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NBA Hall of Fame, ecco Mike D’Antoni: “Ringrazio l’Italia”

La NBA Hall of Fame accoglie al suo interno altri sette nuovi protagonisti. E tra questi ce n’è uno che parla italiano, seppur la sua nazionalità non sia la nostra. Stiamo parlando di Mike D’Antoni, il leggendario leader di quella Milano capace di diventare campione d’Italia, prima di portare il suo percorso cestistico in panchina. E da capo allenatore nella più importante lega di basket al mondo, ha provato a portare la sua rivoluzione sul parquet. Leggendari, seppur impossibilitati nel portare a casa un titolo, sono stati i suoi Phoenix Suns. Con Steve Nash alla regia, la squadra si distinse per il “less than 7 seconds”, ovvero le azioni veloci e svolte tutte in verticale.

Proprio questo suo modo rivoluzionario di concepire il basket, ha accresciuto la leggenda di Mike d’Antoni. Una squadra capace di attaccare in maniera rapida, sfruttando nel migliore dei modi le qualità dei singoli. E le motivazioni per l’inserimento di Mike D’Antoni nella NBA Hall of Fame spiegano chiaramente il suo apporto per il gioco. “Una figura importante nell’evoluzione del basket moderno, ha influenzato il gioco attraverso l’innovazione tramite la sua filosofia, basata su spazio, tempo e ritmo, che ha contribuito a ridefinire la strategia offensiva”, questo è quanto è stato letto durante la cerimonia tenutasi a Springfield.

Dal canto suo, Mike D’Antoni ha dimostrato di non dimenticare il suo passato. Anzi, lo ha voluto ricordare durante la cerimonia per il suo ingresso nella NBA Hall of Fame. Il riferimento all’Olimpia Milano, squadra che lo ha fatto diventare grande da giocatore, è palese: “Se sono qui è anche grazie all’Olimpia Milano. Lì ho cominciato a fare esperimenti con quintetti più piccoli e uno stile di gioco più veloce che poteva allargare le difese e creare più tiri da tre punti. Far parte della Hall of Fame significa lasciare qualcosa al basket. Nel mio caso ha significato fare in modo che il gioco fosse un po’ più veloce, un po’ più brillante e molto più divertente”.

NBA Hall of Fame, non solo D’Antoni: tutti i nuovi ingressi

Come di consueto, non c’è solo un nuovo ingresso nella NBA Hall of Fame. Oltre a Mike D’Antoni, anche altri sei protagonisti della storia recente della pallacanestro a stelle e strisce sono stati inseriti. E proprio a proposito del leggendario ex coach, troviamo anche uno dei più importanti esecutori del “less than 7 seconds”. Stiamo parlando di Amar’e Stoudemire, che proprio grazie al tecnico è stato riconosciuto come uno dei migliori “4” della lega. Uno dei giocatori più spettacolari degli ultimi vent’anni, con una carriera forse frenata dai tanti infortuni e guai fisici.

Oltre a Stoudemire, sono state inserite anche due esponenti della WNBA. Una delle due ha delle chiare origini italiane, in quanto parliamo di Elena Dalle Donne. Una vera e propria leggenda della WNBA e protagonista con la maglia di Team USA. Con lei entra nella “stanza delle leggende” anche Candace Parker. Quest’ultima, proprio al momento di effettuare il suo discorso, si è lasciata andare anche a un divertente siparietto con Allen Iverson, presente in platea.

Nella NBA Hall of Fame entrano anche Mark Few, storico coach di Gonzaga; Joey Crawford, che per oltre 40 anni è stato uno straordinario arbitro; Doc Rivers, eccezionale coach che ha legato il suo nome in particolare ai Boston Celtics.

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Los Angeles Lakers, cessione record: cifra superiore a 12 miliardi

I Los Angeles Lakers sono finiti al centro di una nuova cessione da record. La franchigia gialloviola, infatti, per la seconda volta nel giro di un anno cambia proprietario. Al comando della società ci sono infatti Josh Kushner e Bob Iger. I due nuovi boss della compagine losangelina hanno effettuato una operazione da poco più di 12 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra che non era mai stata spesa per il passaggio di proprietà di un club della NBA.

E si tratta anche di una operazione che rischia di stravolgere i futuri equilibri della lega. Josh Kushner e Bob Iger, infatti, erano stati coinvolti in un primo momento per la creazione della futura franchigia che avrebbe avuto sede a Las Vegas. I due, però, nel frattempo hanno optato per un cambio di scenario. Così, una volta trovata la giusta occasione, hanno deciso di puntare su una realtà storica come i Los Angeles Lakers. Così, dopo aver trovato un accordo che potesse lasciare soddisfatte tutte le parti in causa, è arrivata la fumata bianca. La franchigia gialloviola ha dunque un nuovo padrone, anzi due.

Los Angeles Lakers, cessione della franchigia: è record NBA

È dunque durato poco meno di un anno il precedente interregno di casa Los Angeles Lakers. Destò non poco scalpore il passaggio di consegne della famiglia Buss, storica proprietaria della franchigia. La decisione di cedere il team a Mark Walter lasciò un segno profondo per la tradizione di tutta la lega. In ogni caso, la gestione del proprietario uscente è durata meno di quanto ci si potesse aspettare. A quanto pare, Josh Kushner e Bob Iger sono stati particolarmente convincenti nei confronti del loro predecessore. E con una offerta superiore a 12 miliardi di dollari, vorremmo ben vedere…

Scopriamo però qualcosa di più sui due nuovi proprietari dei Los Angeles Lakers. Josh Kushner ha 41 anni ed è uno degli imprenditori di punta negli Stati Uniti nel settore della tecnologia. Ha fondato ed è attualmente il CEO di Thrive Capital, una società di venture capital che ha sede a New York. Tra le altre sue iniziative c’è anche Oscar Health, compagna assicurativa sanitaria di cui è co-fondatore, vicepresidente e membro del Consiglio di Amministrazione. Il suo patrimonio è sconfinato, come si può intuire dalla facilità con cui ha puntato sui Los Angeles Lakers. E la sua mentalità è sempre stata quella di un illuminato uomo d’affari, sempre pronto alla ricerca della giusta occasione.

Bob Iger, invece, di anni ne ha ben 75. Stiamo parlando di uno dei personaggi più importanti su scala mondiale nel settore dell’intrattenimento. Per circa un quarto di secolo è stato amministratore delegato della The Walt Disney Company. Il primo mandato si è svolto dal 2005 al 2020, poi ce n’è stato un secondo da novembre 2022 a marzo di quest’anno. Attualmente ricopre il suolo di Senior Advisor in Disney e fa ancora parte del consiglio di amministrazione dell’intera compagnia. Sotto la sua gestione, l’azienda è diventata un vero e proprio colosso. È sua la regia delle acquisizioni di marchi come Pixar, Marvel, Lucasfilm e 21st Century Fox. Inoltre ha contribuito al lancio di Disney+, la piattaforma streaming in cui poter vedere centinaia di titoli tra film e cartoni animati.

Russell Westbrook

Russell Westbrook, si ritira il re delle triple doppie in NBA

Russell Westbrook ha annunciato il proprio ritiro dal basket professionistico. Arriva alla sua conclusione, dunque, la carriera di uno dei giocatori più bizzarri dell’ultimo quarto di secolo in NBA. Uno di quei cestisti che rientra in quella categoria di talenti sconfinati, che però non hanno avuto la fortuna di portare a casa un anello. Per l’uomo nativo di Long Beach in California restano 18 anni a dir poco intensi, con momenti di picco clamorosi misti a brevi ma significativi periodi di anonimato. Alla fine dei conti, però, il lascito dell’estroso playmaker classe 1988 resta fortissimo nella lega e nel basket in generale.

Proviamo a ripercorrere la carriera di Russell Westbrook dopo il suo ritiro, ma scopriamo anche le reazioni dei social e degli ex colleghi.

Ritiro Russell Westbrook, una carriera incredibile in NBA

Russell Westbrook, dopo aver ben figurato con la canotta di UCLA al college, viene scelto molto presto. Nel Draft NBA del 2008, infatti, i Seattle Supersonics lo chiamano con il pick numero 4. Come ben sappiamo, molto presto questa franchigia effettuerà il trasloco e si trasformerà in Oklahoma City Thunder. Ed è qui che, per diversi anni, accadrà la magia. Un periodo durato per ben 11 stagioni, in cui il numero 0 ha ridisegnato i confini del ruolo del playmaker.

Russell Westbrook è riuscito a stabilire un record incredibile della NBA. Le sue doti di palleggio, unite alla lettura di gioco e a un atletismo fuori dal comune per un giocatore del suo tonnellaggio, lo hanno portato a mettere a segno ben 209 triple doppie. Mai nessuno ha fatto come lui, né prima né soprattutto dopo. E la sensazione è che un giocatore come quello atterrato in NBA nel 2008 debba ancora arrivare, ammesso che arrivi.

