pazzesca da parte di Shai Gilgeous-Alexander.

    Grazie al campione degli Oklahoma City Thunder, tra l’altro, il Canada torna ad avere un MVP di una stagione regolare della NBA dopo quasi vent’anni. L’ultimo a rappresentare lo Stato in cima a questa speciale classifica è stato il leggendario Steve Nash, che conquistò il premio nel 2005 e nella stagione successiva quando militava con i Phoenix Suns.

    Il premio di MVP della regular season di NBA continua dunque a essere un affare per giocatori non nati negli Stati Uniti. Oltre al trionfo di Shai Gilgeous-Alexander e ai cinque già citati suddivisi tra Jokic e Antetokounmpo, dobbiamo annoverare anche l’affermazione da parte di Joel Embiid. Il centrone camerunense ha conquistato questo alloro al termine della stagione 2022/23.

    Le scelte da parte dei giurati che hanno votato per l’MVP della regular season appena conclusa in NBA sono state abbastanza chiare. Shai Gilgeous-Alexander e Nikola Jokic si sono presi tutti i 100 voti previsti per il primo e il secondo posto. Il canadese di OKC ha preso 71 selezioni come vincitore e 29 per la piazza d’onore. Il dato opposto ha invece riguardato il pivot dei Denver Nuggets. Giannis Antetokoumnpo, invece, ha ricevuto ben 88 preferenze come terza “forza” della lega. Gli altri voti per il terzo posto sono invece andati a Jayson Tatum dei Boston Celtics, giunto giù dal podio. In quinta piazza, invece, si è classificato Donovan Mitchell dei Cleveland Cavaliers.

    Shai Gilgeous-Alexander vince il premio MVP delle NBA Finals 2025

    Oklahoma City Thunder, ricco bonus per i playoff: promessi ben 12 milioni di dollari!

    Con la regular season che è ormai andata agli archivi e con i play-in e i play-off alle porte, la NBA si prepara a vivere il periodo più caldo della stagione. Giorno dopo giorno e partita dopo partita, ci si avvicinerà ad ampie falcate alla conoscenza del nome della franchigia che si metterà il proverbiale anello al dito. E tra le compagini che si presentano ai nastri di partenza della post-season con credenziali molto positive, non possiamo non annoverare gli Oklahoma City Thunder. Dalle parti di OKC si è tornati a sognare come non si faceva da tanti anni, dai tempi in cui a indossare questa canotta erano giocatori del calibro di Kevin Durant, Russell Westbrook e James Harden.

    Ora quei tempi sono passati, quel ciclo è stato messo alle spalle così come l’amarezza per non essere mai riusciti a portare a casa un titolo NBA. A mettersi in vetrina in questa nuova ed eccellente versione degli Oklahoma City Thunder c’è Shai Gilgeous-Alexander. La talentuosissima guardia classe 1998 è alla guida di un roster capace di fare grandi cose in questa regular season, tanto da diventare testa di serie numero 1 nel tabellone della Western Conference. E proprio in virtù di questo exploit, composto da 68 vittorie e appena 14 sconfitte, il board della franchigia ha messo in atto un piano fatto di bonus per dare ulteriori motivazioni ai giocatori.

    Ci sono in palio poco più di 12 milioni di dollari. La missione per conquistarli, da parte dei giocatori, prevede un solo finale: la conquista dell’anello.

    Oklahoma City Thunder, già incassati 2 milioni di benefit

    Andiamo con ordine e spieghiamo meglio come funzionano i bonus per le squadre che si qualificano per gli NBA Playoff. Il nuovo contratto collettivo stabilito dalla lega e dal sindacato dei giocatori ha fatto sì che questi incentivi venissero ritoccati al rialzo. Tanto che, ai nastri di partenza della post-season del 2025, l’aumento rispetto alla scorsa stagione si attesta intorno al 3%. Un ritocco importante, se consideriamo che già nel 2024 la crescita di questa cifra rispetto alla precedente annata ammontava addirittura al 25%.

    Chi ha già tratto dei benefici importanti da questo aumento del bonus playoff, sono stati proprio i giocatori degli Oklahoma City Thunder. I 15 cestisti facenti parte del roster guidato dal coach Mark Daigneault si sono già intascati una fetta di questi benefit. Stiamo parlando di una cifra che supera di poco i 2 milioni di euro, ovvero poco meno di 140mila “verdoni” a testa.

