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Giannis Antetokounmpo

Giannis Antetokounmpo ha un piano: portare LeBron James a Miami

L’estate è iniziata da pochi giorni, ma in NBA le temperature sono già a dir poco torride. E a renderle altissime ci sta pensando un solo free agent, ma probabilmente il più chiacchierato di sempre. Stiamo ovviamente parlando di LeBron James, che qualche giorno fa ha annunciato il suo addio ai Los Angeles Lakers. Una separazione che ha sorpreso alcuni, ma non tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori. Il fenomeno nativo di Akron non ha ancora scelto la sua prossima destinazione, ma c’è chi ci sta facendo più di un pensierino. Un nome su tutti è quello di un altro giocatore che si è liberato dal suo precedente contratto per rilanciare la sua carriera. E questo uomo risponde al nome di Giannis Antetokounmpo.

Il cestista greco, infatti, avrebbe in mente un piano per riuscire a convincere LeBron James a tornare a indossare la canotta dei Miami Heat. L’idea della ex stella dei Milwaukee Bucks sarebbe quella di ricreare qualcosa che in Florida si è già visto. La composizione di quelli che potremmo ribattezzare “i nuovi Big Three”. In quel caso, ad affiancare The Chosen One furono, se ben ricordate, Chris Bosh e Dwyane Wade: un trio capace di vincere e far sognare una città intera. Poco più di un decennio dopo, ad affiancare LBJ e Giannis Antetokounmpo ci sarebbe Bam Adebayo. Un terzetto decisamente meno dinamico e più fisico, ma comunque fortissimo, con il quale la franchigia guidata da Pat Riley potrebbe puntare a tornare tra le big della lega. E poi c’è un coach come Erik Spoelstra, che non ha mai nascosto il suo desiderio di tornare ad allenare una delle stelle della NBA.

Giannis Antetokounmpo chiama LeBron James ai Miami Heat

A parlarne in maniera più approfondita in questi giorni è stato Shams Charania. Il giornalista è uno degli insider più credibili e affidabili per quel che riguarda i movimenti di mercato in NBA. E durante una sua ospitata in uno show televisivo, ha svelato quello che è il piano di Giannis Antetokounmpo. Il greco vorrebbe giocare a tutti i costi con LeBron James nella sua nuova avventura con i Miami Heat. E in questo senso, l’obiettivo della franchigia della Florida sarebbe quello di accontentare il suo nuovo arrivo.

I Miami Heat starebbero lavorando per costruire l’intero roster attorno a quella che sarebbe la nuova tripletta di stelle. Il confermatissimo Bam Adebayo, il grande sogno Giannis Antetokounmpo e il più che gradito ritorno di LeBron James. Il feeling tra quest’ultimo e i vertici della franchigia della Florida sarebbe ancora buono, grazie soprattutto alla presenza di Pat Riley e di coach Erik Spoelstra. Due pilastri di un team con cui LBJ ha già vinto tanto in carriera.

E poi ci sono i rapporti tra LeBron James e le due attuali stelle della squadra. The Chosen One ha condiviso una bella esperienza con il Dream Team statunitense con Bam Adebayo. E poi c’è il profondo rispetto che la stella di Akron nutre nei confronti di Giannis Antetokounmpo. Il greco vedrebbe in LBJ il giocatore perfetto per innescare il suo gioco e attirare parte dell’attenzione delle difese avversarie. Insomma, l’avvicinamento al quarto di secolo di carriera di LeBron potrebbe passare da una piazza che gli ha dato tanto, e a chi ha restituito altrettanto…

lebron james

LeBron James lascia i Los Angeles Lakers: l’eredità passa a Doncic

Una nuova svolta epocale sta per colpire il mondo della NBA. Il protagonista è ancora una volta uno dei giocatori più segnanti dell’ultimo quarto di secolo per la palla a spicchi a livello mondiale. LeBron James, infatti, non sarà un giocatore dei Los Angeles Lakers per la prossima stagione. Il campione nativo di Akron, infatti, ha comunicato alla franchigia californiana la sua intenzione di andare via. Termina dunque una storia d’amore che è durata per ben otto anni e ha consentito di scrivere pagine bellissime. In primis la conquista del titolo, arrivato nel 2020 e che ha posto fine a un lungo digiuno per i gialloviola dopo una lunga ed estenuante attesa.

In ogni caso, LeBron James ci ha tenuto a ribadire un concetto che è fondamentale. La stella originaria dell’Ohio, infatti, ha lasciato i Los Angeles Lakers ma non smetterà di giocare a basket. Nella sua mente, infatti, c’è la possibilità di portare avanti una carriera che lo sta portando alla 24esima stagione nella NBA. Un record che diventerà ufficiale non appena arriverà la firma con la sua nuova squadra, ma al tempo stesso un traguardo intermedio. Non è da escludere, infatti, che “Il Prescelto” punti a giocare nella lega per un quarto di secolo.

Ma cosa ne sarà di LeBron James per il futuro? Fin dai minuti successivi alla pubblicazione del suo addio ai Los Angeles Lakers, si è fatto un gran parlare della sua prossima destinazione. Quella più immediata sembra essere l’unione con Steph Curry per la nuova edizione dei Golden State Warriors. Tuttavia non mancano le candidature a sorpresa. Tra queste spuntano i Denver Nuggets, per una accoppiata clamorosa con Nikola Jokic; i Philadelphia 76ers e persino una terza apparizione con la canotta dei Cleveland Cavaliers.

Los Angeles Lakers, l’eredità di LeBron James

Quella che LeBron James lascia nelle mani di Luka Doncic è un’eredità molto pesante per i Los Angeles Lakers. La franchigia californiana sta infatti cercando di allestire un roster che possa anche essere a immagine e somiglianza dello sloveno. Non sarà una squadra costruita per vincere a tutti i costi, ma un team di giocatori che contribuiranno ai successi dei gialloviola attraverso la costruzione di un sistema. E non si può non passare dall’ex giocatore dei Dallas Mavericks in questo processo di ricostruzione.

I Los Angeles Lakers non conteranno più su altri giocatori, oltre a LeBron James. Lasceranno infatti la California, al termine dei rispettivi contratti, i vari Marcus Smart, Rui Hachimura, Luke Kennard e Jaxson Hayes. Nel frattempo, sono stati firmati quattro nuovi giocatori con annunci a stretto giro di posta. Lo spot di ala piccola sarà occupato da Quentin Grimes, che arriva nella città degli angeli da Philadelphia. Il “4” sarà invece Sandro Mamukelashvili, che ha giocato l’ultima stagione a Toronto. Il ruolo di pivot verrà occupato dall’ex Utah Jazz Walker Kessler. Infine arriverà da Chicago Collin Sexton, che sarà il backup della guardia titolare.

Una squadra ricostruita quasi del tutto, seppur con pochi movimenti. Sono arrivati giocatori che, con le proprie caratteristiche, potrebbero mettere decisamente a proprio agio un Luka Doncic chiamato a fare nuovamente da leader. Non ci sarà più la presenza ingombrante – ma mai negativa – di LeBron James. E non essendoci neanche l’ossessione della vittoria, le cose in casa “lacustre” potrebbero andare meglio del previsto…

Giannis Antetokounmpo

Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat: la svolta del colosso greco

Una clamorosa – ma non inaspettata – svolta sta per concretizzarsi nel mondo della NBA. Giannis Antetokounmpo, infatti, sta per dire addio ai Milwaukee Bucks per dare una svolta alla sua carriera. Il fuoriclasse greco a breve diventerà un nuovo giocatore dei Miami Heat, in quello che è uno scenario che rischia di modificare le gerarchie nella Eastern Conference, oltre che nell’intera lega. La trade non è ancora divenuta ufficiale, ma continua a essere la notizia più chiacchierata da diverse ore. Anche perché a fornire i rumors sono state fonti a dir poco attendibili.

Secondo gli insider della redazione di ESPN, infatti, la trade tra i Milwaukee Bucks e i Miami Heat sarebbe già stata completata. L’ultima parola se l’è presa Pat Riley, una delle leggende viventi della lega. Il presidente della franchigia della Florida ha portato a termine una operazione davvero molto vasta. Si tratta di un affare che non comprende – come ci si poteva aspettare – il solo Giannis Antetokounmpo. A lasciare Milwaukee per approdare alla corte degli Heat, infatti, sarà anche Bobby Portis. Una vera e propria rivoluzione, con due stelle dei Bucks che volano a Miami.

Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat per la svolta

Il trasferimento delle due stelle dei Milwaukee Bucks ai Miami Heat provoca un vero e proprio trasloco a parti invertire. Lasceranno la Florida, infatti, i veri Tyler Herro, Kel’el Ware, Jaime Jaquez Jr. e Kasparas Jakucionis. In aggiunta a questo, la franchigia campione del mondo del 2021 riceverà tre scelte al primo giro. Tra queste c’è anche quella piazzata alla numero 13 del draft che si svolgerà tra qualche ora. A completare la trade ci saranno anche un diritto di scambio di scelte nel 2030 e una seconda scelta nel 2033.