Agli Oklahoma City Thunder, Russell Westbrook vincerà un titolo di MVP nel 2017. Quella formazione clamorosa, che annoverava anche Kevin Durant e James Harden, aveva tutte le carte in regola per ambire all’anello. Peccato che in quel periodo un altro tridente da sogno, quello dei Miami Heat composto da LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, era di fatto inarrestabile.

Nel 2019 Russell Westbrook provo a cambiare le cose. Da quell’anno in poi, però, avvenne un vero e proprio giro degli States che non portò nulla di proficuo per il palmares. Nell’ordine Houston Rockets, Washington Wizards, le due squadre di Los Angeles una dietro l’altra, Denver Nuggets e infine Sacramento Kings. Le uniche soddisfazioni arrivarono con il Dream Team. Un titolo mondiale nel 2010 e l’oro olimpico di Londra 2012 sono emozioni che il numero 0 porterà per sempre con sé.

La reazione alla notizia del ritiro

Non si sono fatte attendere le reazioni del mondo del basket alla notizia del ritiro di Russell Westbrook. Uno degli acerrimi avversari sul parquet, ovvero LeBron James, ha invocato un immediato inserimento nella Hall of Fame. Altri giocatori come Kyle Lowry e Donovan Mitchell hanno espresso gratitudine per quanto fatto in 18 anni di carriera. C’è invece chi, come Dwight Howard, lo ha inserito tra le tre migliori point guard di sempre in NBA.

Trae Young bada decisamente al sodo e parla di Russell Westbrook come di una leggenda assoluta. A proposito di rivali, ecco le parole di Pau Gasol: “Certe carriere non hanno bisogno di troppe parole. Congratulazioni, Russell”.

lebron james

LeBron James annuncia: uscirà documentario sulla sua carriera

LeBron James continua a far parlare di sé, e non potrebbe essere altrimenti. Anche a 41 anni suonati e con quasi un quarto di secolo trascorso su tutti i parquet della NBA, il campione di Akron offre sempre spunti di discussione e argomenti da affrontare con estrema attenzione. Dopo averci portato con sé per quasi tutta l’estate prima di annunciare la sua scelta di approdare ai Philadelphia 76ers, la stella nativa dell’Ohio svela un ulteriore retroscena sulla sua vita. Verrà infatti realizzato un documentario sulla carriera (e non solo) del “Prescelto”.

Si tratterà di un’opera cinematografica che consentirà di ripercorrere tutti gli anni in cui The Chosen One è stato professionista. Il documentario sulla vita e sulla carriera di LeBron James naturalmente è ancora solo nella testa dei produttori. In ogni caso, il fatto che se ne inizi a parlare è un importante punto di partenza. Anche perché tutti sanno quanto il mondo del basket abbia dato al campione di Akron, e soprattutto viceversa. E poi questa produzione porta già con sé un primo elemento controverso, come da tradizione nella vita di LBJ. Una serie di indiscrezioni svelate dai media su questa opera, che in un primo momento erano state smentite, per poi essere confermate dal diretto interessato.

In ogni caso, sono già partiti i primi rumors ed è nato in maniera inevitabile il tam tam sui social. Non bisogna girarci troppo intorno: un documentario sulla vita e sulla carriera di LeBron James lo aspettano in tanti, negli Stati Uniti e in ogni parte del mondo. Il semplice fatto che sia stato preannunciato, con il sigillo dato dal diretto interessato, rende il tutto ancor più succulento.

LeBron James, in arrivo il documentario sulla vita e sulla carriera

I primi a rendere pubblica una indiscrezione sulla produzione di un documentario sulla carriera di LeBron James erano stati i colleghi di ESPN. Una decina di giorni fa se ne era iniziato a parlare, in particolare sui profili social della TV americana. The Chosen One, però, si era premurato a far smentire questo rumor dai suoi collaboratori più vicini. Tuttavia, sono passati pochi giorni prima che si passasse dalla smentita alla conferma di queste voci. E a farlo, non poteva che essere proprio LeBron James in prima persona.

Il nuovo giocatore dei Philadelphia 76ers è stato ospite del The Boardroom Talks. Si tratta di uno dei podcast legati allo sport a stelle e strisce più interessanti. E in questo contesto, LeBron James ha voluto confermare la produzione di un documentario sulla sua carriera nel basket. “Sto preparando un documentario davvero forte. Quando sarà finito, sarà qualcosa di elettrizzante”, ha dichiarato la stella nata in Ohio. Naturalmente, l’ex giocatore dei Los Angeles Lakers non ha voluto diffondere nessun dettaglio relativo a questa opera.

Non si sa ancora nulla in primis sulla data in cui prenderanno il via le riprese. Dopodiché resta il mistero anche sull’uscita del documentario, ma anche sul formato che verrà seguito. Ci sono alcune opere, come ad esempio “The Last Dance”, che potrebbero dare un esempio sulla composizione. In ogni caso, da un personaggio mai banale come LeBron James ci aspettiamo i fuochi d’artificio.

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Kevin Durant difende LeBron James: “Serve più rispetto per lui”

Kevin Durant dice la sua sulla decisione di LeBron James, e come di consueto non le manda a dire. La stella degli Houston Rockets per anni ha dovuto convivere con l’ombra imponente del campione di Akron. Tuttavia ha saputo difendersi e soprattutto si è preso delle soddisfazioni non di poco conto. Nonostante la rivalità, che è stata vissuta nel migliore dei modi da entrambe le parti, c’è grande rispetto reciproco tra questi due grandissimi giocatori. Al punto che proprio KD ha difeso in maniera importante LBJ dagli attacchi, arrivati da una parte della stampa.

Kevin Durant dalla parte di LeBron James

In un recente botta e risposta, Kevin Durant ha deciso di schierarsi dalla parte di LeBron James. In particolare si è parlato del fatto che il Prescelto si sia auto-proclamato di recente il più forte di sempre. Questa la risposta di KD: “A chi importano certe cose? Ciascuno di questi grandi campioni ha giocato nella nostra Lega per oltre 15 anni. Ognuno di loro ha dato tutto alla cultura dello sport e, in generale, al mondo intero. Tutto il resto, per me, è soltanto rumore e non ne vale la pena neanche parlarne. Capisco perché tu la vedi così, tu sei uno spettatore, ma quando vivi queste situazioni in prima persona le vedi in modo diverso da chi le osserva da fuori“.

Il giocatore degli Houston Rockets ha fatto capire che tutti devono nutrire rispetto per LeBron James. Chi ama il basket, non può disprezzare la nuova stella dei Philadelphia 76ers. Ecco allora che uno dei suoi colleghi più illustri si espone pubblicamente dalla sua parte: “Io credo che LeBron incarni alla perfezione il gioco del basket. Io quando parlo così non sto difendendo lui in particolare, ma sto difendendo il gioco in generale“.

Le discussioni sul GOAT del basket americano

Kevin Durant crede che alcune critiche inflitte a LeBron James siano ingiuste ed esagerate. Soprattutto quando si toccano ambiti che con il basket giocato non hanno nulla a che fare. E anche in questo caso, la difesa è fortissima: “Il modo in cui LeBron si comporta non ostacola nessuno in alcun modo. Quello che prova la gente non cambia la verità su ciò che uno come lui ha prodotto come giocatore di basket in 24 anni di carriera. Nessuno che non fa parte di questo mondo conosce personalmente quest’uomo, ma si prova un’antipatia personale come se avesse davvero rovinato la vita a qualcuno. A volte la gente si spinge davvero troppo oltre“.

Infine Kevin Durant interviene sulla annosa questione del “Greatest of all time”. Secondo l’ex giocatore dei Golden State Warriors, si tratta di una discussione ormai vecchia e inutile. Ogni giocatore coinvolto in queste faccende ha contribuito alla storia del basket: “Le classifiche sul miglior giocatore di tutti i tempi sono diventate la cosa più inflazionata che ci sia nel mondo del basket. La gente le ha completamente svuotate di ogni tipo di forma e di significato. Giocatori come Kobe Bryant, LeBron James e Michael Jordan sono tra i primi cinque giocatori di sempre. Questa è l’unica cosa di cui si può discutere“.

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LeBron James ai Philadelphia 76ers, ecco la decisione più attesa

LeBron James è ufficialmente un nuovo giocatore dei Philadelphia 76ers. Dopo una lunga attesa, che rischiava di diventare agonica, ecco che finalmente il campione nativo di Akron ha scelto la sua prossima squadra. Una delle decisioni più difficili della sua intera carriera, visto che non mancavano le opzioni. In primis il ritorno ai Miami Heat e quello ai Cleveland Cavaliers, le altre due squadre della sua vita insieme ai Los Angeles Lakers. E poi c’erano altre opzioni un po’ meno percorribili, ma comunque molto interessanti. Alla fine, però, il Prescelto ha deciso di legare il suo nome alla città degli angeli.