    In qualità di squadra che ha terminato la regular season con il miglior record assoluto, Shai Gilgeous-Alexander e compagni hanno avuto accesso a ben 869mila dollari. A questi si aggiungono i 761mila dollari assegnati alle due formazioni che guidano le rispettive conference. Oltre ai Thunder, si sono aggiudicati questa cifra i Cleveland Cavaliers nella Eastern Conference. Infine ogni squadra che prende parte ai playoff NBA ha diritto a 466mila dollari. Dunque, in conclusione, gli Oklahoma City Thunder hanno già avuto accesso a oltre 2 milioni di dollari, poco meno di 140mila per ciascun giocatore a referto.

    Il grande bonus in caso di anello NBA

    Ma c’è di più, perchè questa lunga sfilza di bonus è destinata a crescere man mano che si salgono i gradini di cui si compone la scala chiamata NBA Playoff.

    In caso di accesso al secondo turno, ovvero ai quarti di finale, è previsto un bonus franchigia che ammonta a ben 568.000 dollari. Il premio è destinato a crescere ulteriormente se gli Oklahoma City Thunder riusciranno a qualificarsi per le semifinali, ovvero le Conference Finals. In questo caso il bonus è quasi milionario, visto che è stato fissato sui 951.000 dollari. La cifra più alta – e non potrebbe essere altrimenti – è quella legata alla vittoria delle Finals, con conseguente aggiudicamento del tanto agognato anello. In questo caso il board della franchigia di OKC sborserà ben 8,8 milioni di dollari.

    Dunque, qualora gli Oklahoma City Thunder riusciranno a portare per la prima volta il Larry O’Brien Championship Trophy in città, i giocatori riceveranno un premio complessivo da ben 12,4 milioni di dollari. Ciò vuol dire che ogni giocatore porterà a casa un assegno totale da oltre 828mila dollari. Sarebbe la conclusione perfetta di un cammino da sogno, per una franchigia che vuole mettersi definitivamente alle spalle la delusione per aver vantato una delle squadre più forti di sempre a non aver mai vinto un titolo.

    La top 10 dei contratti più alti in NBA ad oggi

    In attesa dei rinnovi e dei nuovi contratti che potrebbero cambiare completamente questa classifica, ecco ad oggi la Top 10 dei contratti più alti nel basket NBA.

    1 – Jaylen Brown (Boston Celtics)

    Il cestista statunitense, nei Celtics dal 2016, ha firmato un rinnovo contrattuale pari a 304 milioni di dollari a partire dal 2024 con durata quinquennale (2024-2029). È il più alto contratto mai registrato in NBA, che porterà alla stella di Marietta una media di 60,8 milioni di dollari all’anno (5,06mln $ al mese).

    2 – Nikola Jokic (Denver Nuggets)

    Al secondo gradino del podio c’è Nikola Jokic, che per la stessa durata contrattuale (5 anni) guadagnerà un totale di 270 milioni di dollari, vale a dire circa 54,4 milioni di dollari l’anno (4,53mln $ al mese). Il contratto varrà dal 2023 al 2028. E’ interessante capire anche come questi campioni spendono i propri soldi, magari dando un’occhiata alle auto dei giocatori NBA.

    3 – Bradley Beal (Phoenix Suns)

    Ultimo gradino del podio per l’ex stella dei Washington Wizards. Dal 24 giugno 2023 in forza ai Phoenix Suns, ha un contratto quinquennale (2022-2027) di 251 milioni di dollari. Il cestista di St.Louis guadagnerà un compenso annuale medio di circa 50,20 milioni di dollari (4,18mln $ al mese).

    4 – Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks)

    Il cestista greco manca il podio per una manciata di milioni. Il contratto quinquennale con i Bucks (2021-26) vale più di 228,2 milioni di dollari, cioè 45,64 milioni di dollari l’anno (3,80mln $ al mese).

    5 – Devin Booker (Phoenix Suns)

    Devin Booker non si discosta molto da Antetokoumpo. Il nuovo contratto partirà dal 2024 e avrà durata 4 anni (fino al 2028), per un compenso totale di 224 milioni di dollari e un compenso annuale che si piazza in top3: 56,05 milioni di dollari (circa 4,67mln $ al mese).