Non è prevista la presenza di una terza squadra coinvolta in questa trade. Dunque Giannis Antetokounmpo si aggiunge alla sfilza di grandi campioni ingaggiati dai Miami Heat nella storia recente. Sotto la gestione del presidente Pat Riley, infatti, sono stati acquistati dalla franchigia della Florida giocatori del calibro di Shaquille O’Neal, Jimmy Butler e il duo composto da LeBron James e Chris Bosh, i quali si aggiunsero al “propheta in patria” Dwyane Wade e diedero vita a una vera e propria dinastia.

La scelta di Giannis Antetokounmpo di accasarsi ai Miami Heat non è stata semplice, né immediata. Nelle scorse settimane, infatti, si è fatto un gran parlare della trattativa per il trasferimento ai Boston Celtics. La trade messa in piedi dai “verdi” prevedeva il trasferimento di Jaylen Brown tra le fila dei campioni del 2021. Poi, però, non se n’è fatto più nulla, anche per l’idea ben precisa da parte dei Bucks. Il nuovo corso di Milwaukee, infatti, prevede ingaggi più contenuti e una squadra più giovane e futuribile.

Tra le altre cose, c’è una statistica piuttosto interessante che è anche il segno dei tempi che cambiano. Il doppio addio della stelle greca e di Bobby Portis, infatti, segna la chiusura di un ciclo in quanto nel roster dei Milwaukee Bucks che vinsero il titolo NBA nel 2021. Una netta svolta che conferma anche la decisione, da parte del board della franchigia, di cambiare in maniera netta la propria visione.

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New York Knicks campioni NBA, Brunson riesce a eclissare Wemby

I New York Knicks sono i vincitori del titolo NBA per la stagione 2025-26. Una rincorsa che durava ormai da più di mezzo secolo e che incorona la Grande Mela come nuovo centro del mondo della palla a spicchi. I nuovi campioni del mondo sono stati capaci di dimostrare che nulla, nel basket e nello sport in generale, è impossibile. E questo ragionamento passa attraverso diversi momenti della stagione, e più nello specifico di queste NBA Finals, in cui più di una volta la compagine newyorkese è andata a un passo dalla caduta. E invece, al termine di cinque partite quasi perfette, Jalen Brunson e compagni sono riusciti a sovvertire i pronostici e a far trionfare una delle città più controverse al mondo.

Le NBA Finals che si sono concluse nella scorsa notte con il trionfo dei New York Knicks, ci ha anche lasciato delle risposte dall’altra parte della barricata. I San Antonio Spurs – è quasi superfluo sottolinearlo – escono molto ridimensionati da questa sfida per l’anello. Ci si aspettava molto di più, in particolare dal supporting cast del giocatore più atteso e osservato, ovvero Victor Wembanyama. Basti pensare, giusto per fare un esempio, a ciò che ha combinato De’Aaron Fox nei secondi finali di gara4: una giocata a dir poco scellerata che è costata la vittoria e soprattutto ha indirizzato in maniera chiara tutta la serie conclusiva. Una serie di “what if” che, però, non fanno altro che aumentare il rimpianto per la franchigia del Texas.

New York Knicks campioni in NBA, cosa hanno avuto in più dei San Antonio Spurs

La gara5 di queste NBA Finals ci hanno dato la reale dimensione di quel che è accaduto in generale in tutta la serie. Anche questa volta, com’è successo ad esempio anche in gara4, i New York Knicks sono arrivati a un punto di non ritorno. La squadra guidata da coach Mike Brown si è ritrovata nettamente sotto nel punteggio, quasi con la consapevolezza di dover alzare bandiera bianca. Questa pratica, però, a quanto pare non appartiene alla franchigia della città della Grande Mela. Del resto ce ne siamo accorti proprio del quarto match della serie: anche uno svantaggio di 29 punti non è considerato impossibile da recuperare.

E questa volta, a mancare è stato proprio il grande avversario dei Knicks. Gara5 delle NBA Finals 2026 è stata la peggiore nella ancor breve carriera dei playoff per Victor Wembanyama. Si tratta di una valutazione che va ben al di là del semplice giudizio sulle statistiche. I numeri, però, vanno in primo piano: 19 punti e 14 rimbalzi per l’ennesima e scontata doppia doppia, ma anche 12 errori al tiro e solamente tre punti nell’ultimo quarto, quello decisivo. E poi c’è quell’uscita dal parquet a testa bassa, quasi schivando gli avversari pur di imboccare il tunnel degli spogliatoi senza accettarne la vittoria meritata.

Dall’altra parte, invece, c’era un Jalen Brunson che ha ribadito ancora una volta quel senso di leadership divenuto evidente a tutti in questa stagione. La guardia dei New York Knicks esce da queste Finals come trionfatore, e non solo per la vittoria del primo anello in carriera. Il premio di MVP delle finali potrebbe sembrare quasi scontato, visto il rendimento dell’ex Dallas Mavericks.

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NBA, cancellato il tanking: nuova formula per la Draft Lottery

Una vera e propria riforma per dare sempre più credibilità a tutto lo svolgimento della regular season. In particolare a quelle partite tra squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato. Questa è la posizione forte assunta dal Board of Governors della NBA, che ha dato vita a una nuova formula per la Lottery del Draft. Di fatto, il sistema che prenderà il via dalla prossima annata nascerà per porre fine alla triste e sempre più diffusa pratica del “tanking”. Chi cercherà di arrivare appositamente nelle ultime posizioni delle due Conference, non avrà più i privilegi fin qui emersi.

Il commissioner Adam Silver ha presieduto in queste ore l’ultimo incontro del Board of Governors della NBA. Durante questo incontro, molto atteso alla vigilia, si è votato il nuovo sistema di Lottery, che è stato ribattezzato “3-2-1”. La scelta di questo nome è legata al numero di combinazioni e di slot di cui potrà disporre ciascuna delle 26 franchigie per poter ottenere le prime scelte al Draft. Il metodo ha visto una votazione di 29 espressioni favorevoli e una sola contraria, e verrà applicato a partire dalla prossima estate e resterà in vigore almeno fino al 2029.

Scopriamo nel dettaglio come funzionerà questo nuovo sistema per la Lottery che porta poi al Draft NBA.

NBA, come funziona il sistema Lottery “3-2-1”

Questo nuovo sistema per la Lottery, come abbiamo già accennato, punta a colpire chi si rende protagonista di tanking. Il voto che si è svolto nelle scorse ore, come abbiamo già accennato, ha visto ben 29 franchigie favorevoli e una sola contraria, ovvero i Memphis Grizzlies. Il voto “contro” da parte della compagine del Tennessee era prevedibile, visto che la squadra ha ottenuto il record peggiore nella regular season NBA appena conclusa. Dunque questa è una prima conferma del fatto che il Board of Governors abbia colpito il bersaglio giusto, ovvero chi punta sul tanking a tutti i costi.

Il primo cambiamento riguarda il numero di franchigie ammesse alla Lottery: saranno 16 e non più 14. Saranno coinvolte non solo le squadre non qualificate ai playoff, ma anche quelle eliminate durante il Play-in. E poi sarà vietato ottenere la prima scelta al Draft per due anni di fila e accumulare tre scelte in Top-5 per tre anni consecutivi.

Tuttavia, come abbiamo già accennato l’aspetto più importante riguarderà le squadre con il record peggiore in regular season. Le ultime tre compagini non godranno più delle percentuali più alte per ottenere la prima scelta al Draft NBA. Avranno bensì due combinazioni a testa, con percentuali pari tra loro e decisamente più basse. Si tratta, per fare un esempio, delle stesse probabilità della nona e della decima classificata di ciascuna Conference.

Verranno invece premiate le altre franchigie, o quantomeno quelle che si impegneranno a dare il massimo per tutte e 82 le partite della regular season. Chi avrà tra il quarto e il decimo peggior record in ciascuna Conference, infatti, godrà di tre combinazioni per ottenere la prima scelta. Dunque, chi proverà a vincere le partite fino alla fine per qualificarsi ai playoff o al play-in avrà chances maggiori di pescare il primo pick al Draft. O quantomeno godrà di privilegi (meritati sul campo) rispetto a chi smette arbitrariamente di giocare le ultime gare.

venezia serie a

Serie A Playoff: Virtus Bologna, Brescia e Venezia in semifinale

Arriva la parola “fine” sul primo turno dei playoff di Serie A. Le tre serie che si sono protratte fino a gara5 hanno di fatto visto prevalere le squadre favorite sulla carta. Dopo aver scritto ieri della vittoria netta della Germani Basket Brescia ai danni della Pallacanestro Trieste, le altre big hanno dato seguito a quanto fatto dalla Leonessa 24 ore prima. La Virtus Olidata Bologna ha chiuso una serie molto sofferta contro la Dolomiti Energia Trento, vincendo la sfida decisiva davanti al proprio pubblico. Infine la Umana Reyer Venezia è riuscita ad avere la meglio sulla Bertram Tortona, al termine di un match in cui la differenza l’ha fatta forse la maggiore esperienza della formazione lagunare.