Tra le altre cose, nelle sue dichiarazioni è emerso che potrebbe non essere questa l’ultima “decision” della sua carriera. LeBron James, infatti, ha firmato con i Philadelphia 76ers un contratto di due anni. Le cifre non sono affatto mastodontiche, visto che il campione di Akron percepirà 8 milioni di dollari a stagione. Ma vista la durata biennale dell’accordo con i Sixers, ci sono tante opzioni che si aprono sul tavolo. La prima è che questa possa essere l’ultima esperienza nella sua carriera. Ma poi c’è l’eventualità che LBJ smetta alla fine del suo primo anno con la sua nuova squadra. Resta da capire però se l’ex Lakers voglia effettivamente arrivare a 25 anni nella lega.

Dunque LeBron James si unisce ad altri due grandi giocatori, per provare a far fare il salto di qualità. Basti fare i nomi di Jaylen Brown e di Joel Embiid, con cui ha condiviso anche lo spogliatoio del Dream Team. Un terzetto tutto da vedere in vista della prossima stagione in NBA.

LeBron James, le parole dopo la firma con i Philadelphia 76ers

LeBron James ha deciso di affidare i suoi pensieri a un lungo messaggio pubblicato sui suoi canali ufficiali. Il nuovo giocatore dei 76ers ha svelato quali sono state le motivazioni che lo hanno portato a scegliere Philadelphia. Una serie di ragioni che vanno al di là del semplice basket giocatori. E non mancano i ringraziamenti al passato e al futuro mancato. Quindi anche Los Angeles Lakers, Miami Heat e Cleveland Cavaliers sono finite nel suo messaggio.

“Pensavo di aver chiuso quando la stagione è finita. Non ero pronto ad annunciarlo e sapevo di aver bisogno di tempo per decidere davvero, ma ero piuttosto sicuro di aver giocato la mia ultima partita. Sono stato onesto in quell’ultima conferenza stampa quando ho detto che avevo bisogno di guardarmi dentro e decidere se amavo ancora questo gioco. Amo ancora sinceramente questo gioco e ho ancora molto da dare”.

“Le ultime settimane sono state davvero speciali. Non mi era mai capitato di non avere la minima idea di cosa fare e di prendermi del tempo vero solo per riflettere. Ho vissuto mesi incredibili con tutte le persone che amo, cercando di capire il da farsi. Questa è la mia ultima decisione. Non lo faccio per i soldi. Non lo faccio per la famiglia. Per cosa sto giocando veramente a questo punto?”.

“Voglio ancora fare sacrifici. Voglio ancora lavorare. Voglio ancora faticare. Voglio ancora competere, vincere e avere una possibilità di provare la sensazione di vincere un altro campionato. Credo di poter contribuire a fare dei Philadelphia 76ers una squadra da titolo e sono entusiasta di dare nuova energia a una tifoseria e di iniziare questo viaggio incredibile un’ultima volta”.

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LeBron James non ha fretta: “Ho una figlia, devo scegliere bene”

Il mondo del basket – e non solo la NBA – è in attesa di conoscere la scelta di LeBron James. Nei giorni scorsi abbiamo provato a fare il punto della situazione su quella che potrebbe essere la decisione più importante del 2026 della palla a spicchi, almeno per quel che riguarda gli Stati Uniti. La verità è che, almeno per il momento, questo evento sembra ancora ben lontano dal concretizzarsi. Il campione di Akron ha fatto capire chiaramente di non avere fretta. Lui stesso sa bene che questa potrebbe essere la sua ultima decisione prima del ritiro.

LeBron James, infatti, si avvicina alla stagione numero 24 di una carriera straordinaria. Quindi bisogna valutare in maniera molto attenta quale sarà (con ogni probabilità) la sua ultima squadra. Non mancano ovviamente le pretendenti, ma non manca anche la fretta da parte di chi gli sta intorno. Resta però la delicatezza di una scelta che, come abbiamo già accennato, difficilmente arriverà a breve termine.

Il procuratore mantiene la calma

Una delle figure chiave nella scelta della prossima squadra è senza ombra di dubbio Rich Paul. Stiamo parlando del procuratore di LeBron James. In tanti gli hanno chiesto quando arriverà la decisione da parte del più prestigioso dei suoi assistiti. In ogni caso, il mood dell’agente non è mai cambiato in questi giorni. Quantomeno nel rapporto con gli organi di stampa che indagano, quasi a livello ossessivo.

Rich Paul continua a ribadire che non c’è fretta di decidere il futuro di LeBron James. Anzi, con calma olimpica e invidiabile insiste con la sua linea: “Ci sono state diverse persone che mi hanno chiamato dicendo: “Rich, c’è qualcosa in più che dovremmo fare? Qualcosa che potremmo fare?” E io rispondo: “No. Non c’è bisogno che andiate oltre. Abbiamo capito tutto. I messaggi sono stati inviati”. Non ci facciamo mettere fretta, è una sua scelta“.

La famiglia, la priorità di LeBron James

E poi c’è la posizione di LeBron James. Le dichiarazioni rilasciate dal campione di Akron servono quasi a spiegare l’esigenza di non avere fretta. E durante un recente intervento alla stampa americana, ha fatto capire di non aver mai fatto nulla per caso: “Questa è la quarta volta che sono free agent. Quando sono andato a Miami, avevo i miei motivi. Quando sono tornato a Cleveland, avevo i miei motivi. Quando ho scelto i Lakers, avevo i miei motivi“.

Ora, però, è la famiglia la vera priorità di LeBron James. Aver dato i natali anche a una figlia cambia totalmente lo scenario. Per questo motivo ci sono aspetti diversi da valutare rispetto al passato: “Adesso però mia figlia, che ha quasi 12 anni, ha un ruolo molto importante. L’ho portata da parte e le ho detto: “Non giocherò nei Lakers l’anno prossimo. Giocherò da un’altra parte”. Non volevo che lo sapesse da qualcun altro. Le ho detto: “Non devi rispondere subito. Voglio solo sapere come ti senti, perché per me conti tantissimo”“.

Dunque saranno le esigenze familiari a farla da padrone nella scelta di LeBron James. L’ex giocatore dei Los Angeles Lakers, dunque, rimanda al mittente chi prova a mettergli fretta: “La questione della famiglia è molto importante. Tutti mi dicono: ‘Sbrigati e prendi una decisione’, ma non riguarda solo la squadra. Riguarda ciò che è meglio per me come giocatore, come persona, per la mia felicità e per la mia famiglia. La famiglia, per me, è una cosa enorme“.

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LeBron James, ancora niente scelta: la NBA ora mette fretta

LeBron James si fa aspettare e tarda ad annunciare la sua prossima squadra. Del resto, si sa, tutte le dive si prendono il vezzo di mantenere tutti ai propri piedi in attesa di un cenno o di uno sguardo. La stessa cosa sta avvenendo con il giocatore che – a dispetto dell’età e delle nuove generazioni – continua a essere il più centrale di tutta la NBA. La lega continua a dipendere in maniera forte dal campione nato ad Akron. Al punto che proprio i vertici della National Basketball Association provano a mettere fretta all’ormai ex giocatore dei Los Angeles Lakers.

La scelta di LeBron James non può non condizionare la composizione del calendario della regular season. Non tanto nella sua complessità fatta di centinaia di partite, quanto in alcuni eventi specifici. E se persino Adam Silver si muove e si pronuncia pubblicamente in attesa di questa decisione, vuol dire che in ballo c’è qualcosa di grosso. Qualcosa per cui il commissioner della NBA non intende aspettare così a lungo.

La NBA mette fretta a LeBron James

Le dichiarazioni rilasciate un paio di giorni fa da Adam Silver fanno capire quanta attesa ci sia attorno a questa scelta. LeBron James si sta prendendo tutto il tempo che gli serve per prendere la miglior decisione possibile. In ballo c’è forse la sua ultima stagione in NBA, o forse la penultima. In ogni caso il commissioner della lega è stato chiaro: serve un annuncio nel più breve tempo possibile. E la motivazione è presto detta dallo stesso Silver: “Vorrei che annunciasse già la sua scelta, così possiamo finire il calendario. Come potete immaginare, squadre e network ci chiamano di continuo: tutti vogliono fissare le date“.

Tutto è legato proprio alla composizione del calendario e ai rapporti con le emittenti televisive. In particolare quelle che si sono intestate i diritti per trasmettere in esclusiva alcune partite nello specifico. Su tutte l’Opening Night, ovvero la prima partita di ogni nuova stagione, e i match in programma nel Christmas Day. E come ben sappiamo, non esiste regular season in cui LeBron James non scende in campo per Natale. Anche perché la sua presenza è ingombrante e soprattutto attira davanti alle TV decine di milioni di spettatori in giro per il mondo.