    6 – Karl-Anthony Towns (Minnesota Timberwolves)

    Stesso contratto per KAT, il cestista domenicano in forza nella franchigia del Minnesota. Anche per lui 224 milioni di dollari in quattro anni (dal 2024 al 2028) pari a 56,05 milioni l’anno e 4,67mln $ al mese.

    7 – Domantas Sabonis (Sacramento Kings)

    Il cestista lituano, nei Sacramento Kings dal 2022, ha già pronto un rinnovo contrattuale di cinque anni a partire dal 2024, che gli farà guadagnare circa 3,61 milioni di dollari al mese (43,4 milioni l’anno) per un totale di 217 milioni di dollari.

    8 – Stephen Curry (Golden State Warriors)

    Il capitano dei Golden State nonché uno dei giocatori più forti della storia non poteva non comparire in questa classifica. Il suo contratto quadriennale (2022-2026) ha un valore totale di oltre 215,35 milioni di dollari, che annualmente gli porta circa 53,84 milioni di dollari (4,48mln $ al mese).

    9 – Zach LaVine (Chicago Bulls)

    Zachary Thomas LaVine , coi Chicago Bulls dal 2017, riceverà un compenso totale di 215,20 milioni di dollari in cinque anni (dal 2022 al 2027), guadagnando così 43,03 milioni di dollari l’anno (3,58mln $ al mese).

    10 – Luca Doncic (Dallas Mavericks)

    Chiude la classifica il cestista dei Mavericks, con un contratto di poco inferiore a quello di LaVine: 215,15 milioni di dollari in cinque anni (2022-2027), cioè uno stipendio di 43,03 milioni di dollari all’anno (3,58mln $ al mese).

    Pozzecco è il nuovo tecnico dell’Asvel Villeurbanne

    È ufficiale, Gianmarco Pozzecco sarà il nuovo tecnico dell’Asvel Lyon-Villeurbanne fino al 2025 con opzione per la stagione successiva. Voluto fortemente da Tony Parker, il Poz andrà a sostituire proprio il fratello del presidente del club francese, esonerato dopo una serie di risultati negativi che evidentemente non sono piaciuti all’ex stella NBA.

    Sono molto felice di dare il benvenuto a Gianmarco” ha commentato Anthony Parker, “Darà nuovo slancio alla nostra stagione portando la sua enorme energia e la sua esperienza di altissimo livello. Non vedo l’ora di vedere i primi effetti del suo arrivo in campo“. Si aprono dunque le scommesse basket sul campionato Pro A di Ligue Nationale, dove l’ASVEL occupa attualmente il sesto posto in classifica ed è chiamata a vincere dopo la deludente stagione 2022-23 (uscita nelle semifinali play-off).

    Pozzecco resterà comunque al timone della Nazionale italiana grazie al nulla osta della FIP che ha concesso al tecnico di Gorizia il part time azzurro. “La Federazione pallacanestro“, si legge nella nota ufficiale, “prendendo atto della richiesta pervenuta dal Commissario Tecnico Gianmarco Pozzecco di allenare un club, comunica di aver rilasciato il relativo nulla osta. Pozzecco continuerà ad allenare la Nazionale con contratto part-time“.

    Il primo impegno ufficiale è previsto per questo venerdì 20 ottobre, nella quinta giornata di Eurolega, proprio contro la Virtus Bologna, e per il Poz è subito derby. Si aprono quindi anche le scommesse Euroleague, che vedono favorite le Vu Nere, bancate a 1.65, contro la quota di 2.15 dei padroni di casa.

    La Virtus Bologna giocherà l’Eurolega 2023-24

    La notizia che tutti gli appassionati di scommesse Euroleague stavano aspettando: wild card per la Virtus Bologna nell’Eurolega 2023-24. L’ufficialità arriva dal Board della massima competizione europea per club, che ha concesso una wild card nonostante il mancato raggiungimento dei playoff (molto probabilmente come conseguenza della rinuncia di Gran Canaria). Saranno quindi 18 le squadre partecipanti, provenienti da 10 paesi diversi.