Arriviamo così allo step successivo di questi playoff di Serie A. Nei prossimi giorni prenderanno il via le semifinali per la conquista dello scudetto. E alla fine dei conti, sono state le favorite della vigilia a riuscire ad arrivarci. Ci sarà subito il big match tra la Virtus Olidata Bologna e la EA7 Emporio Armani Milano, con i campioni d’Italia in carica che godranno del fattore campo. E poi ci sarà il confronto tra la Germani Basket Brescia e la Umana Reyer Venezia. In questo caso è la Leonessa ad avere il fattore campo, con l’obiettivo di bissare la finale ottenuta nel 2025.

Il racconto delle ultime sfide di gara5

Iniziamo il nostro racconto partendo dal PalaDozza. Qui la sfida tra Virtus Olidata Bologna e Dolomiti Energia Trento è stata a dir poco accesa fin dall’inizio. I due attacchi hanno iniziato a girare a meraviglia, con percentuali altissime da entrambe le parti. Si arriva così all’intervallo di metà gara sul risultato di 58-55. Alla ripresa dei giochi sono gli ospiti a scattare meglio dai blocchi, alzando in maniera importante l’attenzione nella metà campo difensiva. Il vantaggio di 3 punti con cui inizia il quarto periodo, però, viene spazzato via dalle Vu Nere. Un ultimo quarto strepitoso da parte dei detentori dello scudetto, che esaltano il pubblico e volano in semifinale. Prestazione mostruosa per Carsen Edwards: 31 punti con 10/18 dal campo e 5 assist. Dall’altra parte non bastano i 38 punti di DJ Steward che segna 7 triple e sbaglia solo quattro tiri.

Ci spostiamo ora al Taliercio, per l’ultimo atto della sfida tra Umana Reyer Venezia e Bertram Tortona. Tanta intensità in un match caldissimo, in cui i lagunari cercano di scappare nel secondo quarto, in cui gli ospiti non riescono a opporsi. Al rientro dagli spogliatoi, e con i padroni di casa avanti di 8 punti, si vede però una squadra piemontese più concentrata e attenta. Gli uomini di coach Fioretti provano a rientrare in corsa e fanno partita alla pari, ma ci pensa R.J. Cole a fare la differenza. Sono decisivi i 27 punti del giocatore americano, che aggiunge 6 assist e si rende irresistibile. Dall’altra parte non bastano a Tortona i 18 punti di Tommaso Baldasso.

Playoff Serie A, i risultati di Gara5 dei quarti

Virtus Olidata Bologna (1) – Dolomiti Energia Trento (8) 106-95, serie chiusa sul 3-2
Germani Basket Brescia (2) – Pallacanestro Trieste (7) 90-75, serie chiusa sul 3-2
Umana Reyer Venezia (4) – Bertram Tortona (5) 89-83, serie chiusa sul 3-2

Milan nel progetto NBA Europe? La posizione di Gerry Cardinale

NBA Europe, il derby per Milano prosegue: le ultime notizie

Prosegue la sfida a distanza per accaparrarsi uno degli slot che verranno occupati per la partenza di NBA Europe, ovvero quello destinato a Milano. A dire la verità, entrambe le compagini che dovrebbero rappresentare l’Italia del basket in questo nuovo progetto, al momento non hanno un padrone. Come abbiamo scritto nelle scorse settimane, infatti, anche a Roma si brancola abbastanza nel buio. Ne consegue che anche per quel che riguarda la città della Madonnina le cose non siano affatto chiare. Anche perché si continua a profilare un vero e proprio derby, che coinvolge le due squadre di calcio meneghine. Da una parte c’è il Milan, dall’altra troviamo l’Inter. E in entrambi i casi troviamo delle situazioni abbastanza ben strutturate, dalle quali non sarà facile “estrarre” quella vincente. Anche perchè ci sono in ballo persino realtà territoriali diverse tra loro.

Andiamo ad analizzare nel migliore dei modi la situazione relativa a quella che sarà la franchigia che rappresenterà Milano nel progetto NBA Europe. Anche perchè, rispetto, all’ultimo aggiornamento, ci sono delle novità che meritano maggiore attenzione.

NBA Europe, il derby per Milano si accende

La situazione di casa Olimpia Milano è senza dubbio una delle più ingarbugliate. Anche a causa degli ultimi aggiornamenti sui rapporti tra la NBA e il board di Eurolega. In un primo momento, infatti, si parlava di un progetto NBA Europe che fosse collaterale – e in un certo senso rivale – della principale competizione di basket per club nel Vecchio Continente. Ora, complice anche l’ingresso al vertice di EuroLeague di un personaggio assai gradito come Chus Bueno, tra le due entità potrebbe persino nascere una collaborazione fruttuosa e di medio-lungo termine.

In questo contesto troviamo proprio Milano, considerata una delle 12 realtà che dovrebbero fare parte del progetto NBA Europe alla sua nascita. Proprio la situazione che si sta vivendo in casa Olimpia sembra interessare in maniera particolare all’Inter. Anche perchè il primo tentativo effettuato dai vertici del Milan non è andato a buon fine. Gerry Cardinale, rappresentante del club rossonero, aveva effettuato una proposta che lasciasse ai vertici della famiglia Armani solo una piccola fetta del club che avrebbe fatto parte del progetto della National Basketball Association.

Di conseguenza, sarebbe scattato il piano B, che vede in Oaktree l’attore principale. Il fondo che gestisce la quasi totalità delle quote azionarie dell’Inter avrebbe deciso di affondare il colpo con il Gruppo Armani. Quest’ultimo sarebbe favorevole a questa collaborazione, anche perchè il modus operandi nel club nerazzurro da parte del suddetto fondo è stato apprezzato dai vertici dell’Olimpia Milano. Insomma, la fumata bianca potrebbe essere più vicina di quanto si possa pensare.

Ipotesi Varese per il Milan?

E il Milan? Gerry Cardinale ha deciso di non fermarsi, anche perchè i suoi legami con diversi personaggi di spicco del basket a stelle e strisce lo portano a sfociare in una presenza importante nel progetto NBA Europe. Ecco allora che l’imprenditore italo-americano ha deciso di prendere una strada alternativa per portare la “sua” franchigia di Milano. E così, attraverso RedBird, è stata avviata una proposta insieme alla Pallacanestro Varese, che dal canto suo sarebbe favorevole a sposare questo progetto.

Di certo non è un percorso facile, visto che Varese dovrebbe di fatto traslocare a Milano, con gli annessi problemi di natura territoriale anche tra le tifoserie, che sono storiche rivali. Si tratterebbe però di un trasloco temporaneo, visto che la Openjobmetis giocherebbe nel capoluogo lombardo solo nelle partite di NBA Europe.

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NBA Europe-Eurolega, alleanza in arrivo? Gli ultimi aggiornamenti

Dall’ipotesi di un avvento a dir poco dirompente, a un clamoroso scenario che porterebbe a una alleanza inaspettata. Si potrebbe riassumere così il rapporto che potrebbe nascere tra il futuro progetto NBA Europe e la Eurolega. Almeno questo è quanto sarebbe emerso nelle ultime ore, soprattutto per quel che riguarda l’atteggiamento tenuto dai vertici della più importante lega di basket al mondo. In un primo momento, infatti, sembrava che il “torneo” di debutto della National Basketball Association nel Vecchio Continente potesse essere alternativo alla competizione più importante in Europa. Ora, invece, sembrano poter venire fuori le base per una incredibile alleanza, stando almeno a quanto emerge dalle parole dei protagonisti. In particolare dalla voce di Adam Silver, il quale ha clamorosamente aperto a una potenziale sinergia con il sodalizio europeo.

Questo è quanto è emerso dalla conferenza stampa che si è tenuta nella giornata di ieri, al termine dell’ultimo Board of Governors della lega. Il tema più importante era ovviamente quello legato al futuro allargamento del campionato negli States, con il ritorno di Seattle e il debutto di Las Vegas. Tuttavia, il tema NBA Europe non è rimasto fuori dall’incontro con i giornalisti. E così, il commissioner Adam Silver ha svelato alcuni dettagli che potrebbero rivelarsi interessanti. Anche perché si fa un gran parlare ormai da mesi di questo nuovo progetto. E i rapporti con Eurolega potrebbero essersi evoluti in maniera non aspettata, grazie alla presenza di un soggetto in particolare. Il suo nome è Chus Bueno, il nuovo CEO di EuroLeague.

NBA Europe, ipotesi “alleanza” con Eurolega?