Ecco allora che la NBA, senza mezzi termini, prova a mettere fretta a LeBron James. Ma è proprio il concetto di fretta a non appartenere al campione di Akron.

Tante pretendenti, una sola scelta possibile

Ma quale sarà la prossima squadra di LeBron James? Bisogna dirlo con chiarezza: non è ancora il caso di poterne parlare con certezza. Nelle scorse ore il campione di Akron è stato ospite del CNBC and Boardroom Game Plan Summit. Dal palco della nota emittente televisiva americana, LBJ ha esclamato: “Non vi terrò sulle spine ancora per molto“. Tuttavia, almeno per il momento sono tantissime le squadre che possono vantare anche una sola chance di ingaggiarlo.

Al momento ci sarebbero quattro squadre che possono sperare di avere tra le proprie fila il 23. Due di queste lo hanno già visto tra le proprie fila. Stiamo parlando dei Cleveland Cavaliers e dei Miami Heat. Sono due tra le tre compagini con cui The Chosen One è anche riuscito a vincere almeno un titolo NBA. Del possibile ritorno in Florida abbiamo parlato nei giorni scorsi, mentre il terzo rientro all’ovile appare un po’ più difficile.

E poi ci sono le altre due pretendenti, un po’ più defilate ma comunque destinazioni affascinanti. I Golden State Warriors potrebbero allestire una coppia esplosiva, con LeBron James che andrebbe ad affiancare Steph Curry. E il coach Steve Kerr ci ha voluto scherzare sopra in questi giorni, in un botta e ripsosta con un tifoso su X che ha fatto sognare tutta la Baia. E poi ci sono i Philadelphia 76ers, i cui tifosi sono balzati dalla sedia proprio dopo una recente dichiarazione del campione. LBJ, infatti, durante un evento a New York, ha concluso un discorso con la frase “trust the process“. Si tratta del ‘claim’ dei Sixers, e qualcuno ci ha già ricamato sopra.

Giannis Antetokounmpo

Giannis Antetokounmpo ha un piano: portare LeBron James a Miami

L’estate è iniziata da pochi giorni, ma in NBA le temperature sono già a dir poco torride. E a renderle altissime ci sta pensando un solo free agent, ma probabilmente il più chiacchierato di sempre. Stiamo ovviamente parlando di LeBron James, che qualche giorno fa ha annunciato il suo addio ai Los Angeles Lakers. Una separazione che ha sorpreso alcuni, ma non tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori. Il fenomeno nativo di Akron non ha ancora scelto la sua prossima destinazione, ma c’è chi ci sta facendo più di un pensierino. Un nome su tutti è quello di un altro giocatore che si è liberato dal suo precedente contratto per rilanciare la sua carriera. E questo uomo risponde al nome di Giannis Antetokounmpo.

Il cestista greco, infatti, avrebbe in mente un piano per riuscire a convincere LeBron James a tornare a indossare la canotta dei Miami Heat. L’idea della ex stella dei Milwaukee Bucks sarebbe quella di ricreare qualcosa che in Florida si è già visto. La composizione di quelli che potremmo ribattezzare “i nuovi Big Three”. In quel caso, ad affiancare The Chosen One furono, se ben ricordate, Chris Bosh e Dwyane Wade: un trio capace di vincere e far sognare una città intera. Poco più di un decennio dopo, ad affiancare LBJ e Giannis Antetokounmpo ci sarebbe Bam Adebayo. Un terzetto decisamente meno dinamico e più fisico, ma comunque fortissimo, con il quale la franchigia guidata da Pat Riley potrebbe puntare a tornare tra le big della lega. E poi c’è un coach come Erik Spoelstra, che non ha mai nascosto il suo desiderio di tornare ad allenare una delle stelle della NBA.

Giannis Antetokounmpo chiama LeBron James ai Miami Heat

A parlarne in maniera più approfondita in questi giorni è stato Shams Charania. Il giornalista è uno degli insider più credibili e affidabili per quel che riguarda i movimenti di mercato in NBA. E durante una sua ospitata in uno show televisivo, ha svelato quello che è il piano di Giannis Antetokounmpo. Il greco vorrebbe giocare a tutti i costi con LeBron James nella sua nuova avventura con i Miami Heat. E in questo senso, l’obiettivo della franchigia della Florida sarebbe quello di accontentare il suo nuovo arrivo.

I Miami Heat starebbero lavorando per costruire l’intero roster attorno a quella che sarebbe la nuova tripletta di stelle. Il confermatissimo Bam Adebayo, il grande sogno Giannis Antetokounmpo e il più che gradito ritorno di LeBron James. Il feeling tra quest’ultimo e i vertici della franchigia della Florida sarebbe ancora buono, grazie soprattutto alla presenza di Pat Riley e di coach Erik Spoelstra. Due pilastri di un team con cui LBJ ha già vinto tanto in carriera.

E poi ci sono i rapporti tra LeBron James e le due attuali stelle della squadra. The Chosen One ha condiviso una bella esperienza con il Dream Team statunitense con Bam Adebayo. E poi c’è il profondo rispetto che la stella di Akron nutre nei confronti di Giannis Antetokounmpo. Il greco vedrebbe in LBJ il giocatore perfetto per innescare il suo gioco e attirare parte dell’attenzione delle difese avversarie. Insomma, l’avvicinamento al quarto di secolo di carriera di LeBron potrebbe passare da una piazza che gli ha dato tanto, e a chi ha restituito altrettanto…

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LeBron James lascia i Los Angeles Lakers: l’eredità passa a Doncic

Una nuova svolta epocale sta per colpire il mondo della NBA. Il protagonista è ancora una volta uno dei giocatori più segnanti dell’ultimo quarto di secolo per la palla a spicchi a livello mondiale. LeBron James, infatti, non sarà un giocatore dei Los Angeles Lakers per la prossima stagione. Il campione nativo di Akron, infatti, ha comunicato alla franchigia californiana la sua intenzione di andare via. Termina dunque una storia d’amore che è durata per ben otto anni e ha consentito di scrivere pagine bellissime. In primis la conquista del titolo, arrivato nel 2020 e che ha posto fine a un lungo digiuno per i gialloviola dopo una lunga ed estenuante attesa.

In ogni caso, LeBron James ci ha tenuto a ribadire un concetto che è fondamentale. La stella originaria dell’Ohio, infatti, ha lasciato i Los Angeles Lakers ma non smetterà di giocare a basket. Nella sua mente, infatti, c’è la possibilità di portare avanti una carriera che lo sta portando alla 24esima stagione nella NBA. Un record che diventerà ufficiale non appena arriverà la firma con la sua nuova squadra, ma al tempo stesso un traguardo intermedio. Non è da escludere, infatti, che “Il Prescelto” punti a giocare nella lega per un quarto di secolo.

Ma cosa ne sarà di LeBron James per il futuro? Fin dai minuti successivi alla pubblicazione del suo addio ai Los Angeles Lakers, si è fatto un gran parlare della sua prossima destinazione. Quella più immediata sembra essere l’unione con Steph Curry per la nuova edizione dei Golden State Warriors. Tuttavia non mancano le candidature a sorpresa. Tra queste spuntano i Denver Nuggets, per una accoppiata clamorosa con Nikola Jokic; i Philadelphia 76ers e persino una terza apparizione con la canotta dei Cleveland Cavaliers.

Los Angeles Lakers, l’eredità di LeBron James

Quella che LeBron James lascia nelle mani di Luka Doncic è un’eredità molto pesante per i Los Angeles Lakers. La franchigia californiana sta infatti cercando di allestire un roster che possa anche essere a immagine e somiglianza dello sloveno. Non sarà una squadra costruita per vincere a tutti i costi, ma un team di giocatori che contribuiranno ai successi dei gialloviola attraverso la costruzione di un sistema. E non si può non passare dall’ex giocatore dei Dallas Mavericks in questo processo di ricostruzione.

I Los Angeles Lakers non conteranno più su altri giocatori, oltre a LeBron James. Lasceranno infatti la California, al termine dei rispettivi contratti, i vari Marcus Smart, Rui Hachimura, Luke Kennard e Jaxson Hayes. Nel frattempo, sono stati firmati quattro nuovi giocatori con annunci a stretto giro di posta. Lo spot di ala piccola sarà occupato da Quentin Grimes, che arriva nella città degli angeli da Philadelphia. Il “4” sarà invece Sandro Mamukelashvili, che ha giocato l’ultima stagione a Toronto. Il ruolo di pivot verrà occupato dall’ex Utah Jazz Walker Kessler. Infine arriverà da Chicago Collin Sexton, che sarà il backup della guardia titolare.