    Oltre alla Virtus ci sarà ovviamente anche l’Olimpia Milano, che ha una licenza pluriennale, oltre ad ALBA Berlin, Anadolu Efes Istanbul, AS Monaco, Baskonia Vitoria-Gasteiz, Crvena Zvezda Meridianbet Belgrade, FC Barcelona, FC Bayern Munich, Fenerbahce Beko Istanbul, LDLC ASVEL Villeurbanne, Maccabi Playtika Tel Aviv , Olympiacos Piraeus, Panathinaikos Athens, Partizan Mozzart Bet Belgrade, Real Madrid , Valencia Basket e Zalgiris Kaunas.

    Luca Baraldi, ceo della squadra emiliana, ha detto: “Accogliamo con grande soddisfazione la decisione. La presenza di Virtus Segafredo Bologna è motivo di orgoglio e di felicità per noi e per tutta la nostra tifoseria, che continuerà ad avere l’opportunità di assistere a match di altissimo livello tecnico ed emotivo. La partecipazione alla prossima stagione della Turkish Airlines EuroLeague conferma il consolidamento del Club al livello più alto del panorama cestistico europeo“.

    Tra le novità in vista per il prossimo anno anche i Play-in per le squadre classificate dal settimo al decimo posto alla fine della regular season. Sulla falsa riga dell’NBA, le quattro squadre ammesse competeranno per gli ultimi due posti validi per i playoff.

    Paolo Banchero non giocherà con l’Italia. Ha scelto la nazionale USA

    Scelta legittima ma bastava una telefonata per comunicarcela, invece l’abbiamo saputo dalle agenzie“. Inizia così la dichiarazione di Giovanni Petrucci, presidente della FIP, in merito al caso Banchero. Il talento italo/americano, rookie dell’anno, si è unito al team USA per i prossimi mondiali di basket facendo svanire i sogni di vederlo in maglia azzurra. “…nel 2020 ha dichiarato che voleva aiutare l’Italia a qualificarsi per i Giochi di Parigi” ha continuato Petrucci, aggiungendo: “e in seguito, che la sua intenzione era di giocare per la Nazionale, se non questa estate , in quella successiva“.

    Pare, invece, che non sarà così. I pronostici NBA su un eventuale partecipazione del ragazzo di Seattle al prossimo mondiale di Giappone, Filippine e Indonesia come rappresentante della pallacanestro italiana erano alquanto favorevoli. Sostenuti anche dall’incertezza della nazionale a stelle e strisce riguardo all’inserimento di Banchero nei 12 convocati. Eppure, Grant Hill e Steve Kerr, rispettivamente nuovi managing director e assistente del team USA, hanno scritto anche il suo nome nell’attuale 11 che inizierà il training camp il prossimo 3 agosto a Las Vegas.

    Se Banchero dovesse scendere in campo con la nazionale americana, non sarà più possibile portarlo in maglia azzurra. E dire che i piani per portarlo dalla nostra parte erano stati studiati alla perfezione dall’Italbasket. “La storia sarebbe stata molto diversa se le cose fossero andate secondo i piani il 21 novembre 2020“, così riassume alla perfezione Davide Chinellato, giornalista per la Gazzetta dello Sport. “È il giorno in cui l’allora neo 18enne Banchero ha dovuto rinunciare alla chiamata della Nazionale guidata in quel momento da Meo Sacchetti per la finestra di qualificazione all’Europeo nella bolla di Tallinn, Estonia. Il piano era che Paolo in quella occasione vestisse per la prima volta l’azzurro. Non se ne fece nulla perché un parente che Banchero aveva incontrato qualche giorno prima si era scoperto positivo al Covid, e per precauzione la federazione e la famiglia decisero che era meglio rimanesse a casa. Avesse debuttato, Banchero per regolamento non avrebbe potuto giocare con altri che con l’Italia“.

    La considero una presa in giro“, dichiara pesantemente Petrucci, chiudendo poi il discorso citando Pirandello: “Esistono tante maschere e pochi volti. Ho detto tutto“. Venerdì 25 agosto è la data dell’inizio del mondiale e, fino ad allora, la speranza di un eventuale ripensamento rimane sempre accesa. Noi di pronosticibasket.com continuiamo a sperare.