Adam Silver, durante la conferenza stampa, ha aggiornato tutti sulla questione NBA Europe. In maniera breve (ma neanche troppo), il Commissioner della NBA ha fatto capire che il progetto va avanti. Anche perché la mole di soggetti interessati è molto alta, tra cui realtà di casa nostra come Roma e Milano: “Mark Tatum ha dato un aggiornamento al Board of Governors per la creazione di una nuova lega in Europa. Non ci sono state votazioni. Abbiamo diverse banche a lavoro per questa opportunità, JP Morgan e un’altra organizzazione chiamata Raine, da istituti interessati a 12 diversi mercati. Più di 100 organizzazioni sono coinvolte in questo processo. C’è enorme entusiasmo, abbiamo dialoghi aperti che vanno avanti con le società già esistenti nel basket europeo, tramite FIBA, le varie leghe nazionali, e la EuroLeague“.

Ma quindi NBA Europe ed Eurolega andranno avanti insieme? Adam Silver prova a dare una risposta, partendo da una novità interessante. La nomina di Chus Bueno come nuovo CEO della lega spinge infatti in questa direzione. E il commissioner NBA non nega questo link, che potrebbe portare alla nascita di buoni rapporti tra la competizione europea e il futuro progetto, che prenderà piede a partire dal 2028. Intanto, però, il numero 1 della lega a stelle e strisce continua a strizzare l’occhio anche alla FIBA: “Chus Bueno è stato un mio collega nella NBA per molti anni. Credo che, per il bene del basket europeo, la soluzione migliore sarebbe quella di unire le forze con l’EuroLeague. Abbiamo quindi elaborato un approccio sistematico per promuovere questo sport in tutta Europa. Ciò significa integrare i campionati nazionali, collaborando con l’EuroLeague e con la FIBA”.

NBA Europe, è derby per Milano: l’Inter tenta il sorpasso sul Milan

NBA Europe non è ancora partito e sembra ancora ben lontana la data dello start ufficiale, ma continua a far discutere molto. E questa volta, al centro del contendere, ci sarebbe uno degli slot riservato alle squadre di casa nostra. Mentre a Roma si continua a discutere su quella che dovrebbe essere la proprietà con tanto di costituzione del team dirigenziale e dello staff tecnico, anche a Milano non ci sarebbe ancora nulla di certo. Se fino a qualche giorno fa, infatti, la cordata vicina alla proprietà del Milan sembrava ormai a un passo dalla finalizzazione, ora si parla di un clamoroso e inatteso sorpasso. Ci sarebbero infatti i vertici societari dell’Inter in vantaggio per far partire questo nuovo progetto che rappresenterà la città della Madonnina nella futura lega cestistica che unisce Stati Uniti e Vecchio Continente.

A rilanciare la notizia, un paio di giorni fa, sono stati i giornalisti del Corriere della Sera. Sul quotidiano milanese, infatti, si legge che Oaktree avrebbe operato il sorpasso ai danni della cordata da Gerry Cardinale. Il presidente del Milan, forte del legame con alcuni esponenti di spicco del basket a stelle e strisce (uno su tutti LeBron James), ha abbassato la guardia troppo presto. Ecco allora il fondo che detiene la proprietà dell’Inter si sarebbe mosso a fari spenti per balzare in testa per la creazione della “franchigia” che rappresenterà Milano nella futura NBA Europe. Tuttavia, non sono da escludere colpi di scene ed eventuali nuovi ribaltoni nei prossimi giorni.

NBA Europe, Inter o Milan per la squadra di Milano?

Il 2027 è l’anno in cui il progetto NBA Europe dovrebbe vedere i propri natali. Sia i vertici del Milan che quelli dell’Inter si sono mossi nelle scorse settimane, e continueranno a farlo. Da una parte c’è Gerry Cardinale, presidente del club rossonero, che ha avviato i suoi contatti. In primis con gli stessi “top” della lega a stelle e strisce, ma anche con Leo Dell’Orco. Quest’ultimo, storico compagno di vita del compianto Giorgio Armani, ha assunto su di sé la guida di tutti le aziende gestite dal leggendario stilista, tra cui anche l’Olimpia Milano. E con lui il numero 1 del Diavolo ha cercato di capire quali fossero i margini di manovra per far coesistere la squadra di basket della città e quella che rappresenterà il capoluogo lombardo nel futuro distaccamento europeo della lega americana.

Di contro, i vertici del fondo Oaktree non hanno ancora stretto i primi legami ma si sono portati avanti con il lavoro. Stando a quanto si legge sul Corriere della Sera, infatti, sarebbe stato studiato in maniera approfondita il progetto della lega e il suo business model. Poi sono state fatte delle valutazioni per una eventuale coabitazione con la stessa Olimpia Milano. Nel frattempo, però, la NBA avrebbe espresso favore per la situazione del bilancio del fondo, con tanto di colloqui costruttivi con la J.P. Morgan, che sosterrà a livello economico lo sbarco in Europa della National Basketball Association.

Si parla dunque di un vantaggio dell’Inter per la creazione della squadra di Milano in NBA Europe. Il tutto mentre il Milan, attraverso Cardinale, avrebbe già preparato una prima offerta per l’acquisizione dello slot. Insomma, il derby è pronto a trasferirsi da San Siro alla palla a spicchi…

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NBA, ipotesi espansione con Seattle e Las Vegas: cosa succede alla lega

Il mondo della NBA sarebbe pronto a vivere una nuova rivoluzione, che potrebbe prendere forma già nei prossimi mesi. Si sta discutendo, infatti, per l’inserimento di due nuove franchigie per portare a quota 32 il numero di squadre che prenderanno parte alla lega di basket più importante al mondo. Tuttavia, si tratta di considerazioni diverse per quel che riguarda queste due compagini. Da una parte si tratterebbe di un ritorno, visto che si sta lavorando per riportare la palla a spicchi a stelle e strisce a Seattle. Dall’altra parte, invece, ci si avvia verso il tanto atteso e chiacchierato debutto di Las Vegas nella National Basketball Association. Un doppio cambiamento epocale, ma che sembra ormai sempre più probabile a giudicare dai rumors che circolano negli Stati Uniti.

Anche i media più importanti del Paese stanno portando avanti le notizie sul tema con sempre maggiore insistenza. La stessa ESPN, che per certi versi è l’emittente più credibile a proposito di notizie sulla NBA, non sembra avere più dubbi. Tanto che si dice che sarebbe “scioccante” un eventuale dietrofront da parte dei vertici della lega. L’attesa è tutta per il voto che avverrà nelle prossime settimane e che coinvolgerà tutte e 30 le franchigie già esistenti. In base alle norme in vigore, serviranno 23 voti favorevoli per far sì che Seattle possa tornare e Las Vegas debuttare nella National Basketball Association. Ma quali sono le motivazioni che stanno portando a valutare in maniera positiva l’ingresso di due nuove realtà nel campionato più visto e più ricco al mondo? Le ragioni non mancano e le analizzeremo in questo articolo.

NBA, i motivi per l’ingresso in lega di Seattle e Las Vegas

In principio ci sono proprio le motivazioni di natura economica. Le trenta franchigie vantano al momento il 3,33% di possesso pro capite della NBA. Con l’avvento di Seattle e Las Vegas, questa percentuale scenderà al 3,12%. Un calo che potrebbe sembrare di poco conto, ma che fa tutta la differenza del mondo. Avere infatti una quota inferiore porterà a esborsi più contenuti, ma tra le quote di ingresso pagate dalle nuove franchigie e le potenzialità economiche in entrata tutto potranno trarne giovamento.

Poi c’è l’appeal di due realtà che da sempre hanno strizzato l’occhio al mondo dello sport. Sappiamo bene quale sia stato in passato il rapporto tra Seattle e la NBA. I tanti anni di militanza dei SuperSonics, che gli amanti del basket “vintage” ricorderanno per giocatori del calibro di Gary Payton e Shawn Kemp, hanno lasciato un segno nella lega. Ecco allora che il ritorno nella città dello Stato di Washington sarebbe accolto con grande favore. E poi c’è Las Vegas, che con il suo fascino e i suoi lustrini rappresenta una grande opportunità per tutta l’associazione. Proprio in Nevada si svolge la Summer League, e poi la nascita di squadra come i Raiders in NFL e i Golden Knights nella NHL hanno fatto crescere il movimento sportivo in città.

Ma cosa cambierà a livello regolamentare con la comparsa delle due franchigie di Seattle e Las Vegas in NBA? La più grande novità riguarderà l’ingaggio dei giocatori. In primis verrà introdotto il Draft di espansione, in cui le due squadre neonate potranno selezionare al massimo un giocatore da ciascuna franchigia esistente, oscillando tra un minimo di 14 e un massimo di 19 tesserati. Il salary cap delle due compagini dovrebbe essere fissato all’80% del totale, per poi essere sbloccato totalmente dal terzo anno.

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Bam Adebayo nella storia: 83 punti contro Washington, seconda miglior performance di sempre

Nella notte appena trascorsa è stata scritta una nuova e clamorosa pagina nella storia della NBA. E il protagonista di questo evento è un giocatore molto forte, ma al tempo stesso insospettabile per il contesto in cui si è lanciato. Il suo nome è Bam Adebayo, è il centro dei Miami Heat e qualche ora fa ha deciso di diventare il protagonista assoluto non solo di una partita, ma di tutta la lega. Il giocatore originario della Nigeria ma statunitense a tutti gli effetti ha messo in piedi la miglior performance offensiva nella storia recente della National Basketball Association. Il tutto in una partita di regular season, che in un certo senso vede ricrearsi attorno a sé un certo interesse.