Una squadra ricostruita quasi del tutto, seppur con pochi movimenti. Sono arrivati giocatori che, con le proprie caratteristiche, potrebbero mettere decisamente a proprio agio un Luka Doncic chiamato a fare nuovamente da leader. Non ci sarà più la presenza ingombrante – ma mai negativa – di LeBron James. E non essendoci neanche l’ossessione della vittoria, le cose in casa “lacustre” potrebbero andare meglio del previsto…

Giannis Antetokounmpo

Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat: la svolta del colosso greco

Una clamorosa – ma non inaspettata – svolta sta per concretizzarsi nel mondo della NBA. Giannis Antetokounmpo, infatti, sta per dire addio ai Milwaukee Bucks per dare una svolta alla sua carriera. Il fuoriclasse greco a breve diventerà un nuovo giocatore dei Miami Heat, in quello che è uno scenario che rischia di modificare le gerarchie nella Eastern Conference, oltre che nell’intera lega. La trade non è ancora divenuta ufficiale, ma continua a essere la notizia più chiacchierata da diverse ore. Anche perché a fornire i rumors sono state fonti a dir poco attendibili.

Secondo gli insider della redazione di ESPN, infatti, la trade tra i Milwaukee Bucks e i Miami Heat sarebbe già stata completata. L’ultima parola se l’è presa Pat Riley, una delle leggende viventi della lega. Il presidente della franchigia della Florida ha portato a termine una operazione davvero molto vasta. Si tratta di un affare che non comprende – come ci si poteva aspettare – il solo Giannis Antetokounmpo. A lasciare Milwaukee per approdare alla corte degli Heat, infatti, sarà anche Bobby Portis. Una vera e propria rivoluzione, con due stelle dei Bucks che volano a Miami.

Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat per la svolta

Il trasferimento delle due stelle dei Milwaukee Bucks ai Miami Heat provoca un vero e proprio trasloco a parti invertire. Lasceranno la Florida, infatti, i veri Tyler Herro, Kel’el Ware, Jaime Jaquez Jr. e Kasparas Jakucionis. In aggiunta a questo, la franchigia campione del mondo del 2021 riceverà tre scelte al primo giro. Tra queste c’è anche quella piazzata alla numero 13 del draft che si svolgerà tra qualche ora. A completare la trade ci saranno anche un diritto di scambio di scelte nel 2030 e una seconda scelta nel 2033.

Non è prevista la presenza di una terza squadra coinvolta in questa trade. Dunque Giannis Antetokounmpo si aggiunge alla sfilza di grandi campioni ingaggiati dai Miami Heat nella storia recente. Sotto la gestione del presidente Pat Riley, infatti, sono stati acquistati dalla franchigia della Florida giocatori del calibro di Shaquille O’Neal, Jimmy Butler e il duo composto da LeBron James e Chris Bosh, i quali si aggiunsero al “propheta in patria” Dwyane Wade e diedero vita a una vera e propria dinastia.

La scelta di Giannis Antetokounmpo di accasarsi ai Miami Heat non è stata semplice, né immediata. Nelle scorse settimane, infatti, si è fatto un gran parlare della trattativa per il trasferimento ai Boston Celtics. La trade messa in piedi dai “verdi” prevedeva il trasferimento di Jaylen Brown tra le fila dei campioni del 2021. Poi, però, non se n’è fatto più nulla, anche per l’idea ben precisa da parte dei Bucks. Il nuovo corso di Milwaukee, infatti, prevede ingaggi più contenuti e una squadra più giovane e futuribile.

Tra le altre cose, c’è una statistica piuttosto interessante che è anche il segno dei tempi che cambiano. Il doppio addio della stelle greca e di Bobby Portis, infatti, segna la chiusura di un ciclo in quanto nel roster dei Milwaukee Bucks che vinsero il titolo NBA nel 2021. Una netta svolta che conferma anche la decisione, da parte del board della franchigia, di cambiare in maniera netta la propria visione.

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New York Knicks campioni NBA, Brunson riesce a eclissare Wemby

I New York Knicks sono i vincitori del titolo NBA per la stagione 2025-26. Una rincorsa che durava ormai da più di mezzo secolo e che incorona la Grande Mela come nuovo centro del mondo della palla a spicchi. I nuovi campioni del mondo sono stati capaci di dimostrare che nulla, nel basket e nello sport in generale, è impossibile. E questo ragionamento passa attraverso diversi momenti della stagione, e più nello specifico di queste NBA Finals, in cui più di una volta la compagine newyorkese è andata a un passo dalla caduta. E invece, al termine di cinque partite quasi perfette, Jalen Brunson e compagni sono riusciti a sovvertire i pronostici e a far trionfare una delle città più controverse al mondo.

Le NBA Finals che si sono concluse nella scorsa notte con il trionfo dei New York Knicks, ci ha anche lasciato delle risposte dall’altra parte della barricata. I San Antonio Spurs – è quasi superfluo sottolinearlo – escono molto ridimensionati da questa sfida per l’anello. Ci si aspettava molto di più, in particolare dal supporting cast del giocatore più atteso e osservato, ovvero Victor Wembanyama. Basti pensare, giusto per fare un esempio, a ciò che ha combinato De’Aaron Fox nei secondi finali di gara4: una giocata a dir poco scellerata che è costata la vittoria e soprattutto ha indirizzato in maniera chiara tutta la serie conclusiva. Una serie di “what if” che, però, non fanno altro che aumentare il rimpianto per la franchigia del Texas.

New York Knicks campioni in NBA, cosa hanno avuto in più dei San Antonio Spurs

La gara5 di queste NBA Finals ci hanno dato la reale dimensione di quel che è accaduto in generale in tutta la serie. Anche questa volta, com’è successo ad esempio anche in gara4, i New York Knicks sono arrivati a un punto di non ritorno. La squadra guidata da coach Mike Brown si è ritrovata nettamente sotto nel punteggio, quasi con la consapevolezza di dover alzare bandiera bianca. Questa pratica, però, a quanto pare non appartiene alla franchigia della città della Grande Mela. Del resto ce ne siamo accorti proprio del quarto match della serie: anche uno svantaggio di 29 punti non è considerato impossibile da recuperare.

E questa volta, a mancare è stato proprio il grande avversario dei Knicks. Gara5 delle NBA Finals 2026 è stata la peggiore nella ancor breve carriera dei playoff per Victor Wembanyama. Si tratta di una valutazione che va ben al di là del semplice giudizio sulle statistiche. I numeri, però, vanno in primo piano: 19 punti e 14 rimbalzi per l’ennesima e scontata doppia doppia, ma anche 12 errori al tiro e solamente tre punti nell’ultimo quarto, quello decisivo. E poi c’è quell’uscita dal parquet a testa bassa, quasi schivando gli avversari pur di imboccare il tunnel degli spogliatoi senza accettarne la vittoria meritata.

Dall’altra parte, invece, c’era un Jalen Brunson che ha ribadito ancora una volta quel senso di leadership divenuto evidente a tutti in questa stagione. La guardia dei New York Knicks esce da queste Finals come trionfatore, e non solo per la vittoria del primo anello in carriera. Il premio di MVP delle finali potrebbe sembrare quasi scontato, visto il rendimento dell’ex Dallas Mavericks.

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NBA, cancellato il tanking: nuova formula per la Draft Lottery

Una vera e propria riforma per dare sempre più credibilità a tutto lo svolgimento della regular season. In particolare a quelle partite tra squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato. Questa è la posizione forte assunta dal Board of Governors della NBA, che ha dato vita a una nuova formula per la Lottery del Draft. Di fatto, il sistema che prenderà il via dalla prossima annata nascerà per porre fine alla triste e sempre più diffusa pratica del “tanking”. Chi cercherà di arrivare appositamente nelle ultime posizioni delle due Conference, non avrà più i privilegi fin qui emersi.

Il commissioner Adam Silver ha presieduto in queste ore l’ultimo incontro del Board of Governors della NBA. Durante questo incontro, molto atteso alla vigilia, si è votato il nuovo sistema di Lottery, che è stato ribattezzato “3-2-1”. La scelta di questo nome è legata al numero di combinazioni e di slot di cui potrà disporre ciascuna delle 26 franchigie per poter ottenere le prime scelte al Draft. Il metodo ha visto una votazione di 29 espressioni favorevoli e una sola contraria, e verrà applicato a partire dalla prossima estate e resterà in vigore almeno fino al 2029.

Scopriamo nel dettaglio come funzionerà questo nuovo sistema per la Lottery che porta poi al Draft NBA.

NBA, come funziona il sistema Lottery “3-2-1”

Questo nuovo sistema per la Lottery, come abbiamo già accennato, punta a colpire chi si rende protagonista di tanking. Il voto che si è svolto nelle scorse ore, come abbiamo già accennato, ha visto ben 29 franchigie favorevoli e una sola contraria, ovvero i Memphis Grizzlies. Il voto “contro” da parte della compagine del Tennessee era prevedibile, visto che la squadra ha ottenuto il record peggiore nella regular season NBA appena conclusa. Dunque questa è una prima conferma del fatto che il Board of Governors abbia colpito il bersaglio giusto, ovvero chi punta sul tanking a tutti i costi.

Il primo cambiamento riguarda il numero di franchigie ammesse alla Lottery: saranno 16 e non più 14. Saranno coinvolte non solo le squadre non qualificate ai playoff, ma anche quelle eliminate durante il Play-in. E poi sarà vietato ottenere la prima scelta al Draft per due anni di fila e accumulare tre scelte in Top-5 per tre anni consecutivi.

Tuttavia, come abbiamo già accennato l’aspetto più importante riguarderà le squadre con il record peggiore in regular season. Le ultime tre compagini non godranno più delle percentuali più alte per ottenere la prima scelta al Draft NBA. Avranno bensì due combinazioni a testa, con percentuali pari tra loro e decisamente più basse. Si tratta, per fare un esempio, delle stesse probabilità della nona e della decima classificata di ciascuna Conference.

Verranno invece premiate le altre franchigie, o quantomeno quelle che si impegneranno a dare il massimo per tutte e 82 le partite della regular season. Chi avrà tra il quarto e il decimo peggior record in ciascuna Conference, infatti, godrà di tre combinazioni per ottenere la prima scelta. Dunque, chi proverà a vincere le partite fino alla fine per qualificarsi ai playoff o al play-in avrà chances maggiori di pescare il primo pick al Draft. O quantomeno godrà di privilegi (meritati sul campo) rispetto a chi smette arbitrariamente di giocare le ultime gare.

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Serie A Playoff: Virtus Bologna, Brescia e Venezia in semifinale

Arriva la parola “fine” sul primo turno dei playoff di Serie A. Le tre serie che si sono protratte fino a gara5 hanno di fatto visto prevalere le squadre favorite sulla carta. Dopo aver scritto ieri della vittoria netta della Germani Basket Brescia ai danni della Pallacanestro Trieste, le altre big hanno dato seguito a quanto fatto dalla Leonessa 24 ore prima. La Virtus Olidata Bologna ha chiuso una serie molto sofferta contro la Dolomiti Energia Trento, vincendo la sfida decisiva davanti al proprio pubblico. Infine la Umana Reyer Venezia è riuscita ad avere la meglio sulla Bertram Tortona, al termine di un match in cui la differenza l’ha fatta forse la maggiore esperienza della formazione lagunare.

Arriviamo così allo step successivo di questi playoff di Serie A. Nei prossimi giorni prenderanno il via le semifinali per la conquista dello scudetto. E alla fine dei conti, sono state le favorite della vigilia a riuscire ad arrivarci. Ci sarà subito il big match tra la Virtus Olidata Bologna e la EA7 Emporio Armani Milano, con i campioni d’Italia in carica che godranno del fattore campo. E poi ci sarà il confronto tra la Germani Basket Brescia e la Umana Reyer Venezia. In questo caso è la Leonessa ad avere il fattore campo, con l’obiettivo di bissare la finale ottenuta nel 2025.

Il racconto delle ultime sfide di gara5

Iniziamo il nostro racconto partendo dal PalaDozza. Qui la sfida tra Virtus Olidata Bologna e Dolomiti Energia Trento è stata a dir poco accesa fin dall’inizio. I due attacchi hanno iniziato a girare a meraviglia, con percentuali altissime da entrambe le parti. Si arriva così all’intervallo di metà gara sul risultato di 58-55. Alla ripresa dei giochi sono gli ospiti a scattare meglio dai blocchi, alzando in maniera importante l’attenzione nella metà campo difensiva. Il vantaggio di 3 punti con cui inizia il quarto periodo, però, viene spazzato via dalle Vu Nere. Un ultimo quarto strepitoso da parte dei detentori dello scudetto, che esaltano il pubblico e volano in semifinale. Prestazione mostruosa per Carsen Edwards: 31 punti con 10/18 dal campo e 5 assist. Dall’altra parte non bastano i 38 punti di DJ Steward che segna 7 triple e sbaglia solo quattro tiri.

Ci spostiamo ora al Taliercio, per l’ultimo atto della sfida tra Umana Reyer Venezia e Bertram Tortona. Tanta intensità in un match caldissimo, in cui i lagunari cercano di scappare nel secondo quarto, in cui gli ospiti non riescono a opporsi. Al rientro dagli spogliatoi, e con i padroni di casa avanti di 8 punti, si vede però una squadra piemontese più concentrata e attenta. Gli uomini di coach Fioretti provano a rientrare in corsa e fanno partita alla pari, ma ci pensa R.J. Cole a fare la differenza. Sono decisivi i 27 punti del giocatore americano, che aggiunge 6 assist e si rende irresistibile. Dall’altra parte non bastano a Tortona i 18 punti di Tommaso Baldasso.

Playoff Serie A, i risultati di Gara5 dei quarti

Virtus Olidata Bologna (1) – Dolomiti Energia Trento (8) 106-95, serie chiusa sul 3-2
Germani Basket Brescia (2) – Pallacanestro Trieste (7) 90-75, serie chiusa sul 3-2
Umana Reyer Venezia (4) – Bertram Tortona (5) 89-83, serie chiusa sul 3-2

Milan nel progetto NBA Europe? La posizione di Gerry Cardinale

NBA Europe, il derby per Milano prosegue: le ultime notizie

Prosegue la sfida a distanza per accaparrarsi uno degli slot che verranno occupati per la partenza di NBA Europe, ovvero quello destinato a Milano. A dire la verità, entrambe le compagini che dovrebbero rappresentare l’Italia del basket in questo nuovo progetto, al momento non hanno un padrone. Come abbiamo scritto nelle scorse settimane, infatti, anche a Roma si brancola abbastanza nel buio. Ne consegue che anche per quel che riguarda la città della Madonnina le cose non siano affatto chiare. Anche perché si continua a profilare un vero e proprio derby, che coinvolge le due squadre di calcio meneghine. Da una parte c’è il Milan, dall’altra troviamo l’Inter. E in entrambi i casi troviamo delle situazioni abbastanza ben strutturate, dalle quali non sarà facile “estrarre” quella vincente. Anche perchè ci sono in ballo persino realtà territoriali diverse tra loro.

Andiamo ad analizzare nel migliore dei modi la situazione relativa a quella che sarà la franchigia che rappresenterà Milano nel progetto NBA Europe. Anche perchè, rispetto, all’ultimo aggiornamento, ci sono delle novità che meritano maggiore attenzione.

NBA Europe, il derby per Milano si accende

La situazione di casa Olimpia Milano è senza dubbio una delle più ingarbugliate. Anche a causa degli ultimi aggiornamenti sui rapporti tra la NBA e il board di Eurolega. In un primo momento, infatti, si parlava di un progetto NBA Europe che fosse collaterale – e in un certo senso rivale – della principale competizione di basket per club nel Vecchio Continente. Ora, complice anche l’ingresso al vertice di EuroLeague di un personaggio assai gradito come Chus Bueno, tra le due entità potrebbe persino nascere una collaborazione fruttuosa e di medio-lungo termine.

In questo contesto troviamo proprio Milano, considerata una delle 12 realtà che dovrebbero fare parte del progetto NBA Europe alla sua nascita. Proprio la situazione che si sta vivendo in casa Olimpia sembra interessare in maniera particolare all’Inter. Anche perchè il primo tentativo effettuato dai vertici del Milan non è andato a buon fine. Gerry Cardinale, rappresentante del club rossonero, aveva effettuato una proposta che lasciasse ai vertici della famiglia Armani solo una piccola fetta del club che avrebbe fatto parte del progetto della National Basketball Association.

Di conseguenza, sarebbe scattato il piano B, che vede in Oaktree l’attore principale. Il fondo che gestisce la quasi totalità delle quote azionarie dell’Inter avrebbe deciso di affondare il colpo con il Gruppo Armani. Quest’ultimo sarebbe favorevole a questa collaborazione, anche perchè il modus operandi nel club nerazzurro da parte del suddetto fondo è stato apprezzato dai vertici dell’Olimpia Milano. Insomma, la fumata bianca potrebbe essere più vicina di quanto si possa pensare.

Ipotesi Varese per il Milan?

E il Milan? Gerry Cardinale ha deciso di non fermarsi, anche perchè i suoi legami con diversi personaggi di spicco del basket a stelle e strisce lo portano a sfociare in una presenza importante nel progetto NBA Europe. Ecco allora che l’imprenditore italo-americano ha deciso di prendere una strada alternativa per portare la “sua” franchigia di Milano. E così, attraverso RedBird, è stata avviata una proposta insieme alla Pallacanestro Varese, che dal canto suo sarebbe favorevole a sposare questo progetto.

Di certo non è un percorso facile, visto che Varese dovrebbe di fatto traslocare a Milano, con gli annessi problemi di natura territoriale anche tra le tifoserie, che sono storiche rivali. Si tratterebbe però di un trasloco temporaneo, visto che la Openjobmetis giocherebbe nel capoluogo lombardo solo nelle partite di NBA Europe.