Bam Adebayo, infatti, ha messo a segno ben 83 punti nella partita vinta dai suoi Miami Heat contro i Washigton Wizards. Un dato che non si è mai visto negli ultimi 60 anni, ovvero da quando il leggendario Wilt Chamberlain realizzò i celebri 100 punti nella partita tra Philadelphia Warriors e New York Knicks. Da allora sono passati ben 64 anni, visto che la leggenda del basket americano mise in atto questa impresa il 2 marzo del 1962. Nel frattempo sono successe tante cose a questo sport e alla lega più importante al mondo. Ma ecco che arriva un aggiornamento a quello che è un record praticamente irraggiungibile nell’era moderna della palla a spicchi.

Bam Adebayo, 83 punti in Miami Heat – Washington Wizards

Bam Adebayo è stato protagonista di un evento clamoroso. Anche perchè non si è trattato della classica partita in cui la palla è viaggiata solo tra le mani del centro di origini nigeriane. Va detto che il pivot dei Miami Heat ha tirato ben 43 volte, che non sono poche. Ma se consideriamo i 20 canestri dal campo, tra cui spiccano le sette triple, e soprattutto i 43 tiri liberi – di cui ne sono stati realizzati 36 – ecco che viene fuori un dato clamoroso. Proprio l’ultimo elemento, ovvero i viaggi in lunetta, testimoniano la grande giornata del giocatore afro-americano, letteralmente inarrestabile per i Washington Wizards. Inoltre va detto che Adebayo ha giocato 42 minuti sui 48 a sua disposizione, quindi anche il fattore stanchezza non ha complicato i piani del nigeriano.

E queste statistiche che abbiamo enunciato in maniera abbastanza soft, vanno a rappresentare una serie di piccoli ma significativi record all’interno della stessa partita. A proposito dei tiri liberi, il numero di tentativi (43) e la quantità di conclusioni realizzate a cronometro fermo (36) rappresentano dei primati assoluti. Diversa è la questione che riguarda i tiri da tre punti: i 22 tentativi sono la terza miglior performance di sempre in questo fondamentale.

Le migliori performance realizzative di sempre in NBA

Dunque Bam Adebayo si va a collocare al secondo posto nella classifica delle migliori performance realizzative di sempre in NBA. E come abbiamo già scritto, solamente il mitico Wilt Chamberlain è riuscito a fare meglio. Per carità, si tratta pur sempre di un altro tipo di basket, ma la dominanza del leggendario giocatore è sempre stata sotto gli occhi di tutti.

Con questa grande prestazione, il centro dei Miami Heat ha superato un’altra leggenda come Kobe Bryant. Il compianto campione aveva messo a segno 81 punti in un’altra partita divenuta leggendaria, ovvero quella tra Los Angeles Lakers e Toronto Raptors del 22 gennaio 2006. Ora, davanti a lui, c’è Bam Adebayo. E chissà se un’altra prestazione realizzativa di questo tipo sarà mai replicabile.

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Dream Team a Los Angeles 2028, i primi rumors e le parole di Kevin Durant

Nonostante ci sia ancora una stagione praticamente da giocare in NBA, negli Stati Uniti ci si iniziano a fare delle domande sul futuro a lungo termine. In particolare per quella che sarà la composizione del roster a stelle e strisce in vista dei prossimi Giochi Olimpici. Tra due anni e mezzo, come ben sappiamo, la rassegna a cinque cerchi si giocherà a Los Angeles. Diventa dunque un grande obiettivo per il Dream Team presentarsi con la miglior squadra possibile alle prossime Olimpiadi. La volontà forte è quella di portare a casa un’altra medaglia d’oro, dopo quella conquistata a Parigi un anno e mezzo fa. Anche perché la compagine americana sa di dover fronteggiare una serie di ostacoli importanti, se consideriamo la crescita di alcune Nazionali anche in chiave NBA.

Ecco allora che si inizia a parlare di quelli che potrebbero essere i potenziali componenti del Dream Team per le Olimpiadi di Los Angeles 2028. C’è chi si è già spinto a parlare di una vera e propria “last dance”. Prendendo in prestito la frase che ha reso ancor più celebre la serie Netflix sui Chicago Bulls di Michael Jordan, si è parlato di una ultima reunion tra alcune superstar della palla a spicchi americana. Tra questi spiccano ovviamente LeBron James e Steph Curry, i grandi protagonisti della medaglia d’oro vinta a Parigi nel 2024. Nel frattempo, però, a prendere la parola è stato Kevin Durant. Un altro componente dello squadrone a stelle e strisce che ha trionfato un anno e mezzo fa, non esclude il ritorno. Tuttavia, ci sono alcune cose che KD ci ha tenuto a specificare e a spiegare meglio.

Kevin Durant e il Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028

Kevin Durant ci ha tenuto a rispondere in particolare a Marc Spears. Il noto giornalista di ESPN ha parlato proprio della già citata “last dance” del Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Questa è la replica di KD sul tema: “Questa cosa della nostra ‘Last Dance’ ve la siete inventata voi dei media. Di certo non l’avete sentita da me, da LeBron o da Steph. Io voglio assolutamente giocare, mi piacerebbe moltissimo, ma devo rimanere al top del mio gioco perché voglio esserci solo se sono ancora in grado di aiutare la squadra a vincere. Oggi come oggi darei di certo la mia disponibilità“.

Anche perché ci sarebbe la voglia di mettere nuovamente sotto la Francia. La Nazionale dei “galletti”, dopo la brutta sconfitta patita nelle Olimpiadi giocate nel 2024 in casa a Parigi, si sarebbe detta pronta per una rivincita. Tuttavia, Kevin Durant ha già affilato le armi e ha dato una risposta delle sue: “Davvero sono pronti a batterci? L’ultima volta li abbiamo sculacciati“.

Ma chi sono i giocatori che sono pronti a rappresentare il Dream Team alle Olimpiadi di Los Angeles 2028? Detto di Kevin Durant, anche Steph Curry gradirebbe tantissimo esserci ai Giochi di casa. Nonostante i 40 anni compiuti proprio a luglio, la stella dei Golden State Warriors non esclude affatto un ritorno con la canotta di Team USA. E poi c’è LeBron James, che con ogni probabilità troverebbe proprio nella rassegna a cinque cerchi il suo ultimo atto da giocatore professionista. Insomma, di carne al fuoco ce n’è già tanta. E dire che mancano ancora due anni e mezzo…

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NBA All Star Game: vincono le USA Stars, a Los Angeles ci si diverte

L’edizione 2026 della NBA All Star Game ha regalato tanto spettacolo, come ci si poteva facilmente aspettare. Al tempo stesso, però, la nuova formula che è stata testata nel weekend appena trascorso ha restituito anche lo spirito del gioco. La critica e gli appassionati di basket di tutto il mondo, infatti, hanno approvato e promosso a pieni voti questo nuovo format. Il passaggio alla composizione di tre squadre diverse – due statunitensi e una composta da stranieri – e la suddivisione in quattro mini-partite ha reso questo show ancor più competitivo. Nessuno ci ha tenuto a perdere, non è mancata anche un filo di tensione come nelle partite “vere”.

Ecco allora che ci sentiamo di promuovere a pieni voti quanto è accaduto durante l’ultimo All Star Game targato NBA. Lo Staples Center di Los Angeles, poi, è stato il teatro perfetto di ogni cosa. Potremmo dunque essere davanti a una piccola ma significativa rivoluzione nella palla a spicchi americana? Staremo a vedere. Intanto riviviamo quanto è successo.

NBA All Star Game 2026, come sono andate le partite

Il primo match ha messo di fronte il Team World e la selezione USA Stars. A dare per primo un segnale è stato Victor Wembanyama, il quale fin dalle prime azioni ha fatto capire di voler vincere a tutti i costi. Nonostante le assenze degli acciaccati Jokic e Doncic, il team “straniero” ha dato del filo da torcere ai colleghi a stelle e strisce. Tuttavia, a trascinare la squadra americana ci hanno pensato Karl-Anthony Towns e Anthony Edwards. Match equilibrato andato in overtime dopo l’errore di Norman Powell sulla sirena. Al supplementare ci ha pensato Scottie Barnes a decidere, con una tripla che ha fissato il risultato sul 35-37.

Poi è stata la volta del derby a stelle e strisce. USA Stripes scende in campo decisamente fresca, ma anche con tanti “vecchietti” terribili come LeBron James, Kevin Durant e Kawhi Leonard. Ancora una volta la squadra delle “stelle” si è appoggiata sulle spalle solide di Edwards. E ancora una volta c’è tanto equilibrio sul parquet, a conferma dell’alto tasso di competitività in campo. Il canestro che sembrava regalare la vittoria porta però la firma di Cade Cunningham. I vincitori del primo match, però, non hanno fatto i conti con De’Aaron Fox: tripla vincente e 40-42 per le “strisce”.