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NBA Europe-Eurolega, alleanza in arrivo? Gli ultimi aggiornamenti

Dall’ipotesi di un avvento a dir poco dirompente, a un clamoroso scenario che porterebbe a una alleanza inaspettata. Si potrebbe riassumere così il rapporto che potrebbe nascere tra il futuro progetto NBA Europe e la Eurolega. Almeno questo è quanto sarebbe emerso nelle ultime ore, soprattutto per quel che riguarda l’atteggiamento tenuto dai vertici della più importante lega di basket al mondo. In un primo momento, infatti, sembrava che il “torneo” di debutto della National Basketball Association nel Vecchio Continente potesse essere alternativo alla competizione più importante in Europa. Ora, invece, sembrano poter venire fuori le base per una incredibile alleanza, stando almeno a quanto emerge dalle parole dei protagonisti. In particolare dalla voce di Adam Silver, il quale ha clamorosamente aperto a una potenziale sinergia con il sodalizio europeo.

Questo è quanto è emerso dalla conferenza stampa che si è tenuta nella giornata di ieri, al termine dell’ultimo Board of Governors della lega. Il tema più importante era ovviamente quello legato al futuro allargamento del campionato negli States, con il ritorno di Seattle e il debutto di Las Vegas. Tuttavia, il tema NBA Europe non è rimasto fuori dall’incontro con i giornalisti. E così, il commissioner Adam Silver ha svelato alcuni dettagli che potrebbero rivelarsi interessanti. Anche perché si fa un gran parlare ormai da mesi di questo nuovo progetto. E i rapporti con Eurolega potrebbero essersi evoluti in maniera non aspettata, grazie alla presenza di un soggetto in particolare. Il suo nome è Chus Bueno, il nuovo CEO di EuroLeague.

NBA Europe, ipotesi “alleanza” con Eurolega?

Adam Silver, durante la conferenza stampa, ha aggiornato tutti sulla questione NBA Europe. In maniera breve (ma neanche troppo), il Commissioner della NBA ha fatto capire che il progetto va avanti. Anche perché la mole di soggetti interessati è molto alta, tra cui realtà di casa nostra come Roma e Milano: “Mark Tatum ha dato un aggiornamento al Board of Governors per la creazione di una nuova lega in Europa. Non ci sono state votazioni. Abbiamo diverse banche a lavoro per questa opportunità, JP Morgan e un’altra organizzazione chiamata Raine, da istituti interessati a 12 diversi mercati. Più di 100 organizzazioni sono coinvolte in questo processo. C’è enorme entusiasmo, abbiamo dialoghi aperti che vanno avanti con le società già esistenti nel basket europeo, tramite FIBA, le varie leghe nazionali, e la EuroLeague“.

Ma quindi NBA Europe ed Eurolega andranno avanti insieme? Adam Silver prova a dare una risposta, partendo da una novità interessante. La nomina di Chus Bueno come nuovo CEO della lega spinge infatti in questa direzione. E il commissioner NBA non nega questo link, che potrebbe portare alla nascita di buoni rapporti tra la competizione europea e il futuro progetto, che prenderà piede a partire dal 2028. Intanto, però, il numero 1 della lega a stelle e strisce continua a strizzare l’occhio anche alla FIBA: “Chus Bueno è stato un mio collega nella NBA per molti anni. Credo che, per il bene del basket europeo, la soluzione migliore sarebbe quella di unire le forze con l’EuroLeague. Abbiamo quindi elaborato un approccio sistematico per promuovere questo sport in tutta Europa. Ciò significa integrare i campionati nazionali, collaborando con l’EuroLeague e con la FIBA”.

NBA Europe, è derby per Milano: l’Inter tenta il sorpasso sul Milan

NBA Europe non è ancora partito e sembra ancora ben lontana la data dello start ufficiale, ma continua a far discutere molto. E questa volta, al centro del contendere, ci sarebbe uno degli slot riservato alle squadre di casa nostra. Mentre a Roma si continua a discutere su quella che dovrebbe essere la proprietà con tanto di costituzione del team dirigenziale e dello staff tecnico, anche a Milano non ci sarebbe ancora nulla di certo. Se fino a qualche giorno fa, infatti, la cordata vicina alla proprietà del Milan sembrava ormai a un passo dalla finalizzazione, ora si parla di un clamoroso e inatteso sorpasso. Ci sarebbero infatti i vertici societari dell’Inter in vantaggio per far partire questo nuovo progetto che rappresenterà la città della Madonnina nella futura lega cestistica che unisce Stati Uniti e Vecchio Continente.

A rilanciare la notizia, un paio di giorni fa, sono stati i giornalisti del Corriere della Sera. Sul quotidiano milanese, infatti, si legge che Oaktree avrebbe operato il sorpasso ai danni della cordata da Gerry Cardinale. Il presidente del Milan, forte del legame con alcuni esponenti di spicco del basket a stelle e strisce (uno su tutti LeBron James), ha abbassato la guardia troppo presto. Ecco allora il fondo che detiene la proprietà dell’Inter si sarebbe mosso a fari spenti per balzare in testa per la creazione della “franchigia” che rappresenterà Milano nella futura NBA Europe. Tuttavia, non sono da escludere colpi di scene ed eventuali nuovi ribaltoni nei prossimi giorni.

NBA Europe, Inter o Milan per la squadra di Milano?

Il 2027 è l’anno in cui il progetto NBA Europe dovrebbe vedere i propri natali. Sia i vertici del Milan che quelli dell’Inter si sono mossi nelle scorse settimane, e continueranno a farlo. Da una parte c’è Gerry Cardinale, presidente del club rossonero, che ha avviato i suoi contatti. In primis con gli stessi “top” della lega a stelle e strisce, ma anche con Leo Dell’Orco. Quest’ultimo, storico compagno di vita del compianto Giorgio Armani, ha assunto su di sé la guida di tutti le aziende gestite dal leggendario stilista, tra cui anche l’Olimpia Milano. E con lui il numero 1 del Diavolo ha cercato di capire quali fossero i margini di manovra per far coesistere la squadra di basket della città e quella che rappresenterà il capoluogo lombardo nel futuro distaccamento europeo della lega americana.

Di contro, i vertici del fondo Oaktree non hanno ancora stretto i primi legami ma si sono portati avanti con il lavoro. Stando a quanto si legge sul Corriere della Sera, infatti, sarebbe stato studiato in maniera approfondita il progetto della lega e il suo business model. Poi sono state fatte delle valutazioni per una eventuale coabitazione con la stessa Olimpia Milano. Nel frattempo, però, la NBA avrebbe espresso favore per la situazione del bilancio del fondo, con tanto di colloqui costruttivi con la J.P. Morgan, che sosterrà a livello economico lo sbarco in Europa della National Basketball Association.

Si parla dunque di un vantaggio dell’Inter per la creazione della squadra di Milano in NBA Europe. Il tutto mentre il Milan, attraverso Cardinale, avrebbe già preparato una prima offerta per l’acquisizione dello slot. Insomma, il derby è pronto a trasferirsi da San Siro alla palla a spicchi…

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NBA, ipotesi espansione con Seattle e Las Vegas: cosa succede alla lega

Il mondo della NBA sarebbe pronto a vivere una nuova rivoluzione, che potrebbe prendere forma già nei prossimi mesi. Si sta discutendo, infatti, per l’inserimento di due nuove franchigie per portare a quota 32 il numero di squadre che prenderanno parte alla lega di basket più importante al mondo. Tuttavia, si tratta di considerazioni diverse per quel che riguarda queste due compagini. Da una parte si tratterebbe di un ritorno, visto che si sta lavorando per riportare la palla a spicchi a stelle e strisce a Seattle. Dall’altra parte, invece, ci si avvia verso il tanto atteso e chiacchierato debutto di Las Vegas nella National Basketball Association. Un doppio cambiamento epocale, ma che sembra ormai sempre più probabile a giudicare dai rumors che circolano negli Stati Uniti.

Anche i media più importanti del Paese stanno portando avanti le notizie sul tema con sempre maggiore insistenza. La stessa ESPN, che per certi versi è l’emittente più credibile a proposito di notizie sulla NBA, non sembra avere più dubbi. Tanto che si dice che sarebbe “scioccante” un eventuale dietrofront da parte dei vertici della lega. L’attesa è tutta per il voto che avverrà nelle prossime settimane e che coinvolgerà tutte e 30 le franchigie già esistenti. In base alle norme in vigore, serviranno 23 voti favorevoli per far sì che Seattle possa tornare e Las Vegas debuttare nella National Basketball Association. Ma quali sono le motivazioni che stanno portando a valutare in maniera positiva l’ingresso di due nuove realtà nel campionato più visto e più ricco al mondo? Le ragioni non mancano e le analizzeremo in questo articolo.