Per decidere chi sarebbe andato in finale, però, ci è voluta la terza e ultima gara del triangolare. Il team globale torna a giocare ma si ritrova di fronte una squadra per nulla stanca, anzi caricata a livello psicologico dal successo nel mini-match precedente. Kawhi Leonard appare in stato di grazia e tira fuori una prestazione leggendaria: 31 punti in 12 minuti con 11/13 al tiro di cui 6/7 da tre. Qualcosa di insostenibile per chiunque, anche se il resto della squadra latita. La prestazione del fenomeno dei Los Angeles Clippers, però, è sufficiente: dall’altra parte non basta un grande Wemby da 19 punti. In finale sarà ancora derby a stelle e strisce.

L’esito della finale

E così USA Stars e USA Stripes si ritrovano sul parquet per giocarsi la prima edizione di questo nuovo format dell’NBA All Star Game. Le due partite consecutive si fanno sentire sulle gambe della squadra a “strisce”, che non tiene botta e viene ben presto surclassata. 12-1 dopo i primi due minuti e mezzo, poi a metà partita il tabellone dello Staples Center recita 26-9. Poco o nulla da fare per una squadra che a fine gara avrà tirato 8/31 dal campo. Stavolta la mano di Leonard trema, con il giocatore dei Clippers che mette a segno un solo punto.

Senza dubbio una finale deludente, ma se consideriamo lo spettacolo nel complesso, possiamo anche soprassedere.

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NBA: Christmas Day da urlo per San Antonio e Denver Nuggets

Il giorno di Natale, come da tradizione, prevede un programma a dir poco speciale per quel che riguarda la NBA. Una sfilza di partite – ben cinque – una dietro l’altra e senza contemporaneità. Il modo perfetto, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, per godersi la lega di basket più spettacolare, comodamente in poltrona e in alternanza con le grandi tavolate del 25 dicembre. E anche questa volta, le attese del pubblico non sono state tradite.

C’è stato grande spettacolo fin dalla prima partita, che ha visto il successo dei New York Knicks contro i Cleveland Cavaliers. Poi è toccato ai campioni in carica degli Oklahoma City Thunder, che però sono stati sconfitti ancora una volta dai San Antonio Spurs, senza dubbio una delle squadre più “calde” del momento. La tanto attesa reunion tra Steph Curry e Klay Thompson si è conclusa con una netta vittoria da parte dei Golden State Warriors ai danni dei malcapitati Dallas Mavericks. Nella notte italiana abbiamo infine assistito alla larga affermazione degli Houston Rockets in casa dei Los Angeles Lakers, ma soprattutto a una prestazione leggendaria di Nikola Jokic. Il serbo ha trascinato i suoi Denver Nuggets alla vittoria all’overtime contro i Minnesota Timberwolves.

New York Knicks ancora on fire

Tutto è cominciato, come scritto prima, con la sfida tra New York Knicks e Cleveland Cavaliers. I freschi vincitori della NBA Cup hanno dimostrato di essere ancora decisamente in palla. E se ne sono accorti proprio i Cavs, i quali hanno sfiorato il successo al Madison Square Garden giocando 3 quarti da grande squadra. L’ultimo periodo, però, ha visto venire fuori alla distanza Jalen Brunson e compagni: 34 i punti della stella dei newyorkesi, autore anche di sei triple decisive. Dall’altra parte stesso score per Donovan Mitchell, ma non è bastato.

Una delle partite più attese di questo Christmas Day in NBA era quella tra San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder. I detentori dell’anello stanno fin qui giocando una stagione spaziale, ma sembrano avere nei texani la propria cryptonite. Una sensazione che si è confermata anche nella serata natalizia. Grande prestazione della squadra nero-argento, con DeAaron Fox sugli scudi con 29 punti e percentuali folli dal campo. Notte “in ufficio” per Victor Wembanyama, che segna 19 punti e aggiunge 11 rimbalzi. Dall’altra parte la bella prestazione di Shai Gilgeous-Alexander (22 punti, 6 rimbalzi e 4 assist) non basta.

Tra reunion e prestazioni leggendarie

Veniamo ora alla gara tra Golden State Warriors e Dallas Mavericks. Sulla carta non doveva esserci troppa storia, e in un certo senso così è stato. La grande attenzione di tutti era però concentrata sul ritorno nella Baia di Klay Thompson, il quale ha potuto ritrovare il suo “splash brother” Steph Curry. Alla fine, venendo alla partita, gli uomini allenati da coach Steve Kerr hanno tenuto la barra dritta, partendo da un primo quarto da 40 punti segnati e chiudendo in gloria. 23 i punti di Curry, mentre il suo ex compagno di squadra resta silente e si ferma a quota 7.

Grande serata, poi, per gli Houston Rockets i quali non hanno pietà dei Los Angeles Lakers. Con un LeBron James partito in quintetto ma non troppo incisivo e con un Luka Doncic sempre presente ma non dominante, la scena questa volta se l’è presa un certo Kevin Durant. Grande prestazione per l’ala dei texani, che segna 25 punti e serve 8 assist. Tra i principali beneficiari c’è Amen Thompson, top scorer della gara con 26 punti.

E dulcis in fundo, c’è un Nikola Jokic leggendario anche nella notte di Natale. La stella dei Denver Nuggets è stata a dir poco decisiva nella vittoria all’overtime contro i Minnesota Timberwolves. Questi ultimi erano riusciti a recuperare nell’ultimo quarto lo scarto di 14 punti necessario per arrivare al supplementare. Poi, però, il serbo insieme a Jamal Murray, hanno costruito il successo. I numeri del centrone sono clamorosi: 56 punti, 16 rimbalzi e 15 assist con una serie infinita di viaggi in lunetta (22/23 ai liberi).

NBA Christmas Day, i risultati

New York Knicks – Cleveland Cavaliers 126-124
Oklahoma City Thunder – San Antonio Spurs 102-117
Golden State Warriors – Dallas Mavericks 126-116
Los Angeles Lakers – Houston Rockets 96-119
Denver Nuggets – Minnesota Timberwolves 142-138 dopo overtime

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LeBron James da record: stagione 23 in carriera, doppia doppia e vittoria Lakers

LeBron James scrive una nuova pagina della sua storia personale e di quella della NBA. Il campione di Akron ha infatti realizzato uno di momenti più attesi di questa stagione, ovvero quello in cui ha finalmente potuto allacciare le sue scarpe, indossare la divisa dei Los Angeles Lakers e scendere in campo per una partita stagionale. Per il leggendario campione nativo dell’Ohio si tratta del debutto assoluto in questa annata. Per lui è anche la numero 23 nella più importante lega di pallacanestro al mondo. Si tratta di un traguardo mai raggiunto da nessun cestista che ha giocato nella National Basketball Association, visto che prima l’asticella era stata portata fino alla quota di 22 stagioni da un altro grande campione come Vince Carter.

E come se non bastasse, anche i Los Angeles Lakers hanno potuto usufruire delle prestazioni di LeBron James nella prima partita in cui è sceso in campo in questa stagione. La formazione gialloviola, infatti, ha battuto gli Utah Jazz con il risultato di 140-126. E anche in una gara a così alto punteggio, anche LBJ ha dato il suo importante contributo. Il Prescelto, infatti, ha messo a referto 11 punti e 12 assist. Una prestazione che ha ricordato vagamente quelle che metteva a segno un’altra stella della formazione californiana, ovvero Magic Johnson. E se consideriamo il lungo stop per infortunio che lo ha tenuto lontano dal parquet per le prime partite di questa stagione, si tratta senza dubbio di un impatto incoraggiante per il campione di Akron

LeBron James, ritorno e vittoria per i Los Angeles Lakers

Vedere LeBron James su un parquet per una partita di NBA per meno di 30 minuti è senza dubbio un evento straordinario. Sappiamo bene, infatti, che qualunque coach lo abbia allenato durante una carriera lunga quasi un quarto di secolo, si sia affidato al Prescelto per una durata decisamente superiore. In ogni caso, nonostante il minutaggio “limitato” rispetto alle sue abitudini in queste 23 annate da cestista professionista, il numero 6 dei Los Angeles Lakers ha dato un apporto importante. Se non altro per aver restituito ai suoi compagni quella leadership e quel carisma che, con la sua assenza in spogliatoio e sul parquet, sembravano mancare come l’aria alla squadra allenata da coach J.J. Redick.

Tra le altre cose, a proposito di statistiche e di numeri incredibili, il ritorno sul parquet ha consentito all’ex di Miami Heat e Cleveland Cavaliers di estendere un altro record pazzesco. Gli 11 punti messi a segno contro gli Utah Jazz gli hanno concesso di portare a quota 1.293 il numero di partite consecutive concluse in doppia cifra. Una striscia che dura ormai da quasi 19 anni, dalla notte dell’Epifania del 2007.