NBA, i motivi per l’ingresso in lega di Seattle e Las Vegas

In principio ci sono proprio le motivazioni di natura economica. Le trenta franchigie vantano al momento il 3,33% di possesso pro capite della NBA. Con l’avvento di Seattle e Las Vegas, questa percentuale scenderà al 3,12%. Un calo che potrebbe sembrare di poco conto, ma che fa tutta la differenza del mondo. Avere infatti una quota inferiore porterà a esborsi più contenuti, ma tra le quote di ingresso pagate dalle nuove franchigie e le potenzialità economiche in entrata tutto potranno trarne giovamento.

Poi c’è l’appeal di due realtà che da sempre hanno strizzato l’occhio al mondo dello sport. Sappiamo bene quale sia stato in passato il rapporto tra Seattle e la NBA. I tanti anni di militanza dei SuperSonics, che gli amanti del basket “vintage” ricorderanno per giocatori del calibro di Gary Payton e Shawn Kemp, hanno lasciato un segno nella lega. Ecco allora che il ritorno nella città dello Stato di Washington sarebbe accolto con grande favore. E poi c’è Las Vegas, che con il suo fascino e i suoi lustrini rappresenta una grande opportunità per tutta l’associazione. Proprio in Nevada si svolge la Summer League, e poi la nascita di squadra come i Raiders in NFL e i Golden Knights nella NHL hanno fatto crescere il movimento sportivo in città.

Ma cosa cambierà a livello regolamentare con la comparsa delle due franchigie di Seattle e Las Vegas in NBA? La più grande novità riguarderà l’ingaggio dei giocatori. In primis verrà introdotto il Draft di espansione, in cui le due squadre neonate potranno selezionare al massimo un giocatore da ciascuna franchigia esistente, oscillando tra un minimo di 14 e un massimo di 19 tesserati. Il salary cap delle due compagini dovrebbe essere fissato all’80% del totale, per poi essere sbloccato totalmente dal terzo anno.

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Bam Adebayo nella storia: 83 punti contro Washington, seconda miglior performance di sempre

Nella notte appena trascorsa è stata scritta una nuova e clamorosa pagina nella storia della NBA. E il protagonista di questo evento è un giocatore molto forte, ma al tempo stesso insospettabile per il contesto in cui si è lanciato. Il suo nome è Bam Adebayo, è il centro dei Miami Heat e qualche ora fa ha deciso di diventare il protagonista assoluto non solo di una partita, ma di tutta la lega. Il giocatore originario della Nigeria ma statunitense a tutti gli effetti ha messo in piedi la miglior performance offensiva nella storia recente della National Basketball Association. Il tutto in una partita di regular season, che in un certo senso vede ricrearsi attorno a sé un certo interesse.

Bam Adebayo, infatti, ha messo a segno ben 83 punti nella partita vinta dai suoi Miami Heat contro i Washigton Wizards. Un dato che non si è mai visto negli ultimi 60 anni, ovvero da quando il leggendario Wilt Chamberlain realizzò i celebri 100 punti nella partita tra Philadelphia Warriors e New York Knicks. Da allora sono passati ben 64 anni, visto che la leggenda del basket americano mise in atto questa impresa il 2 marzo del 1962. Nel frattempo sono successe tante cose a questo sport e alla lega più importante al mondo. Ma ecco che arriva un aggiornamento a quello che è un record praticamente irraggiungibile nell’era moderna della palla a spicchi.

Bam Adebayo, 83 punti in Miami Heat – Washington Wizards

Bam Adebayo è stato protagonista di un evento clamoroso. Anche perchè non si è trattato della classica partita in cui la palla è viaggiata solo tra le mani del centro di origini nigeriane. Va detto che il pivot dei Miami Heat ha tirato ben 43 volte, che non sono poche. Ma se consideriamo i 20 canestri dal campo, tra cui spiccano le sette triple, e soprattutto i 43 tiri liberi – di cui ne sono stati realizzati 36 – ecco che viene fuori un dato clamoroso. Proprio l’ultimo elemento, ovvero i viaggi in lunetta, testimoniano la grande giornata del giocatore afro-americano, letteralmente inarrestabile per i Washington Wizards. Inoltre va detto che Adebayo ha giocato 42 minuti sui 48 a sua disposizione, quindi anche il fattore stanchezza non ha complicato i piani del nigeriano.

E queste statistiche che abbiamo enunciato in maniera abbastanza soft, vanno a rappresentare una serie di piccoli ma significativi record all’interno della stessa partita. A proposito dei tiri liberi, il numero di tentativi (43) e la quantità di conclusioni realizzate a cronometro fermo (36) rappresentano dei primati assoluti. Diversa è la questione che riguarda i tiri da tre punti: i 22 tentativi sono la terza miglior performance di sempre in questo fondamentale.

Le migliori performance realizzative di sempre in NBA

Dunque Bam Adebayo si va a collocare al secondo posto nella classifica delle migliori performance realizzative di sempre in NBA. E come abbiamo già scritto, solamente il mitico Wilt Chamberlain è riuscito a fare meglio. Per carità, si tratta pur sempre di un altro tipo di basket, ma la dominanza del leggendario giocatore è sempre stata sotto gli occhi di tutti.

Con questa grande prestazione, il centro dei Miami Heat ha superato un’altra leggenda come Kobe Bryant. Il compianto campione aveva messo a segno 81 punti in un’altra partita divenuta leggendaria, ovvero quella tra Los Angeles Lakers e Toronto Raptors del 22 gennaio 2006. Ora, davanti a lui, c’è Bam Adebayo. E chissà se un’altra prestazione realizzativa di questo tipo sarà mai replicabile.

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Dream Team a Los Angeles 2028, i primi rumors e le parole di Kevin Durant

Nonostante ci sia ancora una stagione praticamente da giocare in NBA, negli Stati Uniti ci si iniziano a fare delle domande sul futuro a lungo termine. In particolare per quella che sarà la composizione del roster a stelle e strisce in vista dei prossimi Giochi Olimpici. Tra due anni e mezzo, come ben sappiamo, la rassegna a cinque cerchi si giocherà a Los Angeles. Diventa dunque un grande obiettivo per il Dream Team presentarsi con la miglior squadra possibile alle prossime Olimpiadi. La volontà forte è quella di portare a casa un’altra medaglia d’oro, dopo quella conquistata a Parigi un anno e mezzo fa. Anche perché la compagine americana sa di dover fronteggiare una serie di ostacoli importanti, se consideriamo la crescita di alcune Nazionali anche in chiave NBA.

Ecco allora che si inizia a parlare di quelli che potrebbero essere i potenziali componenti del Dream Team per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. C’è chi si è già spinto a parlare di una vera e propria “last dance”. Prendendo in prestito la frase che ha reso ancor più celebre la serie Netflix sui Chicago Bulls di Michael Jordan, si è parlato di una ultima reunion tra alcune superstar della palla a spicchi americana. Tra questi spiccano ovviamente LeBron James e Steph Curry, i grandi protagonisti della medaglia d’oro vinta a Parigi nel 2024. Nel frattempo, però, a prendere la parola è stato Kevin Durant. Un altro componente dello squadrone a stelle e strisce che ha trionfato un anno e mezzo fa, non esclude il ritorno. Tuttavia, ci sono alcune cose che KD ci ha tenuto a specificare e a spiegare meglio.

Kevin Durant e il Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028

Kevin Durant ci ha tenuto a rispondere in particolare a Marc Spears. Il noto giornalista di ESPN ha parlato proprio della già citata “last dance” del Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Questa è la replica di KD sul tema: “Questa cosa della nostra ‘Last Dance’ ve la siete inventata voi dei media. Di certo non l’avete sentita da me, da LeBron o da Steph. Io voglio assolutamente giocare, mi piacerebbe moltissimo, ma devo rimanere al top del mio gioco perché voglio esserci solo se sono ancora in grado di aiutare la squadra a vincere. Oggi come oggi darei di certo la mia disponibilità“.

Anche perché ci sarebbe la voglia di mettere nuovamente sotto la Francia. La Nazionale dei “galletti”, dopo la brutta sconfitta patita nelle Olimpiadi giocate nel 2024 in casa a Parigi, si sarebbe detta pronta per una rivincita. Tuttavia, Kevin Durant ha già affilato le armi e ha dato una risposta delle sue: “Davvero sono pronti a batterci? L’ultima volta li abbiamo sculacciati“.

Ma chi sono i giocatori che sono pronti a rappresentare il Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028? Detto di Kevin Durant, anche Steph Curry gradirebbe tantissimo esserci ai Giochi di casa. Nonostante i 40 anni compiuti proprio a luglio, la stella dei Golden State Warriors non esclude affatto un ritorno con la canotta di Team USA. E poi c’è LeBron James, che con ogni probabilità troverebbe proprio nella rassegna a cinque cerchi il suo ultimo atto da giocatore professionista. Insomma, di carne al fuoco ce n’è già tanta. E dire che mancano ancora due anni e mezzo…