Proprio la guida tecnica dei Los Angeles Lakers è stato interrogato al termine della partita contro gli Utah Jazz. In tanti gli hanno chiesto quando rivedremo LeBron James al massimo delle sue condizioni atletiche. La risposta del coach è stata laconica: “Non ne ho davvero idea. In teoria ci vorrebbe un po’, ma LeBron è fatto in maniera diversa rispetto a tutti gli altri“. Dichiarazioni che fanno pensare a un tentativo di restare cauti sui miglioramenti fisici del campione. Ma al tempo stesso è un indiretto avvertimento nei confronti degli avversari dei Lakers…

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NBA Europe, svelato il progetto: 12 le squadre partecipanti, due provengono dall’Italia

Il progetto NBA Europe inizia a prendere forma e a fare intravedere qualcosa di concreto per il futuro. L’occasione per scoprire qualche dettaglio in più si è svolta proprio in Italia. Si tratta del Football Business Forum, un incontro organizzato dalla Gazzetta dello Sport in collaborazione con la SDA Bocconi di Milano. Tra i vari panel che si sono svolti nelle scorse ore, non poteva non attirare l’attenzione la presenza di George Aivazoglou. Il Managing Director di Nba per l’Europa e il Medio Oriente ha reso noti alcuni dettagli di quella che sarà la nuova lega che la National Basketball Association inaugurerà nel Vecchio Continente.

E tra i dettagli che sono emersi durante il tanto atteso intervento di Aivazoglou, ce n’è uno che riguarda da molto vicino il basket italiano. Il dirigente della NBA, infatti, ha svelato che il progetto Europe coinvolgerà anche due città – e di conseguenza altrettante squadre – del nostro Paese. Si parla già di Roma e di Milano, le due metropoli presenti in Italia. Ma proviamo a capirne qualcosa in più.

Stiamo pensando di partire a ottobre 2027”. Questa è una delle prime frasi a effetto che Aivazoglou ha pronunciato durante il suo intervento al Football Business Forum. Si parla di un format da 16 squadre, con 12 che resteranno lì su base fissa (un po’ come accade con le licenze di Eurolega) e altre quattro che si alterneranno in base ai meriti sul campo. E saranno coinvolte alcune metropoli europee: da Londra a Manchester, da Parigi a Madrid e Barcellona.

NBA Europe, Roma e Milano per l’Italia? Parla Aivazoglou

Ma siamo in Italia, quindi c’è tantissima curiosità per le città del nostro Paese che dovrebbero far parte del progetto. In questo senso il Managing Director di Nba per l’Europa e il Medio Oriente si è sbilanciato un po’. A partire da Milano, dove la situazione sul piano cestistico è già ben avviata: “Sicuramente vogliamo una squadra qui. Il brand della città è uno dei più importanti al mondo. Ci sono due grandi squadre di calcio, c’è una grande squadra di basket, l’Armani, quindi non c’è modo che possiamo dimenticare Milano quando pensiamo alle città che vogliamo nella nostra lega. Ci sono tante conversazioni in corso con l’ecosistema della città per capire come sarà il club e come sarà l’arena”.

Nei giorni scorsi erano emerse anche alcune indiscrezioni su dialoghi tra la NBA e i board di Milan e Inter. Aivazoglou, però, glissa: “Non posso commentare sui colloqui in corso. Ma posso dire che avremo squadre di tre categorie. Uno, stiamo parlando con alcune squadre di basket già esistenti. Due, stiamo parlando con squadre di calcio che hanno un forte brand, e dunque una grande base di tifosi, ma non hanno una squadra di basket: molte delle conversazioni più interessanti che stiamo facendo anche in questo paese e in questa città sono di questo tipo. E ci sono realtà, in casi molto limitati, in cui partiremo da zero”.

Infine c’è la questione Roma a tenere banco. La Capitale potrebbe essere la seconda città italiana coinvolta nel progetto NBA Europe. Anche in questo caso Aivazoglou si mostra possibilista, ma non categorico: “A Roma negli ultimi anni non c’è stata una squadra, ma c’è la storia. C’è una grande base di tifosi, possiamo rivitalizzare qualche squadra storica oppure crearne una nuova“.

Scandalo scommesse in NBA_ in manette Rozier, Billups e Jones

Scandalo scommesse in NBA: arrestati Chauncey Billups, Terry Rozier e Damon Jones

Scoppia un clamoroso scandalo legato alle scommesse illegali all’interno della NBA. Al centro di tutto ci sono in particolare tre soggetti, i quali rivestono ruoli diversi ma hanno fatto emergere la propria responsabilità oggettiva nel caso. I personaggi decisamente più in vista in questa vicenda sono Chauncey Billups e Terry Rozier, rispettivamente head coach dei Portland Trail Blazers e guardia dei Miami Heat. Con questi due è coinvolto nella situazione anche Damon Jones, ex giocatore che si trova esattamente al centro delle due indagini avviate dalla FBI e rese note nella giornata di giovedì.

Scandalo scommesse in NBA_ in manette Rozier, Billups e Jones

L’operazione da parte degli agenti ha portato all’arresto di oltre 30 persone, tra le quali spiccano ovviamente Billups, Rozier e Jones. Terry Rozier è stato arrestato al ritorno dei Miami Heat in hotel, dopo la partita contro gli Orlando Magic alla quale non ha preso parte. Chauncey Billups, invece, è stato prelevato dalle forze dell’ordine direttamente a Portland.

Scandalo scommesse in NBA, il ruolo di Billups e Rozier

A parlare al termine dell’operazione è stato in particolare Kash Patel. Il direttore della FBI ha voluto porre l’accento sulla portata di uno scandalo di questo tipo, con l’annesso lavoro da parte degli agenti:

Si tratta di un’operazione storica, partita anni fa e che ha coinvolto enti diversi in 11 Stati con attualmente più di 30 persone arrestate“.

Ma come si è arrivati al coinvolgimento di Chauncey Billups, Terry Rozier e Damon Jones in questo nuovo scandalo scommesse in NBA? Si parte dalla posizione del giocatore dei Miami Heat, il quale sarebbe stato beccato in una conversazione telefonica risalente a marzo del 2023. Poco prima della partita tra gli allora suoi Charlotte Hornets e i New Orleans Pelicans, la guardia svelò al suo interlocutore le sue intenzioni per la gara:

Guarda che contro i Pelicans gioco al massimo 10′, poi dirò di avere male a un piede, uscirò e non rientrerò più. Giocati tutti under su di me“.

Un modo abbastanza plateale per invitare l’ascoltatore e le persone a lui vicino a puntare fortemente su un esito Under in merito ai punti che Rozier avrebbe realizzato.

A rendere ancor più clamorosa la condotta da parte di Terry Rozier, è il fatto di aver condiviso determinate informazioni anche con parenti e amici stretti. Tutto ciò ha portato alla nascita di flussi anomali di giocate, che non potevano non insospettire gli inquirenti. Anche perché si parla di un giro di affari di diverse centinaia di migliaia di dollari: decisamente non qualcosa di facilmente occultabile o gestibile.

Le partite a poker con Damon Jones

E poi ci sono le partite a poker organizzate da alcune famiglie mafiose di New York. Esponenti dei clan dei Gambino, dei Genovese e dei Bonanno avevano attirato a sé personaggi come Chauncey Billups e Damon Jones.

Era questo il contesto in cui l’ex giocatore, membro “ufficioso” dello staff del suo grande amico LeBron James, passava informazioni sensibili proprio sul giocatore attualmente in forza ai Los Angeles Lakers. In un caso specifico, alla vigilia della partita contro i Milwaukee Bucks, Damon Jones invitava in maniera accorata a giocare la sconfitta di LBJ e compagni, in quanto proprio il numero 6 avrebbe saltato la partita per infortunio. Inoltre Jones forniva alcune informazioni sulle condizioni di altre stelle della NBA come Anthony Davis e Damien Lillard.

NBA, si riparte! Oklahoma City Thunder ok nella Ring Night, vincono Bucks, Suns e Sixers

Ha preso ufficialmente il via la stagione 2025-26 della NBA! C’era tanta attesa, dopo una lunga estate in cui non sono mancati gli appuntamenti e gli avvenimenti, per vedere finalmente le franchigie più forti al mondo di nuovo sul parquet. E non poteva che esserci curiosità per gli Oklahoma City Thunder, i quali hanno celebrato la conquista dell’anello relativa allo scorso campionato. E in quella che viene ormai ribattezzata come la Ring Night, i campioni in carica non hanno deluso le aspettative e hanno iniziato la loro campagna di conquista del titolo con una vittoria.

Serata positiva anche per altre squadre molto attese ai nastri di partenza di questa nuova stagione. Ad avere una buona partenza, infatti, sono squadre come i Golden State Warriors e i Milwaukee Bucks, i quali hanno avuto la meglio rispettivamente su Los Angeles Lakers e Washington Wizards. Buona la prima anche per i San Antonio Spurs che hanno sconfitto in maniera fragorosa i Dallas Mavericks. Infine, bene anche i Phoenix Suns i quali hanno lottato per riuscire a battere i Sacramento Kings.

Entriamo ora nel dettaglio della prima notte di gare ufficiali della stagione 2025-26 della NBA.

NBA, parte bene la difesa dell’anello di OKC

Gli Oklahoma City Thunder celebrano nel migliore dei modi la notte della consegna degli anelli, sconfiggendo tra le mura amiche gli Houston Rockets. Non è stata però una partita facile in quanto i texani, trascinati da un Alperen Sengun da 39 punti e 11 rimbalzi, hanno portato il match fino all’overtime. Poi, però, è entrato in scena il giocatore più atteso, ovvero Shai Gilgeous-Alexander. L’MVP delle scorse Finals ha chiuso con 35 punti e pur in una serata non eccezionale al tiro, ha trascinato OKC alla vittoria.

Buona la partenza anche per i Milwaukee Bucks, i quali hanno sconfitto i Washington Wizards con il risultato di 133-120. A fare la voce grossa, neanche a dirlo, è stato Giannis Antetokounmpo. Il greco ha messo a segno 37 punti con l’aggiunta di 14 rimbalzi, mentre dall’altra parte il grande ex Khris Middleton ha provato a trascinare gli ospiti con 23 punti. Notte positiva anche per i Phoenix Suns, che grazie al solito Devin Booker da 31 punti sono riusciti ad avere la meglio sui Sacramento Kings con il risultato di 120-116. Non bastano i 59 punti messi a segno in combinazione dalle due stelle di Sacramento, ovvero Zach LaVine e Demar DeRozan.

Sconfitta inattesa per i Boston Celtics, i quali sono caduti al cospetto dei Philadelphia 76ers. Sconfitta sul filo di lana con il risultato di 117-116, con Tyrese Maxey che sfodera una prestazione monstre: 40 punti e 6 assist, con la collaborazione di Valdez Edgecombe Jr. che ne mette a segno 34 con cinque triple. Infine sorridono i Golden State Warriors, i quali mandano al tappeto i Los Angeles Lakers con un eloquente risultato di 109-119. Il blitz californiano della squadra della Baia porta la firma di Jimmy Butler, autore di 31 punti con il 50% dal campo. Dall’altra parte è inutile la tripla doppia sfiorata da Luka Doncic, il quale inizia la stagione con 43 punti, 12 rimbalzi e 9 assist. Pesa l’assenza di LeBron James, che per la prima volta in 23 stagioni ha saltato la prima partita di una stagione NBA.

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LeBron James: “50.000 punti frutto del lavoro, volevo essere il migliore. Ritiro? È ancora presto”

Si avvicina una nuova stagione della NBA e noi non vediamo l’ora di viverla. Dopo una lunga estate, dedicata in particolar modo alle più importanti competizioni per le Nazionali europee e mondiali, la fine della stagione calda porta al via di una nuova stagione tutta da gustare. E per quel che riguarda la lega americana, uno dei giocatori più attesi e osservati più da vicino continua a essere LeBron James. The Chosen One si prepara a indossare e a onorare per ancora un campionato la canotta dei Los Angeles Lakers. Il suo obiettivo, come sempre da quando ha iniziato a giocare a basket, è la vittoria o quantomeno il miglior piazzamento possibile.

LeBron James sa perfettamente che i suoi Los Angeles Lakers non sono i favoriti per la conquista del titolo NBA. In ogni caso, la sua forza pur alle soglie dei 40 anni e la sua fame di vittorie nonostante una bacheca decisamente piena non lo hanno raffreddato. Anzi, il fatto di essere a bocca asciutta da diversi anni lo rende ancor più famelico, come ha fatto capire.

LeBron James e il record dei punti

Nella scorsa stagione NBA, LeBron James è diventato il primo giocatore a sfondare il muro dei 50.000 punti segnati tra regular season e playoff. Un traguardo eccezionale, che The Chosen One ha voluto declinare come un premio per il duro lavoro fatto in oltre 20 anni di carriera. Queste le sue parole a riguardo: “I 50.000 punti segnati tra regular season e playoff sono un microcosmo della mia carriera. Ho lavorato così tanto e così duramente per diventare il miglior giocatore possibile e, secondo me, quel traguardo significa proprio questo: il duro lavoro ripaga”.

Durante una lunga intervista concessa per Complex, LeBron James ha fatto capire qual è il motivo per cui non si stanca mai e non si ferma mai. Una adolescenza difficile e una mentalità volta sempre a lavorare per migliorare e per vincere sono due elementi assai condivisibili: “Non saprei, ma credo che sia la mia dedizione verso il gioco, ho ricevuto in dote un talento speciale, ma poi ho sempre continuato a lavorarci, senza mai cercare scorciatoie”.

Il ritiro può aspettare

LeBron James ha effettuato una vera e propria missione sui campi da basket di tutto il mondo. Una mentalità costruita fin da giovanissimo, che gli ha consentito di fatto di vincere tutto quello che c’era in palio. Che fossero titoli di squadra, con il Dream Team USA o riconoscimenti individuali, non c’è onoreficenza che The Chosen One non è riuscito a portare a casa: “Non posso dire che sapevo quanti titoli avrei vinto o quante convocazioni all’All Star Game o medaglie olimpiche avrei avuto, ma di certo sapevo che sarei diventato il miglior giocatore di pallacanestro possibile per quanto concesso dai miei mezzi e dal mio talento”.

Infine, LeBron James ha risposto alle ormai consuete domande sul suo ritiro dal basket giocato. Una prospettiva che – carta di identità alla mano – non è poi così lontana. Il giocatore dei Los Angeles Lakers, però, vuole allontanare questo momento ancora per un po’: “Non voglio lasciare indizi di alcun tipo con le cose che faccio. Certo, il ritiro per me si avvicina, ma non è ancora arrivato il momento per pensarci”.

Kevin Durant: “Deluso per l’addio ai Phoenix Suns, con gli Houston Rockets tutto è andato molto velocemente”

Kevin Durant si prepara a vivere una nuova stagione da protagonista nella NBA. Il fortissimo giocatore statunitense si prepara ad affrontare una nuova esperienza, questa volta con la canotta degli Houston Rockets. Dopo un lungo girovagare che lo ha visto protagonista – tra le altre – con Seattle Sonics (divenuta poi Oklahoma City Thunder), Golden State Warriors, Phoenix Suns e Brooklyn Nets, il giocatore classe 1988 si trasferisce in Texas per continuare a giocare sulla cresta dell’onda. Tuttavia, i suoi ultimi mesi non sono stati facili, visto che non vi erano troppe certezze sul suo futuro. Alla fine, i “razzi” hanno avuto la meglio in quanto hanno dimostrato maggiore convinzione nel mettere le mani su di lui.

Anche perchè le proposte non si erano fatte attendere per un giocatore di tale forza e con una buona dose di esperienza. Persino i Golden State Warriors si erano fatti avanti per provare ad avere nuovamente Kevin Durant tra le proprie fila. Il ritorno, però, non si è concretizzato.

Kevin Durant e il retroscena sui Golden State Warriors

Lo stesso Kevin Durant, durante una lunga intervista per la CNBC, ha svelato i retroscena legati al suo mancato ritorno ai Golden State Warriors. Un episodio che avrebbe avuto del clamoroso, ma che non ha avuto fondamento. Anche perchè da parte del giocatore c’era l’intenzione di valutare l’offerta giusta: “Ho sentito che Golden State era in lizza alla trade deadline, ma è stato allora che è entrato in gioco Rich Kleiman (lo storico agente di Durant, ndr), e le relazioni che abbiamo costruito in giro per la Lega e avendo già giocato a Golden State ci hanno aiutato. Siamo riusciti a dire loro di aspettare“.

In ogni caso, Kevin Durant non ha ancora digerito il suo addio ai Phoenix Suns. La sua sensazione era quella di poter costruire qualcosa di importante con la franchigia. Alla fine dei conti, però, qualcosa è venuto meno e la separazione tra le parti si è rivelata inevitabile: “Inizialmente ero un po’ deluso perché sentivo che avevamo costruito un solido rapporto, io e i Phoenix Suns. E sentire voci di scambio da un’altra parte è stato un po’ sconvolgente, ma so anche che fa parte del gioco. Quindi ho superato la cosa in fretta e ho cercato di capire quali fossero i passi successivi“.

La separazione tra Kevin Durant e i Phoenix Suns si è concretizzata durante l’estate ormai conclusa. La delusione del giocatore classe 1988 è palpabile se si vanno ad analizzare le sue parole. In ogni caso, il vincitore di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi e di due anelli NBA non vede l’ora di mettersi in gioco con la sua nuova squadra. Del resto, gli Houston Rockets hanno fatto capire di voler puntare con forza su di lui: “Dato che ero sul mercato a febbraio, le squadre stavano solo vedendo come si svolgeva la loro stagione e di cosa avevano bisogno per la stagione successiva. Sapevamo che coi Suns ci saremmo rivisti proprio verso l’estate, Houston si è subito fatta avanti, e da lì è successo tutto piuttosto velocemente“.